Mentre noi restiamo qui

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

Mentre noi restiamo qui, di Patrick Ness, è un romanzo che parla di un ragazzo di nome Michael, ma nel libro i suoi amici lo chiamano Mike, il quale ha una famiglia problematica: lui ha un disturbo ossessivo compulsivo, sua sorella Mel ha problemi alimentari, suo padre si ubriaca ogni sera. La madre e la sorella Meredith sono le uniche due persone della famiglia normali. Mike conduce un’esistenza tranquilla con i suoi amici Jared, Henna e la sorella Mel ma le loro vite verranno presto travolte da alcuni avvenimenti molto strani con cui dovranno competere dei ragazzi della scuola dei protagonisti, chiamati “indie”, che sono persone con poteri sovrannaturali.

Questo libro mi ha intrigato molto e mi è piaciuto il fatto che i protagonisti trovano il coraggio di affrontare, uniti e a testa alta, i problemi che gli si pongono davanti e non si lasciano mai da soli, proteggendosi a vicenda.

Mi ha affascinato anche quanto il legame tra Mike e la sorella Mel sia indistruttibile, tanto che lui sarebbe disposto a uccidere per vederla felice, ed è strano perché i fratelli e le sorelle litigano spesso mentre loro comportano un po’ come una coppia.

Articolo di Marty05
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

 

Cercando Juno

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Jack è sempre stato dalla parte di Joseph. Lo è stato quando è entrato per la prima volta nella loro casa, quando gli ha insegnato a mungere Rosie, quando lo ha sentito gridare il suo dolore, quando ha sorriso, o quasi.

Ma Joseph è un ragazzo cresciuto troppo in fretta, con i fantasmi del suo passato che lo rincorrono e un solo grande desiderio: ritrovare la sua luce, il suo grande amore mai visto, sua figlia Juno.

E Jack, in un vortice di risate, paure ed emozioni è la mano che lo tira fuori da quel lago buio e ghiacciato per insegnargli a sorridere, senza quasi.

Più il ragazzo ritrova la gioia più vuole condividerla e la distanza da Juno sembra sempre maggiore. Perché l’amore non è solo viaggi avventurosi alla ricerca delle persone a cui si vuol bene, l’ amore si può vedere in piccoli e invisibili segni: nel muggito di una mucca, in un nome sussurrato, in una fotografia nascosta.

E con le innocenti parole di Cercando Juno, Schimdt parla d’amore e di dolore, in un vortice ingarbugliato ed estremamente toccante.

Articolo di meri_nga
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

 

 

Eleanor Oliphant sta benissimo

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Eleanor Oliphant sta bene, anzi benissimo. Non ha bisogno di nessuno e nessuno ha bisogno di lei, o almeno è quello che si continua a ripetere.

Eleanor è strana e lei lo sa. E’ fredda, cinica, incapace di rapportarsi con gli altri e priva di empatia. Lei stessa si rivede in Jane Eyre, una bambina solitaria e impacciata, costretta ad affrontare tanto dolore, ma queste sono solo le conseguenze di chi  è rimasto solo per troppo tempo e non sa più cosa significhi amare.

Per Eleanor ogni giorno  è uguale al precedente: da nove anni lavora nello stesso ufficio come contabile, nella pausa pranzo fa le parole crociate e si prende cura di Polly, la sua piantina. Il venerdì prima di tornare a casa prende una pizza margherita, del Chianti e due bottiglie di vodka che le fanno compagnia durante il weekend, fin troppo lungo. Bere infatti l’aiuta a dimenticare, ed è proprio quello che serve a Eleanor che cerca in ogni istante di dimenticare il passato che da anni la tormenta.

Nonostante questa società si basi su pregiudizi e stereotipi e la gente non faccia altro che giudicare basandosi unicamente su ciò che vede, Eleanor rimane sempre fedele a se stessa, non si nasconde dietro strati di trucco, bei vestiti o un sorriso smagliante solo perché è quello che gli altri vogliono vedere, ma per se stessa. A causa della sua diversità viene spesso presa di mira, emarginata. Le persone le lanciano occhiate, bisbigliano e la evitano, tanto che a volte lei stessa crede di essere solo un frammento della propria immaginazione poiché sono i legami che instauriamo con gli altri a farci sentire vivi, importanti e necessari. In fondo noi non siamo e non saremo mai abbastanza per la nostra felicità.

Una felicità che Eleanor sembra non aver mai conosciuto, forse è per questo che ci affascina dalla prima all’ultima parola perché Eleanor Oliphant è una protagonista in cui tutti si possono riconoscere. C’è un po’ di Eleanor in ognuno di noi, che combattiamo perennemente contro una società costituita da stereotipi ed etichette, dove non c’è posto per il “diverso”  e tentiamo di farci accettare pur sapendo che se non accettiamo noi stessi, neanche gli altri lo faranno.

La vita di Eleanor viene stravolta quando un giovedì sera in un pub si innamora di un cantante, Johnnie Lomond, per il quale sviluppa una sorta di ossessione, definendolo “l’uomo perfetto”, colpita sia dalla sua bellezza che dalla sua voce. Non sempre, però, come appariamo rispecchia ciò che siamo.

Il giorno della settimana che odia di più è il mercoledì, “l’ora della mamma” che la chiama dalla prigione. Eleanor infatti è succube di sua madre da cui riceve solo parole di disprezzo e odio, ma pur sapendo che ogni insulto, offesa e affronto nei suoi confronti la sta lentamente distruggendo, non riesce ancora a lasciarla andare. In fondo è l’unico relazione che ha, e ogni volta che il telefono squilla nel suo piccolo appartamento i suoi legami con la terra si stringono un po’ di più e la sua vita sembra meno vuota. Questa sua inesorabile routine che caratterizza le sue giornate sarà spezzata da Raymond, il suo primo vero amico, che riuscirà ad andare oltre la corazza che Eleanor ha costruito per proteggersi dagli altri e da se stessa. Raymond le insegnerà ad amare, a vivere e ad essere amata. Riuscirà a guarirla da cicatrici che sembravano troppo profonde per richiudersi e la aiuterà ad affrontare la cosa che più la spaventa il suo passato.

Grazie a Raymond, Eleanor ritornerà a sorridere e ad aprirsi con gli altri, lui le farà capire che il mondo non è solo bianco o nero. Il loro rapporto è e rimarrà sempre abbastanza incerto, perennemente in bilico fra una semplice amicizia o qualcosa di più. Tramite Raymond, Eleanor non solo capisce che il mondo segue regole del tutto illogiche per lei, ma conosce anche Sammy, un uomo anziano colpito da un malore che lei e Raymond soccorrono, in cui ritrova una figura paterna. Sammy fa crollare le sue certezze rivolgendole per la prima volta un gesto gentile che la sorprende. Eleanor non riesce a capire come mai una semplice carezza sul viso posso averla turbata così tanto, qualcosa dentro di lei si era mosso, qualcosa che non poteva più ignorare.

Finalmente si accorge di una cosa, che lei Eleanor Oliphant non stava bene, affatto. Anche lei come ogni altra persona ha bisogno di amore nella sua vita e forse è ora di imparare davvero a stare bene.

Articolo di JulieJane
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

Il silenzio dell’acqua

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Forte e potente in un modo unico, riesce a urlare con la potenza di mille voci, a vendicare tutti quei silenzi.

Gaia è una semplice sirena, vittima degli atteggiamenti del padre e degli stereotipi della società. Il Re del Mare, più padrone che padre, domina il suo regno ma anche la sua famiglia. L’acqua è testimone delle violenze che lui e i suoi uomini compiono, non solo fisiche ma anche psicologiche.

Gaia riesce a capire che c’è qualcosa di profondamente sbagliato e per la prima volta nella sua vita agisce con la propria testa. Incuriosita dal mondo degli umani, descritti come malvagi e crudeli, si getta in un’avventura che le darà il coraggio e la forza per affrontare non solo il padre ma anche la verità.

Il silenzio dell’acqua è la rivisitazione che Louise O’Neill fa della fiaba originale “La Sirenetta”, molto diversa da quella che noi tutti conosciamo.

Si tratta di una storia vera, estremamente attuale e non di certo delle più felici. Leggere questo libro fa quasi male, le convinzioni e gli obblighi che gli altri cuciono addosso alla protagonista solo per il fatto di essere donna sono, purtroppo, mostruosamente reali.

Lento ma inesorabile il libro ti pone davanti a una triste verità, che poi tu devi scegliere  se voler trasformare. Si tratta di una società in cui essere bella è l’unico modo per essere speciale, in cui per una donna non sta bene volere, pensare o desiderare, in cui un no di una ragazza viene facilmente trasformato in un sì dagli uomini che non sanno ascoltare. Se ci si pensa bene non è tanto diverso dalla società di oggi, in cui viene promesso che per essere più felici si deve scegliere il silenzio.

E allora leggetelo questo libro, per urlare tutto ciò che pensate senza problemi e paure, per riuscire a diventare, un domani, delle vere donne. Cullati dalle onde del mare, riuscirete a immedesimarvi nella protagonista e a ribellarvi insieme a lei.

Articolo di Lullaby e Soff
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

Il grido del lupo

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Avete presente il Lupo Cattivo in Cappuccetto Rosso, quello che si mangia la nonnina e inganna la povera Cappuccetto? Dimenticatelo.
In questa storia i lupi sono fieri, coraggiosi e fedeli solo al loro branco.

Sono intelligenti e negli anni hanno imparato a nascondersi tra i boschi, finendo per venire dimenticati dalla maggior parte degli abitanti della regione. Purtroppo, il segreto sulla loro esistenza viene infranto e, improvvisamente, gli ultimi lupi della Gran Bretagna si ritrovano a essere le vittime del Cacciatore, un uomo crudele, la cui unica brama lo porta a uccidere senza pietà, per poter collezionare agghiaccianti trofei di specie rare e pregiate. La cruda e inarrestabile caccia miete vittime su vittime, non lasciando nemmeno il tempo di assimilare i fatti.

Il ritmo della narrazione è così veloce da tenere gli occhi incollati alla pagina, desiderosi di scoprire che cosa può ancora accadere. Da una trama che potrebbe sembrare lineare e prevedibile, l’autore è capace di creare l’inaspettato, introducendo eventi dalle molteplici sfaccettature, raccontati da entrambi i punti di vista, quello dell’uomo e quello dell’animale.

Solo nelle ultime pagine, quando ormai la fine sembra certa, l’autore lascia finalmente un po’ di respiro, trasmettendo la profonda angoscia della solitudine mentre si trascina verso l’inevitabile finale: lo scontro tra il Cacciatore e l’ultimo lupo rimasto. Il finale mozzafiato sconvolge tanto quanto il resto della storia e lascia il lettore con il desiderio di volerne ancora.

Il libro Il grido del lupo, di Melvin Burgess, è selvaggio, così come lo sono i suoi personaggi: narra dell’antico, primordiale scontro tra il carnefice e la vittima senza lasciare via di fuga.

Articolo di B-Hook
(A cura di _Valeredazione)

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Se è una bambina

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Due sole voci, di una mamma e della sua bambina, che parlano di infinite piccole cose, di attimi, di brandelli di esistenza.

Se è una bambina, di Beatrice Masini, ha la straordinaria capacità di parlare della morte ai bambini e agli adulti, una morte che fa male, fatta di tempo, di dolore, di attesa e di pace.

Viene raccontato questo bellissimo legame fra madre e figlia, indelebile e incondizionato, a cui neanche la morte può mettere fine.

Sembra che la mamma e la bambina siano in chiamata, non riescono a sentirsi ma sanno di essere sulla stessa linea, una linea che non cadrà mai.

C’è da sapere che questo è un libro fatto per ascoltare, non per leggere; le parole sono come una sferzata in faccia, un sussurro che urla e non ti lascia più.

Articolo di Lullaby
(A cura di _Valeredazione)

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Campi di fragole

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Essere liberi è davvero fare quello che si vuole?

È successo tutto all’improvviso, un momento prima Luciana era in pista a ballare e un minuto dopo in coma all’ospedale. Una semplice pasticca bianca è bastata per distruggere tutto.

Luciana non faceva uso abituale di droghe, non era una drogata; una sola decisione sbagliata le è costata cara.

Ma perché preoccuparsi? In fin dei conti, solo di tanto in tanto muore qualcuno… e se quel qualcuno invece fossi tu?

Campi di fragole è un libro che fa pensare e riflettere; non cerca di insegnarti una morale ma sarai tu per primo a estrapolarne una, dopo aver vissuto le stesse emozioni dei personaggi, aver provato la paura, l’angoscia, la speranza e la felicità.

Le storie di vari ragazzi si intrecciano in un romanzo intrigante, che racconta le vite di adolescenti ribelli e spensierati. Vale però la pena di ballare con la morte? Di rischiare solo per una serata o qualche ora di divertimento in più? C’è un limite a tutto, e i protagonisti, pagina dopo pagina, proveranno a ritrovarsi, ad aiutarsi per davvero, a sentirsi meno soli in mezzo a una folla di persone.

Articolo di Lullaby
(A cura di _Valeredazione)

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Niente

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Non c’è niente che abbia senso è tanto tempo che lo so. Perciò non vale la pena far niente, lo vedo solo adesso.

Qual è il senso? Chi, una volta nella vita, non si è posto questa domanda?

Pierre, un bambino qualunque, in un giorno qualunque, pronuncia queste parole e si arrampica su un susino sul quale resterà senza fare niente. A volte il gesto di una persona mette in dubbio tutta la vita degli altri, apre uno spiraglio, una possibilità.

I suoi compagni provano a farlo scendere, cercando di raccogliere degli oggetti che per loro valgono molto. Tuttavia col tempo lo stesso cercare di dimostrare che qualcosa abbia senso, diventa senza senso.

Quelle semplici parole che mettono in crisi la banda di giovani, li costringono a fare cose impensabili e assurde. I bambini iniziano a vendicarsi spinti da una regola vincolante e, senza la presenza degli adulti, si spingono sempre più in là, richiesta dopo richiesta. Ormai non è più divertente come l’inizio, c’è qualcosa di mostruoso nella loro tranquillità.

Questo libro è un pugno senza pietà, colpisce forte come le susine lanciate da Pierre e i sassi scagliati dai suoi compagni. Si potrebbe definire un romanzo al contrario, chi ha capito qualcosa sono i bambini, mentre gli adulti non riescono a vedere niente.

Le parole scavano dentro al lettore, lo mettono allo scoperto. Non puoi semplicemente leggere, sei costretto anche tu a porti delle domande, a diventare un personaggio.

Niente, della scrittrice Janne Teller, è un libro che non dà alcuna risposta, forse un motivo in più per leggerlo.

Articolo di Lullaby
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

Leggere Ribelle incontra Beatrice Masini

Festival e dintorni
(articolo a cura di Valentina Ganassin e Elisa Fontana, fotografie di Stefano Santini)
Giovedì 6 febbraio, durante l’incontro del gruppo, i ragazzi di Leggere Ribelle hanno avuto l’onore e il piacere di incontrare Beatrice Masini: scrittrice, traduttrice ed editor (direttrice editoriale prima per Rizzoli, ora Bompiani).
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(Quanto riportato ed esposto sotto è tratto fedelmente dalla conversazione avvenuta il 6 febbraio 2020 tra Beatrice Masini e i ragazzi di LR considerando spontaneità ed estemporaneità un valore aggiunto).

Per prepararsi a questo grande giorno i giovani lettori ribelli hanno letto i suoi libri, discusso del suo lavoro, formulato domande e sono arrivati pronti ad ascoltare e interiorizzare ma non senza portare qualcosa di speciale anche loro. Durante l’incontro, i ragazzi hanno chiacchierato con l’autrice presentando spunti e osservazioni originali e interrogandosi sui particolari delle sue opere. I libri di cui si è parlato sono: Emma dell’Ermellino (suggerito addirittura da Bianca Pitzorno), Se è una bambina matita-di-legno-riga-nera-24650925, La trilogia delle ragazze (nello scaffale LR), Blu. Un’altra storia di Barbablù e il racconto Amore (tratto da Parole Fuori). Ma i ragazzi, nelle settimane precedenti, per avere una visione più ampia della bibliografia di Beatrice Masini, hanno letto anche Per amore delle parole. Vita e passioni di Virginia Woolf, Le amiche che vorresti e dove trovarle e Siate gentili con le mucche. Da questo attesissimo incontro sono scaturite storie, aneddoti, punti di vista, domande intelligenti e risposte profonde. Eccone alcune:

 

Maria Z. chiede: ne La trilogia delle ragazze ho notato che i tre racconti sono messi in ordine cronologico contrario rispetto a quando sono stati scritti, è stata una cosa voluta? Nel primo racconto si nota che lo stile è più complicato, mentre negli altri racconti è man mano più semplificato.

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Con Stefania Di Mella, editor Rizzoli, abbiamo voluto recuperare i miei due libri Giù la zip e L’estate gigante, che non erano più in vendita ma disponibili solo nelle biblioteche; poi abbiamo aggiunto il racconto lungo Bottoni, scritto molto dopo, per fare un trittico. Quindi i due libri sono stati recuperati e sono nuovamente disponibili insieme a un racconto che testimonia un altro modo di scrivere, variazioni sul tema e sui personaggi. Per quanto riguarda lo stile più complicato, il lettore deve essere sfidato da ciò che legge, deve trovare qualcosa che non si aspetta, anche una parola difficile, un’espressione curiosa, dei punti di vista che cambiano. Invece, lo scrittore ha il compito di dire qualcosa che gli altri non dicono, in un modo che gli altri non fanno.

Giulia chiede: ho notato che nella trilogia c’è una visione un po’ pessimistica dell’amore, è solo una mia impressione o è proprio il significato che ha voluto dare?

Nella trilogia ho voluto donare una visione esterna e lucida dell’amore. La protagonista di Bottoni non sa ancora cos’è l’amore, prende le misure, ma sa che è un terreno pericoloso. In generale, anche guardandoci intorno, vediamo che stare dentro un amore non sempre è facile, quindi a volte è normale che non funzioni. A controbilanciare c’è la coppia dei nonni che sono ancora insieme. In particolare, lui è molto paziente, talmente paziente da portarla a fare una vacanza nonostante lei si muova a fatica e faccia cose strane. Secondo me ci sono tante forme di affetto, di amore e di legame e io ho deciso di metterle in vetrina, ma non è che sia una mia visione del mondo, è lucidità.

Valentina chiede: sempre ricollegandosi al discorso dell’amore, sembra che nell’amore adolescenziale ci sia una mancanza di comunicazione. Anche nel racconto Amore, la sola parola ‘ciao’ è l’inizio e la fine di tutto, quindi nella sua visione dell’amore adolescenziale c’è proprio questa mancanza di comunicazione?

È un’analisi molto sottile, questa. In realtà io non ho delle visioni del mondo che tento di far passare attraverso le storie che racconto, semmai viceversa: sono le storie che racconto che fatalmente portano con sé delle sensazioni, delle impressioni. La visione del mondo che viene trattata è soprattutto quella dei miei personaggi. Chi scrive deve mantenere la distanza tra sé e quello che sta scrivendo… anche se stai scrivendo di materiali emotivamente importanti per te. Bisogna avere la consapevolezza IMG_5585che si sta raccontando una storia, non importa poi se, magari, gli elementi sono reali o emotivi, bisogna sempre avere uno sguardo da scrittore e stare a distanza. Sono i personaggi che si comportano in un certo modo e talvolta non è neanche detto che mi piaccia come si comportano, perché non si può sempre scrivere di personaggi che ci piacciono o che vorremmo conoscere, anzi spesso è più interessante raccontare di qualcuno che ci sta antipatico!

Maria M. chiede: perché nel racconto e nella trilogia non parla della vita di tutti i giorni ma di piccole parentesi come vacanze o viaggi, di emozioni istantanee?

In realtà, credo sia bello essere sempre vigili e cogliere la parte interessante ed emozionante di ogni giorno. Succede di tutto in ogni momento. A me, forse, piace di più cercare queste situazioni un po’ strane, eccezionali che scatenano dentro di noi qualcosa di diverso.

Marta S. chiede: nel primo racconto della trilogia, perché due ragazzi dovrebbero innamorarsi senza dirsi niente?

Perché a volte succede. Non credo che ogni intesa passi attraverso tante parole. Ci sono vari aspetti dei legami con le persone che non hanno a che fare con la comunicazione verbale, come gli sguardi, la pelle, il calore. Qui non volevo raccontare una storia adolescenziale tipica in cui magari si è compagni da sempre e poi si scopre che c’è qualcosa di più della semplice amicizia. Volevo raccontare, per certi versi, qualcosa di adulto.

Maria Z. fa un’osservazione: i racconti parlano di tre storie diverse ma a me è sembrato che ci fosse una tematica in comune, quella di vivere il momento.

Mi piace questa osservazione, perché è una cosa in cui credo molto ma non so se sono stata in grado di realizzare. Non bisogna pensare sempre alle grandi prospettive, c’è anche il presente. Bisogna guardarsi intorno ed essere concentrati nel fare tutto quello che si deve fare.

Sofia St. chiede: Se è una bambina è il libro che mi è piaciuto di più tra i suoi che ho letto. È stato bello pensare che la bambina e la madre, nonostante non si potessero vedere direttamente, sentissero di poterci essere l’una per l’altra. Nella lettura mi sono immedesimata di più nella figura della bambina, lei in che figura si è immedesimata di più?

Sicuramente anche io in quella della bambina. Questo libro parte da storie di famiglia. Mia mamma è stata mandata in collegio dopo aver perso i suoi genitori. Quando io e mio fratello eravamo piccoli ogni tanto ci raccontava di questo suo pezzo di vita, delle bombe, delle difficoltà, anche se in collegio era comunque circondata da affetti, poiché era stato fatto apposta per i bambini orfani a causa della guerra. Era stato abbastanza duro per una bambina cambiare vita da un IMG_5577giorno all’altro. A un certo punto, all’improvviso, ha smesso di raccontare. Non so bene perché un giorno ho cominciato a scrivere Se è una bambina, senza punteggiatura, perché volevo esprimere questi pensieri incontrollati attribuibili a un bambino. Poi è sbucata anche la voce della madre, anche per dare una sorta di respiro al lettore dal flusso di coscienza. Questo è forse il libro più personale che ho scritto, anche se prima ho detto che uno scrittore deve mantenersi distaccato. Evidentemente fin da piccola ho provato a immedesimarmi, chiedendomi che cosa avrei provato se fossi stata nella stessa situazione di mia madre; che è il passo dello scrittore per cominciare a scrivere: entrare nella voce di un’altra persona e darle carne.

Giuliana chiede: la scelta del flusso di coscienza è stata accolta bene dall’editore?

All’editore piaceva l’idea, però forse Se è una bambina non è un libro per bambini ma per adulti e l’editore non ha messo a fuoco questo punto di vista. Quindi l’ha pubblicato quasi provocatoriamente riconoscendo una sorta di innovazione e originalità rispetto ad altre scritture.

Anna interviene: ho un’osservazione, più che una domanda. Mi ha incuriosito molto com’è vista la morte in Se è una bambina, infatti la madre, che muore, si trova appesa in un armadio e in qualche modo deve cercare di slegarsi dalla sua vita precedente. Ho notato che lei deve fare i conti anche con alcuni rimpianti della sua vita: il fatto di essersi circondata di persone con cui si trovava bene ma non del tutto, avrebbe potuto fare delle scelte migliori. Come ha fatto a staccarsi da questi rimpianti e in qualche modo ad andare avanti?

Cercando di figurarsi come potesse essere perdere la mamma, mi sono chiesta che amarezza debba provare un adulto che non c’è più e lascia un lavoro fatto a metà, dovendo lasciare qualcuno a lui caro alle cure di qualcun altro. Per questo sono entrata nella testa della mamma, anche facendomi io stessa delle domande come madre, talvolta. Volevo assumere tutti e due i punti di vista, che è stata una sfida, perché non sai mai dove arrivi. Tante volte nel processo di scrittura cominci ma non sai a che punto arriverai: lo stile cambia, la storia cambia, i personaggi cambiano, e devi assecondarli, più che guidarli, perché tante volte devi stare a un passo tutto loro.

Maria M. chiede: riguardo allo stile della scrittura, la mancanza di punteggiatura è stata adottata per il flusso di pensieri o per costringere il lettore a rimanere attento?

È per seguire i pensieri della bambina, o meglio il disordine dei suoi pensieri. Che poi obblighi il lettore a stare molto attento è vero, se poi si tratta di un ragazzino ed è la prima volta che si trova davanti a una pagina di questo tipo, può succedere qualcosa di nuovo.

Sempre Maria M.  fa un’osservazione: nel suo primo libro, Emma dell’ermellino, la bambina parla alla madre morta attraverso una fotografia e le parole che la bambina usava sono molto simili a come parla la bambina in Se è una bambina ma con delle differenze rispetto a come sono esposte.

Non ci avevo mai fatto caso, ma è vero e appartengono alla stessa zona temporale.

Valentina chiede: come vede la figura femminile nei suoi romanzi dato che di fatto IMG_5576 (3)le protagoniste sono tutte donne?

Non sono tutte donne, qualche personaggio maschile c’è. Però effettivamente ci sono tante donne e spero che siano tutte diverse, che siano indipendenti, che sbaglino ma siano capaci poi di rimettersi in piedi. In media sono delle protagoniste molto sensibili, che soffrono molto, ma la sensibilità è la chiave per uno sguardo sulla realtà molto più attento agli altri, a se stessi, ai danni e alle riparazioni che si possono fare. Non è un caso che in realtà molte siano esistite veramente: a me piacciono le riscritture, come quella su Virginia Woolf, Saffo, Emily Dickinson. Sono una sorta di patrimonio comune che possiamo raccontare in modo diverso dando loro un’anima diversa.

Anna chiede: la fiaba “Blu” mi è piaciuta tantissimo. Avevo già letto questa fiaba quand’ero piccola ma non mi ero mai immaginata un finale diverso. Alla fine, la decisione che lei ha fatto prendere alla protagonista è coraggiosa perché Barbablù avrebbe potuto uccidere di nuovo, quindi volevo sapere cosa fosse scattato quando lei ha letto il racconto e il finale.

Non avrei mai fatto una riscrittura con le coordinate della fiaba originale. Nella versione dei Grimm lei rischia moltissimo e viene salvata in extremis perché arrivano i suoi fratelli, ma comunque lei è passiva per tutta la storia, anzi sembra quasi che la colpa sia sua. È una fiaba tremenda anche per gli standard dei fratelli Grimm. Nella mia versione ho voluto darle un carattere e una personalità; oltre che dare un nome e un passato a tutte le mogli, che nella storia originale rimangono fantasmi anonimi.

Sara chiede: com’è tradurre un autore così importante e famoso come Aidan Chambers e cosa si prova a sapere che vuole essere tradotto solo da lei?

Quando nel testo di partenza c’è una voce molto forte e caratteristica viene meglio anche la scrittura. A un certo punto arriva in casa editrice una copia in lingua di Cartoline dalla terra di nessuno, anche se noi non eravamo l’Editore di Aidan Chambers, questo perché l’Editore precedente non voleva andare avanti a pubblicare i libri di Chambers. Allora, non solo abbiamo pubblicato quello ma abbiamo anche ripreso gli altri libri di Chambers. È bello che per un singolo autore ci sia una sola voce a tradurre, anche perché così l’autore comunica sempre con la stessa persona.

Sofia St. chiede: come direttrice editoriale ci sono certe tematiche che preferisce non pubblicare?

Tendenzialmente no. Preferisco pubblicare dei libri che non seguono dei filoni, ad esempio una tematica che “va di moda” leggere adesso, automaticamente non mi interessa, perché preferisco andare a cercare qualcosa che non c’è ancora. Al momento mi occupo di una casa editrice letteraria, quindi molte cose medio-basse le scartiamo in partenza perché non vanno bene per il marchio. Invece, per quanto riguarda la letteratura per ragazzi, dipende non tanto dal tema ma nel modo in cui viene trattato.

Tutto il gruppo infine chiede: che libro ci consiglia da inserire nello scaffale Leggere Ribelle?

L’autore è Kevin Brooks, parliamo del suo primo romanzo, Martyn Pig (2002). Si tratta del nome e cognome del protagonista. La mamma è andata via di casa perché c’è questo padre orrendo, alcolista, violento, e lui a 14 anni cerca di sopravvivere a questa situazione. È un ragazzo molto consapevole di essere schiacciato dal padre. Avviene una rissa in casa a causa di una somma di denaro e il padre muore per un incidente. Martyn entra in crisi, perché non sa cosa fare del corpo, né della somma di denaro. La soluzione più semplice è prendersi i soldi e scappare, ma è quella giusta?

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Poi è Beatrice Masini a chiedere ai ragazzi cosa si aspettano da un libro per adolescenti… ma la risposta che i lettori ribelli hanno dato non la riportiamo qui, perché avrà ampio spazio in un altro articolo speciale!

L’incontro finisce. C’è silenzio e poi l’applauso. I lettori ribelli hanno ascoltato attentamente e assorbito il più possibile. Vogliono trarre il massimo da ciò che hanno appena sperimento. Dialogare e discutere con una grande direttrice editoriale e autrice italiana che ha donato il suo tempo per parlare con loro e raccontare la sua esperienza, come scrittrice ma anche come traduttrice ed editor.

I ragazzi di Leggere Ribelle ringraziano di cuore Beatrice Masini per quest’opportunità e tornano a casa arricchiti di parole, storie ed emozioni.

Elisa Fontana & Valentina Ganassin

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