Undici ragazze in fila

Festival e dintorni
LA MAGIA DEL FESTIVALETTERATURA

Undici giovani ragazze, trepidanti ed entusiaste, aspettano in fila.  Ogni tanto sbirciano per vedere fra quanto, finalmente, arriverà il loro turno. Attendono tutte un autografo, ma non dal loro idolo, da un attore o un cantante famoso. Vogliono conoscere lui: Aidan Chambers, arzillo e brillante ottantatreenne con un’eleganza squisitamente inglese e lo sguardo divertito.  Questo e altro è accaduto al magico Festivaletteratura di Mantova: un luogo di ritrovo per lettrici e lettori che vogliono incontrare scrittori, vogliono parlare di storie e di libri, vogliono stare in un ambiente dove possano sentirsi liberi di poter IMG-20180907-WA0054esprimere totalmente la loro passione.

“Potrà sembrare strano, ma io mi sono davvero emozionata, come se stessi assistendo ad un concerto, ma al posto del cantante c’era un vecchietto” ci dice Anna M., una delle ragazze di LEGGERE RIBELLE, il gruppo di lettura appena nato ma già pronto a lanciarsi nelle avventure del Festival. Continua Anna: “Per un’appassionata lettrice come me è stato fantastico venire direttamente a conoscenza di queste realtà: stare a contatto con scrittori importanti, avere la possibilità di parlare con loro e vedere con i miei occhi quello che un giorno noi, piccolo gruppo di lettura, potremmo diventare”.

LEGGERE RIBELLE (LR) è il gruppo di lettura nato a Bussolengo dalla passione e l’impegno della scrittrice Giuliana Facchini, dall’entusiasmo e l’organizzazione dell’educatrice Paola Zermian e dalla perseveranza, il sostegno e l’accoglienza della bibliotecaria Milena Zecchinelli. Insieme alle capo redattrici Elisa, Sara e Valentina, tre giovani donne accumunate dall’amore per i libri e la scrittura, nel marzo 2018 è ufficialmente iniziata l’avventura di questo gruppo di lettura composto da ragazze e ragazzi pieni di voglia parlare di storie.

La prima esperienza al Festivaletteratura, il 7 settembre, giorno dedicato ai gruppi di 41390220_2150142315028849_1503490200028839936_nlettura, è stato un successo, come ci racconta Sara: “Non sapevo del gruppo di lettura e quando me ne hanno accennato, non ero molto convinta di volerci andare. Quel giorno (a Mantova) mi sono piaciuti moltissimo gli incontri con gli autori e mi sono subito appassionata al gruppo. Quell’esperienza, passata insieme ad altre ragazze che condividono questa passione, mi ha reso molto felice e curiosa di continuare quest’avventura”.

Sofia S., invece, descrive in pochissime ma centrate parole cos’è stato per tutti noi il Festival: “Un’esperienza indimenticabile, dove la passione per la lettura si concretizza grazie alla possibilità di conoscere coloro che scrivono le storie per noi”. Mentre Chiara, in maniera ancora più concisa, ma molto potente, definisce il Festival come “un incendio di parole in cui affogare. “In senso positivo, ovviamente” aggiunge poi ridendo.

IMG-20180907-WA0010Il Festival della letteratura può essere paragonato ad una Hollywood in piccolo della scrittura e dei libri. Camminando per Mantova, il IMG-20180907-WA0008gruppo LR ha infatti avuto la possibilità di incontrare gli scrittori che girovagavano per la città, di fermarli e chiedere un autografo, una foto o un saluto. Erano presenti Fabio Geda e Marco Magnone, scrittori di Berlin; Sara Zarr, autrice di Le variazioni di Lucy; l’immancabile Michela Murgia e infine il beniamino di LR, Mister Aidan Chambers, che si è trattenuto poi insieme al gruppo per una chiacchierata informale e una foto.

 

IMG-20180907-WA0050“Il festival di Mantova è stata un’esperienza unica che ci ha dato la possibilità di incontrare i nostri scrittori preferiti, coloro che ci hanno rapito il cuore e l’anima” commenta Giulia. “È quasi surreale incontrarli (gli scrittori) e allo stesso tempo hai anche paura che loro non siano all’altezza delle tue aspettative o che non assomiglino all’idea che ti sei fatto di quella persona che, con le sue parole, ti ha fatto evadere dalla tua vita monotona e ti ha trasmesso la parte più intima della sua anima”.

 

Anche Benedetta è rimasta affascinata dal Festival: “L’intero evento è stato straordinario, IMG-20180907-WA0047e se avessi l’arduo compito di scegliere la parte migliore, probabilmente sarebbe l’atmosfera che si percepiva. Camminare per Mantova e imbattersi negli scrittori che passeggiavano o giravano in bicicletta e magari riuscire a scambiare qualche parole, mi ha regalato una sensazione di casa e familiarità che mi è rimasta nel cuore”.

 

Le undici ragazze hanno avuto l’opportunità, con questa avventura librosa, di rafforzare la loro relazione di gruppo e di fare nuove amicizie parlando insieme di storie e mondi con una passione che non tutti riescono a comprendere. “Io a Mantova mi sono divertita moltissimo” ci riferisce Sofia Si. “Mi sono emozionata agli incontri con gli autori e mi è piaciuto stare in compagnia delle mie nuove compagne. Spero di rivivere nuovamente un’esperienza del genere per poter riprovare le stesse emozioni”. Sul treno del ritorno, c’è stato un cambiamento alquanto percepibile nell’atmosfera del gruppo. Se all’andata le ragazze sembravano timide e riservate, dopo la giornata passata insieme, sono diventate delle amiche allegre e spensierate. Giovani ragazze che chiacchierano tra loro della magia appena condivisa, dell’avventura appena vissuta.

E non si può concludere questo scritto sIMG-20180907-WA0014e non con le parole di una di queste ragazze, Anna L., che ricorda: “La giornata del Festival è stata meravigliosa. Innanzitutto ho avuto la possibilità di fare amicizia con nuove fantastiche ragazze, inoltre mi sono sentita, grazie alle varie interviste, molto vicina agli scrittori e mi sono accorta di quanti ragazzi e ragazze in tutta Italia sono appassionati alla lettura. Insomma… posso dire che la mia “prima volta” al Festivaletteratura è stata bellissima!

Articolo a cura di  _Vale

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Da quando ho incontrato Jessica – Il tabù

Il lettore politicamente scorretto
QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

 

Il punto di vista di Book Raider

Perché gli argomenti di cui parla Da quando ho incontrato Jessica, di Andrew Norris, dovrebbero essere un tabù?

Tabù. Questa è la parola chiave con cui si potrebbe descrivere l’argomento di cui tratta maggiormente il libro, ma secondo me sono proprio questo genere di libri che una volta finiti ti lasceranno qualcosa dentro.

Troppo spesso si pensa che un libro che parla di suicidio istighi a quest’atto, ma è proprio il parlarne attraverso una storia così semplice e al tempo stesso efficace che può rendere questo atto un problema  reale e non solo una fantasia riportata dagli scrittori. Forse è proprio questo impatto con il reale significato di suicidio che rende coscienti  i protagonisti di questo libro e fa apprezzare loro la vita di tutti i giorni.

Per quanto semplice, non definirei questo libro banale perché nella sua naturalezza riesce a lasciarti un messaggio e ti sprona ad andare avanti anche quando le cose non sembrano andare come vorresti.

Per questi motivi ritengo che Da quando ho incontrato Jessica sia sicuramente un libro che vada letto ed apprezzato perché non solo si gradirà la storia raccontata al suo interno, ma una volta finito si guarderà con un occhio un po’ diverso le persone che ci stanno attorno.

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Il punto di vista di Soff e Miss Anny

Pochi mesi fa abbiamo letto Da quando ho incontrato Jessica scritto da Andrew Norris e sinceramente non ci ha appassionate più di tanti per vari motivi.

Abbiamo trovato negativa il fatto come l’autore abbia preso con leggerezza l’argomento del suicidio.  Secondo il nostro parere, questo tema andrebbe trattato con più cautela.

Inoltre, abbiamo trovato il registro linguistico molto basso, fin troppo, per ragazzi di 14 anni o più. lo consiglieremmo piuttosto a dei ragazzi di età inferiore ai 13 anni.

Infine, non abbiamo gradito tanto la differenza del tempo di narrazione. Per esempio: capitoli interi per raccontare un singolo giorno e, al contrario, poche pagine per narrare di mesi.

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Quando eravamo in tre

Perchè consiglieresti questo libro ad un amico?
La scrittura di Aidan Chambers può essere definita “cruda” da alcuni lettori.

Lo scrittore di Quando eravamo in tre, al contrario di molti scrittori che cercano di non scandalizzare i lettori con temi troppo forti, mette i fatti nero su bianco.

E’ come se avesse la necessità di descrivere la vita così com’è: una parola così generica che racchiude il male e il bene dell’ uomo, senza filtri né maschere che la tramutano in qualcosa di più bello e felice, ma allo stesso tempo irreale.

Chambers vuol farci capire che là fuori c’è un mondo che, sebbene così simile, è allo stesso tempo così lontano dalla realtà che viviamo ogni giorno.

Articolo a cura di JulieJane

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The Hate U Give

Perchè consiglieresti questo libro ad un amico?
The Hate U Give della scrittrice Angie Thomas mi ha aperto un sacco la mente.

Dopo averlo finito per qualche settimana non sono più riuscita a leggere altro, mi ha emozionato sin dalle primissime pagine.

Questo libro mi ha fatto riflettere molto su tantissimi argomenti importanti come il razzismo, la differenza tra i quartieri ricchi e quelli malfamati; ma ha anche sfatato il mito che se una persona compie azioni cattive è cattiva per forza, cosa totalmente falsa. Sono venuta a conoscenza anche della brutalità della polizia.

Proprio per questo lo consiglierei a un amico, perché è un libro che trasmette dei  concetti importantissimi  ma che si legge molto volentieri.

Articolo a cura di Insaziabile esplora-libri

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Mio fratello Simple

Perchè consiglieresti questo libro ad un amico?
Mio fratello Simple della scrittrice francese Marie-Aude Murail è un libro che consiglierei perché è in grado di commuovere e divertire allo stesso tempo.

Attraverso questa storia, la scrittrice ci dice che non bisogna mai nascondersi ma affrontare le difficoltà di ogni giorno, senza mai scoraggiarsi. Mi hanno colpito molto i personaggi e le loro scelte.

Sono riuscita a immedesimarmi completamente in Kleber, il fratello di Simple, e anche nei loro coinquilini. Il personaggio di Simple è fantastico e ha moltissimi aspetti nascosti.

Articolo a cura di Insaziabile esplora-libri

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Città di carta – Il finale

Il lettore politicamente scorretto
QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

 

Il punto di vista di JulieJane

Città di carta di John Green è un libro che mi è piaciuto molto sia per la scrittura abbastanza scorrevole sia perché lo scrittore ha interpretato molto bene il mondo di un adolescente che non ha nulla da perdere nell’inseguire ciò che ama. Questo libro, infatti, è incentrato sull’amore o, più che altro, quello che sembrerebbe amore tra il protagonista, Quentin, e Margo, una ragazza ribelle dallo spirito libero che ha una prospettiva particolare sul mondo e sulla sua città che definisce di carta per il suo essere fragile e in qualche modo falsa.

Quando Margo scompare, Quentin fa di tutto per ritrovarla e quando ci riesce, alla fine del libro, il ragazzo decide di lasciarla semplicemente andare poiché capisce che in realtà i due sono troppo diversi. Il finale per questo motivo non mi è assolutamente piaciuto. L’ho trovato addirittura incoerente con il messaggio che l’autore trasmette al lettore nello sviluppo della storia.

Penso che Quentin avrebbe dovuto rischiare e partire con lei. Con la sua scelta di rimanere Quentin decide di andare verso un futuro più sicuro di quello che, probabilmente, avrebbe avuto con Margo. Da ciò non posso che trarre la conclusione che Quentin non sia mai stato totalmente innamorato di lei perché, se lo fosse stato, avrebbe messo in dubbio tutto ciò in cui credeva e sarebbe andato sì, verso l’ignoto, ma al fianco della persona di cui non avrebbe potuto fare a meno.

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Il punto di vista di Lullaby

A me invece, stranamente, il finale di Città di carta mi ha convinta. Ho apprezzato davvero molto come l’autore abbia deciso di concludere questo libro così magico e insolito. Non so precisamente il motivo ma, a differenza di altri lettori, ho chiuso la copertina soddisfatta e felice. Può quasi sembrare un’ipocrisia, perché alla fine Quentin e Margo non si mettono insieme ma addirittura lei decide di non tornare a casa e i due si perdono di vista. Forse è proprio questo che mi è piaciuto: l’autore ti lascia la possibilità di sognare, inventarti cosa succederà, se si incontreranno di nuovo o come continuerà la vita di Margo. Solitamente non amo i finali aperti, ma in questo libro sono riuscita ad apprezzarlo.

La narrazione si basa sull’assidua ricerca di Margo, una giovane che improvvisamente scompare lasciando dietro di sé alcuni indizi. Per tutto il libro Quentin investiga, prova ad interpretare i segni e a scoprire dove si trova la ragazza. Se, alla fine, dopo essersi trovati, si fossero fidanzati, mi avrebbe dato troppo l’idea del classico finale “e vissero felici e contenti”. A parer mio sarebbe stato troppo lineare e scontato, cosa che un libro non dovrebbe mai essere. Forse è proprio questo che ci vuole dire l’autore: non tutto va sempre come si era progettato, le persone possono cambiare e a volte è meglio seguire anche le proprie passioni e restare con la famiglia nel posto in cui ami.

Forse Quentin non si era innamorato davvero di Margo, ma dell’idea di lei, del suo animo ribelle e unico. L’ha cercata per tutto il libro con la convinzione di star facendo la cosa giusta ma forse non era così. E non credo che questa esperienza sia stata inutile per Quentin, anzi, l’ha fatto maturare, ha portato un cambiamento alla sua vita e una svolta ribelle alla sua quotidianità.

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The Stone

Perchè consiglieresti questo libro ad un amico?
The Stone di Guido Sgardoli è un libro che non mi ha solo sorpreso, ma anche emozionato.

Durante la lettura di questo romanzo non finivo mai di sorprendermi, ogni pagina era indispensabile per capire il significato del libro. The Stone mi ha impressionato fin da subito, dalla copertina al titolo che mi hanno dato un’idea chiara e immediata sul contenuto. Inoltre mi ha affascinato il fatto che in pochissimo tempo si possa passare da una vita tranquilla a una piena di preoccupazioni a causa di alcuni macabri incidenti che ti inducono a pensare di essere il prossimo protagonista di un omicidio. Il fatto sconcertante è che tutta questa serie di eventi è regolata da un circolo di pietre preistoriche. La scrittura mi è sembrata molto scorrevole e la trama è originale e induce alla lettura.

Consiglio questo libro perché mi è rimasto dentro. Mi ha fatto entrare nella vicenda e mi ha fatto vivere le emozioni che il protagonista stesso stava provando.

Articolo a cura di Soff

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