Quando tutto brucia

Festival e dintorni

Intervista e riflessioni con Catia Proietti

È interessante come in questo romanzo, nonostante ci siano tanti protagonisti, anche molto diversi tra loro per età, interessi o priorità, non si percepisca tra le righe il giudizio nei confronti di quei comportamenti che un occhio critico e oggettivo definirebbe scorretti. Parliamo di Andrea come di Zaril, ma anche del rapporto tra Celeste e Martina che si esprime in dialoghi brevi e accesi fondati su incomprensioni. Spesso le azioni dei sei ragazzi sono mosse da un qualcosa che non capiscono nemmeno loro, oppure non hanno nemmeno un perché. Il capitolo 19 del libro si intitola “Tutte le storie ne raccontano una”: ogni personaggio, con il proprio punto di vista, le proprie paure e i propri obiettivi contribuisce a tessere un pezzo della vicenda. Tutti gli arazzi, però, iniziano da un unico filo… chi è il primo filo di questa storia? C’è un personaggio che è stato pensato per primo, da cui poi sono scaturiti tutti gli altri?

Emma

Nel romanzo si vede come la vita difficile che vivono i protagonisti adolescenti li cambia. Le loro lotte e le loro esperienze li rendono diversi da come sarebbero potuti essere se avessero avuto una vita più facile. Per capire meglio i personaggi è stato importante guardare a come l’esclusione sociale e le difficoltà li influenzino.

Alberto

Un elemento che ho trovato particolarmente interessante è stato il personaggio di Andrea. Nel suo romanzo non lo dipinge solo come un personaggio crudele, rendendo la sua persona equivalente alle sue azioni; ma invece apre al lettore uno squarcio della sua interiorità, anche attraverso il suo legame col nonno. Le azioni di Andrea non vengono “giustificate”, come spesso si usa fare: per esempio, l’azione criminale di un ragazzo viene giustificata dall’ aver subito un contesto scolastico o familiare inadatto. Andrea invece è un personaggio che non si può incasellare in una giustificazione, ma semplicemente è come è, e fa ciò che fa senza neanche saperne il perché.

Cercando di non fare spoiler, vorrei discutere con lei del futuro che i ragazzi delle scuole vecchie decidono di intraprendere: Malik per esempio sa esattamente che cosa vuole e come realizzare questo suo sogno di diventare un regista cinematografico. Mattia invece, considerato lo scansafatiche del gruppo, attraverso un incontro casuale si ritroverà d’improvviso su una strada che sembra fatta apposta per lui. Zaril inoltre, a un certo punto del libro, impara a dare importanza al lavoro dei propri genitori, dei fruttivendoli. Martina, che sta vivendo la quinta superiore, si trova davanti a un mare di scelte e nessuna possibilità concreta. Spesso ai giovani viene detto che c’è un solo modo per capire qual è la propria passione e la propria strada nella vita. Ma è davvero così? Oppure ognuno ha il suo modo personale di scoprire la sua strada? E se è così, c’è la possibilità che non la si scopra mai?

Il romanzo  “rompe” lo schema del classico/a protagonista attorno al quale gira una storia. Nonostante i protagonisti siano Martina, Malik, Mattia e Zaril; nel libro si può evidentemente percepire una narrazione che non è corale, ma quasi comunitaria, come se la voce stessa di Rebibbia, attraverso i suoi abitanti, avesse deciso di raccontare questa storia. In personaggi come Celeste, Carola, Simone… la storia prende vita non solo nelle menti dei protagonisti, ma raccontando anche la quotidianità di chi gli sta attorno.

Elisa

Per quanto gli adulti, nei libri young adult, solitamente siano trattati con distacco e quasi sempre risultino personaggi secondari, qui il lato emotivo dei personaggi adulti mi è sembrato più profondo e rispetto a quello dei ragazzi, che non mi ha colpito come quello dei genitori. Bello che sia riuscita a calarsi nei panni di cosi tanti personaggi, caratterizzati da sfaccettature completamente diverse l’una dall’altre, senza cadere nei cliché tra un personaggio e l’altro.

Victoria

Mi è piaciuto molto il fatto che man mano che la storia prosegue si scoprono nuovi e inaspettati personaggi che inizialmente fatichiamo ad associare a ciò che la storia già è, ma che grazie alla molto dettagliata descrizione dell’autrice (anche dal punto di vista del contesto) riusciamo poi a collocare. Bello che inizialmente i vari personaggi sembrano non avere niente a che fare tra loro ma che poi tutto si intrecci come un meccanismo perfetto. Le descrizioni dei luoghi, delle situazioni e la perfetta resa delle emozioni fanno pensare a un qualcosa di familiare già conosciuto anche perché il contesto è abbastanza specifico.

Sara

Nel suo libro, tra i tanti temi affrontati c’è stato quello del “mal di mondo”, ossia un sentimento di impotenza e disagio nei confronti delle ingiustizie sociali che prova in particolar modo il personaggio di Malick. Personalmente l’ho rivisto molto in noi ragazzi e nella nostra voglia di fare la differenza, ribellandoci al mal di mondo, soprattutto tramite manifestazioni oppure opere di sensibilizzazione contro le ingiustizie sociali. Nonostante ciò, in questo libro la situazione si capovolge: infatti qui sembrano essere i personaggi più adulti e anziani, come ad esempio i nonni di Malick, a reagire alla situazione di ingiustizia che si è creata dallo sgombero della fabbrica, mentre lui si distanzia dalla presa di posizione dei nonni. Cosa ne pensa dei movimenti e delle manifestazioni di giovani? Riuscirebbero a “sconfiggere” il mal di mondo?

Marta

Consiglierei questo romanzo a un adolescente perché dimostra come la vita sia imprevedibile e persone così diverse riescano a incastrarsi come un puzzle, come dolcezza e mal di mondo possano trovare equilibrio.

Mia

Molto probabilmente risulta scontato dirlo dato che non si tratta certo di un personaggio che passa inosservato. La cosa che però più mi ha colpita è stata entrare in empatia con Carola, non una donna qualsiasi: una madre. Solitamente quando leggo un libro difficilmente riesco a cogliere appieno il ruolo di un personaggio “grande”, è molto più semplice per me comprendere una figura giovanile, forse anche perché spesso mi permette di rivivere momenti e dinamiche che io in prima persona ho vissuto. Carola è invece una madre che ogni giorno deve fare i conti con la morte del figlio, morte a cui non si rassegna. Una donna che nutre speranze quasi “irreali” davanti a una situazione così tragica come la morte. Eppure -nonostante il forte distacco che c’è tra me e lei- Carola riesce a rendere tangibili ai miei occhi situazioni davanti alle quali non vorrei mai trovarmi. Lei è una madre e in quanto tale il suo primo pensiero è sempre il figlio (che mette davanti a ogni situazione, spesso anche dopo la sua morte cercando di mantenere vivo il suo ricordo) e allo stesso modo io, durante tutta la lettura del racconto, ho avuto un occhio di riguardo verso la sua condizione. Un po’ come se fosse lei stessa mia figlia e dovessi provvedere al suo benessere. Questo ritengo sia dovuto anche e soprattutto alla sua scrittura, mi chiedo dunque: nella fase di scrittura di un testo quanto, secondo lei, è possibile estremizzare un personaggio? Qual è quella linea di confine che separa “il troppo stroppia” da un “piccolo azzardo”?

Un tema del libro che mi ha impressionata è stato il tema del dolore. In particolare modo il dolore di Malik e quello di Martina. Carola mostra un dolore più evidente, Malik e Martina invece lo nascondono meglio. Con il tempo poi approfondendo meglio la conoscenza di questi personaggi, essi si metteranno a nudo. Malik è come un automa nella sua stessa vita, una presenza abituata a vivere nella sua ombra. Martina invece tramuta il suo dolore in sicurezza. Ciò che accomuna tutti i personaggi è però il fatto di aver instaurato una forte amicizia con quel dolore, tanto da non volerlo più lasciare andare: forse perché è più comodo lasciarsi coccolare dalla sofferenza, che accettare di aver sofferto e di dover continuare a vivere la propria vita da protagonisti. Martina, Malik e Carola dunque disimparano a soffrire dosando bene la quantità di dolore che si portano dietro.

Cristina

Grazie a Catia Proietti!

Sul profilo Instagram Leggere Ribelle la registrazione della diretta realizzata in occasione dell’incontro.