Leggere Ribelle incontra Beatrice Masini

Festival e dintorni
(articolo a cura di Valentina Ganassin e Elisa Fontana, fotografie di Stefano Santini)
Giovedì 6 febbraio, durante l’incontro del gruppo, i ragazzi di Leggere Ribelle hanno avuto l’onore e il piacere di incontrare Beatrice Masini: scrittrice, traduttrice ed editor (direttrice editoriale prima per Rizzoli, ora Bompiani).
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(Quanto riportato ed esposto sotto è tratto fedelmente dalla conversazione avvenuta il 6 febbraio 2020 tra Beatrice Masini e i ragazzi di LR considerando spontaneità ed estemporaneità un valore aggiunto).

Per prepararsi a questo grande giorno i giovani lettori ribelli hanno letto i suoi libri, discusso del suo lavoro, formulato domande e sono arrivati pronti ad ascoltare e interiorizzare ma non senza portare qualcosa di speciale anche loro. Durante l’incontro, i ragazzi hanno chiacchierato con l’autrice presentando spunti e osservazioni originali e interrogandosi sui particolari delle sue opere. I libri di cui si è parlato sono: Emma dell’Ermellino (suggerito addirittura da Bianca Pitzorno), Se è una bambina matita-di-legno-riga-nera-24650925, La trilogia delle ragazze (nello scaffale LR), Blu. Un’altra storia di Barbablù e il racconto Amore (tratto da Parole Fuori). Ma i ragazzi, nelle settimane precedenti, per avere una visione più ampia della bibliografia di Beatrice Masini, hanno letto anche Per amore delle parole. Vita e passioni di Virginia Woolf, Le amiche che vorresti e dove trovarle e Siate gentili con le mucche. Da questo attesissimo incontro sono scaturite storie, aneddoti, punti di vista, domande intelligenti e risposte profonde. Eccone alcune:

 

Maria Z. chiede: ne La trilogia delle ragazze ho notato che i tre racconti sono messi in ordine cronologico contrario rispetto a quando sono stati scritti, è stata una cosa voluta? Nel primo racconto si nota che lo stile è più complicato, mentre negli altri racconti è man mano più semplificato.

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Con Stefania Di Mella, editor Rizzoli, abbiamo voluto recuperare i miei due libri Giù la zip e L’estate gigante, che non erano più in vendita ma disponibili solo nelle biblioteche; poi abbiamo aggiunto il racconto lungo Bottoni, scritto molto dopo, per fare un trittico. Quindi i due libri sono stati recuperati e sono nuovamente disponibili insieme a un racconto che testimonia un altro modo di scrivere, variazioni sul tema e sui personaggi. Per quanto riguarda lo stile più complicato, il lettore deve essere sfidato da ciò che legge, deve trovare qualcosa che non si aspetta, anche una parola difficile, un’espressione curiosa, dei punti di vista che cambiano. Invece, lo scrittore ha il compito di dire qualcosa che gli altri non dicono, in un modo che gli altri non fanno.

Giulia chiede: ho notato che nella trilogia c’è una visione un po’ pessimistica dell’amore, è solo una mia impressione o è proprio il significato che ha voluto dare?

Nella trilogia ho voluto donare una visione esterna e lucida dell’amore. La protagonista di Bottoni non sa ancora cos’è l’amore, prende le misure, ma sa che è un terreno pericoloso. In generale, anche guardandoci intorno, vediamo che stare dentro un amore non sempre è facile, quindi a volte è normale che non funzioni. A controbilanciare c’è la coppia dei nonni che sono ancora insieme. In particolare, lui è molto paziente, talmente paziente da portarla a fare una vacanza nonostante lei si muova a fatica e faccia cose strane. Secondo me ci sono tante forme di affetto, di amore e di legame e io ho deciso di metterle in vetrina, ma non è che sia una mia visione del mondo, è lucidità.

Valentina chiede: sempre ricollegandosi al discorso dell’amore, sembra che nell’amore adolescenziale ci sia una mancanza di comunicazione. Anche nel racconto Amore, la sola parola ‘ciao’ è l’inizio e la fine di tutto, quindi nella sua visione dell’amore adolescenziale c’è proprio questa mancanza di comunicazione?

È un’analisi molto sottile, questa. In realtà io non ho delle visioni del mondo che tento di far passare attraverso le storie che racconto, semmai viceversa: sono le storie che racconto che fatalmente portano con sé delle sensazioni, delle impressioni. La visione del mondo che viene trattata è soprattutto quella dei miei personaggi. Chi scrive deve mantenere la distanza tra sé e quello che sta scrivendo… anche se stai scrivendo di materiali emotivamente importanti per te. Bisogna avere la consapevolezza IMG_5585che si sta raccontando una storia, non importa poi se, magari, gli elementi sono reali o emotivi, bisogna sempre avere uno sguardo da scrittore e stare a distanza. Sono i personaggi che si comportano in un certo modo e talvolta non è neanche detto che mi piaccia come si comportano, perché non si può sempre scrivere di personaggi che ci piacciono o che vorremmo conoscere, anzi spesso è più interessante raccontare di qualcuno che ci sta antipatico!

Maria M. chiede: perché nel racconto e nella trilogia non parla della vita di tutti i giorni ma di piccole parentesi come vacanze o viaggi, di emozioni istantanee?

In realtà, credo sia bello essere sempre vigili e cogliere la parte interessante ed emozionante di ogni giorno. Succede di tutto in ogni momento. A me, forse, piace di più cercare queste situazioni un po’ strane, eccezionali che scatenano dentro di noi qualcosa di diverso.

Marta S. chiede: nel primo racconto della trilogia, perché due ragazzi dovrebbero innamorarsi senza dirsi niente?

Perché a volte succede. Non credo che ogni intesa passi attraverso tante parole. Ci sono vari aspetti dei legami con le persone che non hanno a che fare con la comunicazione verbale, come gli sguardi, la pelle, il calore. Qui non volevo raccontare una storia adolescenziale tipica in cui magari si è compagni da sempre e poi si scopre che c’è qualcosa di più della semplice amicizia. Volevo raccontare, per certi versi, qualcosa di adulto.

Maria Z. fa un’osservazione: i racconti parlano di tre storie diverse ma a me è sembrato che ci fosse una tematica in comune, quella di vivere il momento.

Mi piace questa osservazione, perché è una cosa in cui credo molto ma non so se sono stata in grado di realizzare. Non bisogna pensare sempre alle grandi prospettive, c’è anche il presente. Bisogna guardarsi intorno ed essere concentrati nel fare tutto quello che si deve fare.

Sofia St. chiede: Se è una bambina è il libro che mi è piaciuto di più tra i suoi che ho letto. È stato bello pensare che la bambina e la madre, nonostante non si potessero vedere direttamente, sentissero di poterci essere l’una per l’altra. Nella lettura mi sono immedesimata di più nella figura della bambina, lei in che figura si è immedesimata di più?

Sicuramente anche io in quella della bambina. Questo libro parte da storie di famiglia. Mia mamma è stata mandata in collegio dopo aver perso i suoi genitori. Quando io e mio fratello eravamo piccoli ogni tanto ci raccontava di questo suo pezzo di vita, delle bombe, delle difficoltà, anche se in collegio era comunque circondata da affetti, poiché era stato fatto apposta per i bambini orfani a causa della guerra. Era stato abbastanza duro per una bambina cambiare vita da un IMG_5577giorno all’altro. A un certo punto, all’improvviso, ha smesso di raccontare. Non so bene perché un giorno ho cominciato a scrivere Se è una bambina, senza punteggiatura, perché volevo esprimere questi pensieri incontrollati attribuibili a un bambino. Poi è sbucata anche la voce della madre, anche per dare una sorta di respiro al lettore dal flusso di coscienza. Questo è forse il libro più personale che ho scritto, anche se prima ho detto che uno scrittore deve mantenersi distaccato. Evidentemente fin da piccola ho provato a immedesimarmi, chiedendomi che cosa avrei provato se fossi stata nella stessa situazione di mia madre; che è il passo dello scrittore per cominciare a scrivere: entrare nella voce di un’altra persona e darle carne.

Giuliana chiede: la scelta del flusso di coscienza è stata accolta bene dall’editore?

All’editore piaceva l’idea, però forse Se è una bambina non è un libro per bambini ma per adulti e l’editore non ha messo a fuoco questo punto di vista. Quindi l’ha pubblicato quasi provocatoriamente riconoscendo una sorta di innovazione e originalità rispetto ad altre scritture.

Anna interviene: ho un’osservazione, più che una domanda. Mi ha incuriosito molto com’è vista la morte in Se è una bambina, infatti la madre, che muore, si trova appesa in un armadio e in qualche modo deve cercare di slegarsi dalla sua vita precedente. Ho notato che lei deve fare i conti anche con alcuni rimpianti della sua vita: il fatto di essersi circondata di persone con cui si trovava bene ma non del tutto, avrebbe potuto fare delle scelte migliori. Come ha fatto a staccarsi da questi rimpianti e in qualche modo ad andare avanti?

Cercando di figurarsi come potesse essere perdere la mamma, mi sono chiesta che amarezza debba provare un adulto che non c’è più e lascia un lavoro fatto a metà, dovendo lasciare qualcuno a lui caro alle cure di qualcun altro. Per questo sono entrata nella testa della mamma, anche facendomi io stessa delle domande come madre, talvolta. Volevo assumere tutti e due i punti di vista, che è stata una sfida, perché non sai mai dove arrivi. Tante volte nel processo di scrittura cominci ma non sai a che punto arriverai: lo stile cambia, la storia cambia, i personaggi cambiano, e devi assecondarli, più che guidarli, perché tante volte devi stare a un passo tutto loro.

Maria M. chiede: riguardo allo stile della scrittura, la mancanza di punteggiatura è stata adottata per il flusso di pensieri o per costringere il lettore a rimanere attento?

È per seguire i pensieri della bambina, o meglio il disordine dei suoi pensieri. Che poi obblighi il lettore a stare molto attento è vero, se poi si tratta di un ragazzino ed è la prima volta che si trova davanti a una pagina di questo tipo, può succedere qualcosa di nuovo.

Sempre Maria M.  fa un’osservazione: nel suo primo libro, Emma dell’ermellino, la bambina parla alla madre morta attraverso una fotografia e le parole che la bambina usava sono molto simili a come parla la bambina in Se è una bambina ma con delle differenze rispetto a come sono esposte.

Non ci avevo mai fatto caso, ma è vero e appartengono alla stessa zona temporale.

Valentina chiede: come vede la figura femminile nei suoi romanzi dato che di fatto IMG_5576 (3)le protagoniste sono tutte donne?

Non sono tutte donne, qualche personaggio maschile c’è. Però effettivamente ci sono tante donne e spero che siano tutte diverse, che siano indipendenti, che sbaglino ma siano capaci poi di rimettersi in piedi. In media sono delle protagoniste molto sensibili, che soffrono molto, ma la sensibilità è la chiave per uno sguardo sulla realtà molto più attento agli altri, a se stessi, ai danni e alle riparazioni che si possono fare. Non è un caso che in realtà molte siano esistite veramente: a me piacciono le riscritture, come quella su Virginia Woolf, Saffo, Emily Dickinson. Sono una sorta di patrimonio comune che possiamo raccontare in modo diverso dando loro un’anima diversa.

Anna chiede: la fiaba “Blu” mi è piaciuta tantissimo. Avevo già letto questa fiaba quand’ero piccola ma non mi ero mai immaginata un finale diverso. Alla fine, la decisione che lei ha fatto prendere alla protagonista è coraggiosa perché Barbablù avrebbe potuto uccidere di nuovo, quindi volevo sapere cosa fosse scattato quando lei ha letto il racconto e il finale.

Non avrei mai fatto una riscrittura con le coordinate della fiaba originale. Nella versione dei Grimm lei rischia moltissimo e viene salvata in extremis perché arrivano i suoi fratelli, ma comunque lei è passiva per tutta la storia, anzi sembra quasi che la colpa sia sua. È una fiaba tremenda anche per gli standard dei fratelli Grimm. Nella mia versione ho voluto darle un carattere e una personalità; oltre che dare un nome e un passato a tutte le mogli, che nella storia originale rimangono fantasmi anonimi.

Sara chiede: com’è tradurre un autore così importante e famoso come Aidan Chambers e cosa si prova a sapere che vuole essere tradotto solo da lei?

Quando nel testo di partenza c’è una voce molto forte e caratteristica viene meglio anche la scrittura. A un certo punto arriva in casa editrice una copia in lingua di Cartoline dalla terra di nessuno, anche se noi non eravamo l’Editore di Aidan Chambers, questo perché l’Editore precedente non voleva andare avanti a pubblicare i libri di Chambers. Allora, non solo abbiamo pubblicato quello ma abbiamo anche ripreso gli altri libri di Chambers. È bello che per un singolo autore ci sia una sola voce a tradurre, anche perché così l’autore comunica sempre con la stessa persona.

Sofia St. chiede: come direttrice editoriale ci sono certe tematiche che preferisce non pubblicare?

Tendenzialmente no. Preferisco pubblicare dei libri che non seguono dei filoni, ad esempio una tematica che “va di moda” leggere adesso, automaticamente non mi interessa, perché preferisco andare a cercare qualcosa che non c’è ancora. Al momento mi occupo di una casa editrice letteraria, quindi molte cose medio-basse le scartiamo in partenza perché non vanno bene per il marchio. Invece, per quanto riguarda la letteratura per ragazzi, dipende non tanto dal tema ma nel modo in cui viene trattato.

Tutto il gruppo infine chiede: che libro ci consiglia da inserire nello scaffale Leggere Ribelle?

L’autore è Kevin Brooks, parliamo del suo primo romanzo, Martyn Pig (2002). Si tratta del nome e cognome del protagonista. La mamma è andata via di casa perché c’è questo padre orrendo, alcolista, violento, e lui a 14 anni cerca di sopravvivere a questa situazione. È un ragazzo molto consapevole di essere schiacciato dal padre. Avviene una rissa in casa a causa di una somma di denaro e il padre muore per un incidente. Martyn entra in crisi, perché non sa cosa fare del corpo, né della somma di denaro. La soluzione più semplice è prendersi i soldi e scappare, ma è quella giusta?

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Poi è Beatrice Masini a chiedere ai ragazzi cosa si aspettano da un libro per adolescenti… ma la risposta che i lettori ribelli hanno dato non la riportiamo qui, perché avrà ampio spazio in un altro articolo speciale!

L’incontro finisce. C’è silenzio e poi l’applauso. I lettori ribelli hanno ascoltato attentamente e assorbito il più possibile. Vogliono trarre il massimo da ciò che hanno appena sperimento. Dialogare e discutere con una grande direttrice editoriale e autrice italiana che ha donato il suo tempo per parlare con loro e raccontare la sua esperienza, come scrittrice ma anche come traduttrice ed editor.

I ragazzi di Leggere Ribelle ringraziano di cuore Beatrice Masini per quest’opportunità e tornano a casa arricchiti di parole, storie ed emozioni.

Elisa Fontana & Valentina Ganassin

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Bianca

Festival e dintorni, Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
“Io sto zitta. Non c’è spazio per il mio rumore”

Bianca è il titolo di un breve libro, di soli 60 capitoli, che con poche parole e molti silenzi riesce a raccontarci una storia unica.

Questa storia è raccontata da Bart Moeyaert, scrittore belga nato a Bruges, nel 1964. Ha scritto il primo libro all’età di 19 anni e, da allora, la sua penna non si è più fermata. Si è specializzato nella letteratura per ragazzi, ma ha scritto anche libri per adulti. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, compreso l’Astrid Lindgren Memorial Award alla carriera nel 2019.

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Dopo averlo incontrato a Milano, abbiamo letto il suo libro Bianca, che racconta una storia semplice ma dal significato profondo. La protagonista è una ragazzina di 13 anni che sta affrontando la separazione dei genitori e vive con la madre e il fratellino affetto da una patologia al cuore. Proprio per questo motivo, tutte le attenzioni sono rivolte verso di lui e Bianca non si sente capita. Ad aiutarla è il suo rifugio segreto dove disegna per ore, riuscendo a non pensare a ciò che la fa stare male. Un pomeriggio, però, le cose cambiano e la visita di una persona speciale la fa ravvedere e riflettere sul significato della parola scusa. Concetto, al giorno d’oggi, privato del suo valore e usato a sproposito.

L’intero libro è un viaggio introspettivo nella mente della protagonista e più in generale dentro quella di un qualsiasi adolescente, perché in fondo tutti almeno una volta ci siamo trovati ad affrontare un problema da soli. La soluzione è dentro di noi e, anche se è ben nascosta, c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarci a portarla allo scoperto.

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Bianca viene definita intrattabile finché persino lei si convince di esserlo. La ragazzina si sente l’inizio, la causa e il problema; ma in realtà anche non provare a capire qualcuno è un modo di trattare una persona. Sua madre, infatti, non riesce a vederla per come è, allontanata dalla scontrosità e dalla riservatezza. Spesso Bianca si domanda: “Cosa ci faccio qui? Niente ha un senso”. È come un pittore che non riesce a trovare la tela giusta per dipingere e quindi la lascia semplicemente vuota.

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Di questo libro abbiamo apprezzato non solo la trama, ma anche la scrittura di Bart Moeyaert: precisa, chirurgica. Le parole sono dirette come la punta di un dardo e potenti come un nugolo di frecce. Nel libro i silenzi sono importanti quanto le parole, resi da spazi bianchi che permettono ai lettori di respirare e riflettere. L’autore li inserisce come forma di rispetto e fiducia verso chi legge. Durante la lettura ognuno acquista il ritmo del libro, ne segue il respiro. Il lettore viene coinvolto nonostante non ci siano particolari colpi di scena, ma semplicemente il racconto di un normale pomeriggio estivo di una ragazzina.

Ma forse la magia che Moeyaert è riuscito a creare è proprio questa: parlare della quotidianità rendendola straordinaria.

Articolo di Soff, Lullaby, Zag e JulieJane
(A cura di _Valeredazione)

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Lettori Ribelli protagonisti del Read On

Festival e dintorni
IL NOSTRO SECONDO ANNO AL FESTIVALETTERATURA DI MANTOVA
(articolo a cura di Elisa Fontana)

Secondo voi ci saremmo accontentati di andare al Festivaletteratura solo un anno? Assolutamente no! Come l’anno scorso, la tappa a Mantova è stata d’obbligo. Proprio nel giorno dedicato alla letteratura per adolescenti, undici Lettori Ribelli hanno affrontato ritardi del treno e tanta pioggia per poter partecipare agli incontri con gli autori del Festivaletteratura. Guidati dalla scrittrice Giuliana Facchini, dall’educatrice del comune di Bussolengo Paola Zermian e dalla bibliotecaria Milena Zecchinelli, i Lettori Ribelli hanno passato la giornata del 6 settembre tra una stazione e l’altra del Festival.

Durante la mattinata hanno assistito all’incontro con Michela Murgia sul suo nuovo libro Noi siamo tempesta, edito da Salani, in collaborazione con il fumettista Paolo Bacilieri. L’autrice, durante l’incontro, ha raccontato le diverse storie, sedici in tutto, in cui viene ribadito il fatto che sia meglio lavorare tutti insieme piuttosto che da soli. Ha affermato di aver voluto scrivere un libro rivolgendosi a un pubblico più giovane ma con l’intento di mostrare come non sia necessario essere eroi per apportare un cambiamento nel mondo, ma come invece lo sia creare una collettività, un insieme di persone animate dallo stesso ideale e dallo stesso desiderio di cambiamento. In questo libro si trova quindi l’importanza del gruppo, della cooperazione. I nostri Lettori Ribelli sono stati ammaliati dalle parole dell’autrice e si sono accaparrati un meritatissimo autografo alla fine della presentazione del libro.

Un altro incontro è stato quello con la scrittrice svedese Frida Nilsson, che ha illustrato il suo libro per ragazzi La spada di legno, edito da Feltrinelli. L’autrice ha presentato il libro come un vero e proprio viaggio nel regno della morte che il piccolo protagonista intraprende nel tentativo di salvare sua madre. Nel libro è presente una critica a tutti quei genitori che hanno già pensato a un ruolo designato per il futuro dei loro figli e a tutti coloro che vogliono plasmare i bambini secondo i loro criteri e avviarli prematuramente all’età adulta. Secondo l’autrice ogni bambino ha il diritto di giocare, di essere un bambino, almeno finché può permetterselo.

Nel pomeriggio, i Lettori Ribelli si sono trovati insieme agli altri gruppi di lettura 13-17 per partecipare insieme al progetto dell’Anthology!2019, promosso da Read On. Read On sta per Reading for Enjoyment, Achievement and Development of yOuNg people, ed è un progetto supportato dal programma comunitario Creative Europe che punta a sostenere e diffondere la passione per la lettura tra i giovani. L’Anthology, invece, è una raccolta di opere (racconti e/o poesie) “ideali” per un’antologia vera e propria creata per studenti-lettori tra i 14 e i 19 anni. In modo particolare, per questa edizione dell’Anthology, le nostre Lettrici Ribelli JulieJane e Soff sono state parte integrante della redazione, leggendo tutte le opere che concorrevano per ottenere un posto nell’Anthology!2019. Il tema di quest’anno era l’amore, e proprio dell’amore si è discusso insieme agli altri lettori-redattori, moderati e, talvolta, incalzati dalla lettrice Simonetta Bitasi, dall’autore Alberto Manguel, dalla scrittrice ed editor Chiara Valerio e dalla collaboratrice del progetto Read On stesso Alice Torreggiani. Per le nostre due Lettrici Ribelli è stato un onore poter partecipare attivamente a un progetto europeo, anche grazie al supporto di altri Lettori Ribelli che le hanno aiutate a scegliere gli scritti migliori.

Infine, la giornata si è conclusa con l’incontro con la scrittrice danese Janne Teller che ha presentato il suo libro È la mia storia, edito da Feltrinelli. L’autrice spiega che tutto il suo libro è ambientato nella “stanza del potere” di un editore che si trova tra le mani un best-seller ancora da pubblicare. A un certo punto la quiete dell’editore viene meno perché nel suo ufficio piomba all’improvviso una donna che sostiene che la storia raccontata all’interno del libro è in realtà la sua storia e non vuole che si sappia in giro. La trama parla di una violenza subita in Africa, quindi l’editore deve scegliere se ottenere degli incassi certi o credere alla donna e adempiere la sua richiesta. È qui che l’autrice vuol far porre una domanda al lettore: quanto le decisioni del singolo influenzano gli altri? Il libro che l’editore ha tra le mani è la sua opportunità per mettersi in discussione. L’incontro ha suscitato numerose curiosità nei Lettori Ribelli, tanto che alcuni hanno deciso di approfondire le idee dell’autrice comprando e facendosi autografare il libro Niente (nonostante fossero stati avvisati degli scandali che quel libro aveva provocato negli anni passati).

Stanchi ma felici, dopo l’incontro con Janne Teller, i Lettori Ribelli sono tornati nella loro patria Bussolengo, ripensando in treno alla giornata appena vissuta, tra cultura, scrittura e lettura. È stata sicuramente un’esperienza importante per tutti, sia per i lettori che per gli accompagnatori. È sempre un piacere poter accompagnare dei ragazzi ad eventi del genere, dove la lettura e i suoi insegnamenti sono i padroni indiscussi.

Elisa Fontana

In cammino, A un passo con le stelle, con la scrittrice Daniela Palumbo

Festival e dintorni

Lettura e intervista dei ragazzi di Leggere Ribelle

(articolo a cura di Valentina Ganassin, fotografie di Stefano Santini)
Incontro Palumbo sfocato
Sedici giorni, tredici lettere, dieci pellegrini, un cammino. Sono questi gli ingredienti che rendono A un passo dalle stelle, di Daniela Palumbo, un libro di amicizia, di famiglia, di cambiamento e di rinascita.

“Questo libro mi ha fatto sentire in viaggio. Mi sembrava di camminare insieme a Giorgia. Il viaggio è descritto in maniera molto realistica, mi sono sentito parte di esso, per questo mi ha preso molto, mi ha arricchito” ha raccontato Alessandro durante uno dei nostri incontri di Leggere Ribelle. “Mi è entrato talmente tanto che non lo rileggerei più, l’ho interiorizzato completamente”

Nel nostro incontro dedicato alla scrittrice Daniela Palumbo e al suo libro, i lettori ribelli hanno dibattuto, commentato, raccontato cos’hanno provato durante la lettura, cosa è rimasto dentro dopo aver girato l’ultima pagina, cosa loro avrebbero cambiato per non dover mai uscire dalla magia di A un passo dalle stelle. I nostri lettori ribelli sono rimasti affascinati da Giorgia, Viola, Matteo, Giacomo e Gus, tanto che si sono sentiti coinvolti nel cammino a fianco dei pellegrini della storia.  Tutti i ragazzi hanno trovato la scrittura molto scorrevole, piacevole e adatta a una lettura giovanile; inoltre, Anna L. in particolare, ha apprezzato come la scrittrice sia riuscita a riportare il punto di vista di tutti i ragazzi protagonisti del romanzo, la coralità della storia. Laura, poi, ha raccontato la sua scena preferita: “La scena migliore è quando Matteo regala la rosa bianca a Giorgia. Mi è piaciuta tanto perché nel libro non viene presentata come scena principale, ma è una scena lì nell’angolo. Qui si vede come Giorgia stia cambiando, il cammino la trasforma”.

La discussione poi si è spostata sul filo trainante del libro: Alessio e le sue lettere. Le lettere che Giorgia trova nei libri hanno fatto innamorare i nostri lettori ribelli, anche se il finale ha spezzato qualche cuore.

“È bella la cosa delle parole di Alessio. Però lui mi è piaciuto di più mentre leggevo le sue lettere, perché potevo immaginarlo come volevo” ha detto Sofia Si., così come la pensa Marta S.: “All’inizio avevo immaginato Alessio come un ragazzo grande e forte, ma andando avanti con la lettura delle lettere ho capito che era diverso da come credevo io, questo mi è dispiaciuto un po’”. Anche Sofia St. è della stessa opinione: “Alla fine, Giorgia e Alessio si incontrano anche se non credo avrebbero dovuto. Mi sarebbe piaciuto che l’identità di Alessio fosse rimasta segreta; ma in fondo il ragazzo ha avuto una vita difficile, è più maturo della sua età, per questo tendiamo a idealizzarlo come personaggio”. Infine Valentina racconta ciò che secondo lei è il fulcro della storia, distogliendosi dalla discussione sul finale: “A un passo dalle stelle è un libro introspettivo che fa riflettere. Così come il cammino per Giorgia e i ragazzi, le lettere di Alessio sono in realtà più per sé stesso che per gli altri, un modo per redimersi e rinascere”. Anna M. ha aggiunto: “Le lettere mandavano avanti la mia lettura e, anche se scoprire chi Alessio fosse e come fosse fatto, ha spezzato un po’ la magia, ho capito una cosa: la storia si incentrava di più sui giovani pellegrini che in quel momento camminavano, tutti con un bagaglio di problemi che si alleggeriva ad ogni passo del cammino. Questo percorso ha portato i viaggiatori a capire quali sono le cose veramente importanti.” Vorrei quindi concludere la discussione dei ragazzi con ciò che ha condiviso Giulia, una frase potente che riassume tutto il significato del libro: “Probabilmente quando si è attirati dal cammino è perché in quel momento è quello che ci serve”.

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Durante l’incontro i lettori ribelli hanno poi telefonato a Daniela Palumbo per salutarla e farle delle domande in diretta sulla storia e la scrittrice ha risposto con entusiasmo. Di seguito le risposte che Daniela ha dato alle domande dei lettori ribelli.

Perché ha scelto di narrare di un cammino? E perché proprio quello della Francigena?
Ho iniziato a camminare 5 anni fa, e con cammino intendo quelli strutturati con zaino in spalla che durano giorni. Mi sembrò subito un’esperienza da condividere. Camminare ti mette in contatto con la parte profonda, e a volte nascosta, di noi stessi. Il cammino dissotterra, come dico nel libro, rimette in gioco le cose che pensavamo dimenticate, sepolte, e le cose belle anche. È come se il silenzio a cui ci abituiamo in cammino aprisse un varco nelle zone di noi che non frequentiamo più, ma che ci fanno essere ciò che siamo, in fondo. È una esperienza intensa, che porta con sé la fatica e l’ignoto (per quanto con la tecnologia sempre meno ignoto…), ma anche l’attesa di ciò che ci aspetta a fine tappa! Quando una esperienza così totalizzante (non pensate al trekking, è altro) mi tocca corde profonde, penso sempre a scriverne: io scrivo di quello che mi interroga, o di quello che mi cambia. È venuto spontaneo condividerlo nell’unico modo che conosco. Perché la francigena? Perché quando ho voluto iniziare a scrivere storie in cammino era quella che conoscevo meglio. E lì avevo fatto gli incontri più belli.

Molte lettrici ribelli avrebbero preferito che l’identità di Alessio fosse rimasta ignota e segreta. Perché ha deciso di farli incontrare alla fine?
Non ci avevo mai pensato a farlo restare segreto! Forse i ragazzi hanno ragione, sarebbe stato bello lasciare il mistero? Onestamente, non lo so, ma questo mi fa pensare! A dire la verità, mi sentivo così coinvolta che avevo una voglia matta di raccontare Alessio! È il personaggio a cui sono più legata dentro quel libro, dopo Giacomo… però mi chiedo, perché avrebbero preferito il mistero?

I ragazzi hanno apprezzato di più la copertina arancio, quella con la ragazza con lo zaino sulle spalle che sta seduta su una recinzione, perché rispecchia di più il libro e non è incentrata solo su Giorgia, come invece lo è l’altra. Lei quale ha preferito?
Anche a me è piaciuta quella del tramonto, quella dove la ragazza è di spalle. La seconda per intenderci.

img_8170.jpgLa storia delle lettere ha appassionato molto i ragazzi. Perché ha deciso questo tipo di narrazione, attraverso le lettere?
Perché le amo moltissimo. Credo che sia un modo di comunicare che ci dà (dava?) modo di dire tanto di più di noi. La scrittura della lettera è un gesto di fiducia verso un altro. Chi scrive affida qualcosa di sé stesso all’altro, e nello stesso tempo è un modo per guardarsi dentro, come Alessio. Una lettera è come un segreto che resta fra due persone. C’è una intenzione di tradurre a un altro la nostra vita, per questo la lettera è speciale. È come se restasse per sempre fra due persone a sigillare un pezzo di strada percorsa insieme.  In questo libro c’era un doppio binario narrativo: il racconto del cammino con la comunità di viandanti, allegra, chiassosa e piena di sfumature diverse, dall’allegria alla tristezza; ma è un punto di vista corale, comunitario. E poi le lettere: personali, intime, segrete. Le lettere sono un gesto antico (come il cammino e il pellegrinaggio), attraverso cui il lettore entra in contatto personale e profondo con i pensieri di Alessio, ma anche per riflesso con quelli di Giorgia. Fra l’altro, è bene dirlo, la storia di Alessio è invenzione fino a un certo punto, ci sono associazioni che fanno percorsi di cammino con i ragazzi che sono in regime penale di messa alla prova. Dunque il cammino diventa un luogo interiore dove l’introspezione è più facile!

I ragazzi sono rimasti colpiti dal fatto che tutti i protagonisti avessero problemi più o meno gravi con i genitori, come mai ha deciso di riportare quei problemi particolari?
Beh questo non lo so, non ci ho pensato, in effetti. Ovvero, mi sono lasciata guidare da un pensiero più spontaneo, ho pensato ai personaggi, alle loro caratteristiche, e Giacomo e gli altri sono emersi in modo spontaneo. Considerate però il mio punto di vista sul cammino, forse è questo il nodo. Per me è “dissotterrante” come detto, e guarda caso alcuni dei personaggi (non tutti però, Giacomo e Matteo ad esempio!) traggono beneficio dal dissotterrare le loro emozioni. Io che sono una che ha sotterrato e nascosto le emozioni per molto tempo; so com’è bello farle emergere, regalarle a un amico, farle diventare specchio di un’amicizia. E quando fanno male, so com’è sano condividerle con chi sa comprendere e ascoltare. Non è un atteggiamento che ritrovo solo con chi è adolescente, tanti adulti non hanno imparato a convivere emozioni e sentimenti che non riconoscono dentro di sé, e da grandi si fa ancora più fatica a far tornare i conti! Inoltre credo che la crescita personale passa attraverso dei nodi che si sciolgono (durante il cammino), in particolare i ragazzi hanno nodi da risolvere con in genitori. Ognuno ha dei problemi da scavalcare ed è come decide di scavalcarli che conta.

Sappiamo che nella vita lei è sia scrittrice che giornalista: quale dei due mestieri le piace di più? Che interazione c’è fra i due? Un lavoro aiuta e serve all’altro?
Mi piace più scrivere romanzi perché facendo la giornalista devi raccontare la cronaca. Mi sono avvicinata alla scrittura di narrativa proprio per sentirmi libera. Nel romanzo non devi veicolare informazioni, notizie, cronaca. Sicuramente sono professioni che interagiscono. Il mio lavoro di giornalista mi fa incontrare persone e storie che spesso incontro, anche inconsapevolmente, dentro i romanzi. Alessio per esempio ha fatto capolino dentro una notizia di un’associazione che ho raccontato nel giornale… Il romanzo però è un’altra cosa dal giornalismo. In quest’ultimo racconti mettendoti in piedi su un tavolo, vedi le cose dall’alto. Racconti quello che sembra la realtà. Non ti chiedi molto, sei in alto e scrivi ciò che vedi. Sei coinvolto, certo, ma non accade a te. Quando scrivi un romanzo, tu sei in mezzo. Diventi ogni personaggio, positivo e negativo, protagonista o minore, con loro cambi voce e passo, ma sei ciò che scrivi, non ti senti mai un osservatore, come in un pezzo per il giornale: nel romanzo che scrivi sei sempre il protagonista, e l’incantesimo accade per ogni personaggio. La sensazione è di essere tu stesso la storia che scrivi.

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Ringraziamo Daniela Palumbo per i suoi romanzi e per essere stata con noi!

Valentina Ganassin

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Leggere Ribelle incontra Bianca Pitzorno

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Ieri, 18 maggio 2019, all’Auditorium di Negrar di Valpolicella, i nostri lettori ribelli hanno avuto l’occasione di conoscere personalmente la scrittrice Bianca Pitzorno!

Importante autrice italiana per l’infanzia, i suoi libri hanno ispirato bambine e bambini, ragazzi e ragazzi, ma anche adulti! I suoi romanzi sono stati tradotti in moltissime lingue e le sue parole hanno raggiunto tantissimi cuori.

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Durante l’incontro la scrittrice ha raccontato aneddoti, storie del passato e del presente… i ragazzi sono rimasti ad ascoltare della grande passione ed esperienza di Bianca Pitzorno e sono rimasti ammaliati dal suo ultimo libro Il sogno della macchina da cucire.

Un’altra giornata carica di emozioni per i nostri ribelli, felici di aver portato a casa un autografo sul loro libro.

Valentina Ganassin

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Un ringraziamento speciale va al nostro fotografo che ci regala questi scatti: Stefano Santini.

 

Undici ragazze in fila

Festival e dintorni
LA MAGIA DEL FESTIVALETTERATURA
(articolo a cura di Valentina Ganassin)

Undici giovani ragazze, trepidanti ed entusiaste, aspettano in fila.  Ogni tanto sbirciano per vedere fra quanto, finalmente, arriverà il loro turno. Attendono tutte un autografo, ma non dal loro idolo, da un attore o un cantante famoso. Vogliono conoscere lui: Aidan Chambers, arzillo e brillante ottantatreenne con un’eleganza squisitamente inglese e lo sguardo divertito.  Questo e altro è accaduto al magico Festivaletteratura di Mantova 2018: un luogo di ritrovo per lettrici e lettori che vogliono incontrare scrittori, che vogliono parlare di storie e di libri, che vogliono stare in un ambiente dove possano sentirsi liberi di poter IMG-20180907-WA0054esprimere totalmente la loro passione.

“Potrà sembrare strano, ma io mi sono davvero emozionata, come se stessi assistendo a un concerto, ma al posto del cantante c’era un vecchietto” ci dice Anna M., una delle ragazze di LEGGERE RIBELLE, il gruppo di lettura appena nato ma già pronto a lanciarsi nelle avventure del Festival. Continua Anna: “Per un’appassionata lettrice come me è stato fantastico venire direttamente a conoscenza di queste realtà: stare a contatto con scrittori importanti, avere la possibilità di parlare con loro e vedere con i miei occhi quello che un giorno noi, piccolo gruppo di lettura, potremmo diventare”.

LEGGERE RIBELLE (LR) è il gruppo di lettura nato a Bussolengo dalla passione e l’impegno della scrittrice Giuliana Facchini, dall’entusiasmo e l’organizzazione dell’educatrice Paola Zermian e dalla perseveranza, il sostegno e l’accoglienza della bibliotecaria Milena Zecchinelli. Insieme alle redattrici Valentina, Sara e Elisa, tre giovani donne accumunate dall’amore per i libri e la scrittura, nel marzo 2018 è ufficialmente iniziata l’avventura di questo gruppo di lettura composto da ragazze e ragazzi pieni di voglia di parlare di storie.

La prima esperienza al Festivaletteratura, il 7 settembre, giorno dedicato ai gruppi di 41390220_2150142315028849_1503490200028839936_nlettura, è stato un successo, come ci racconta Sara: “Non sapevo del gruppo di lettura e quando me ne hanno accennato, non ero molto convinta di volerci andare. Quel giorno (a Mantova) mi sono piaciuti moltissimo gli incontri con gli autori e mi sono subito appassionata al gruppo. Quell’esperienza, passata insieme ad altre ragazze che condividono questa passione, mi ha reso molto felice e curiosa di continuare quest’avventura”.

Sofia S., invece, descrive in pochissime ma centrate parole cos’è stato per tutti noi il Festival: “Un’esperienza indimenticabile, dove la passione per la lettura si concretizza grazie alla possibilità di conoscere coloro che scrivono le storie per noi”. Mentre Chiara, in maniera ancora più concisa, ma molto potente, definisce il Festival come “un incendio di parole in cui affogare. “In senso positivo, ovviamente”, aggiunge poi ridendo.

IMG-20180907-WA0010Il Festival della letteratura può essere paragonato ad una Hollywood in piccolo della scrittura e dei libri. Camminando per Mantova, il IMG-20180907-WA0008gruppo LR ha infatti avuto la possibilità di incontrare gli scrittori che girovagavano per la città, di fermarli e chiedere un autografo, una foto o un saluto. Erano presenti Fabio Geda e Marco Magnone, scrittori di Berlin; Sara Zarr, autrice di Le variazioni di Lucy; l’immancabile Michela Murgia e infine il beniamino di LR, Mister Aidan Chambers, che si è trattenuto poi insieme al gruppo per una chiacchierata informale e una foto.

 

IMG-20180907-WA0050“Il festival di Mantova è stata un’esperienza unica che ci ha dato la possibilità di incontrare i nostri scrittori preferiti, coloro che ci hanno rapito il cuore e l’anima” commenta Giulia. “È quasi surreale incontrarli (gli scrittori) e allo stesso tempo hai anche paura che loro non siano all’altezza delle tue aspettative o che non assomiglino all’idea che ti sei fatto di quella persona che, con le sue parole, ti ha fatto evadere dalla tua vita monotona e ti ha trasmesso la parte più intima della sua anima”.

Anche Benedetta è rimasta affascinata dal Festival: “L’intero evento è stato straordinario, IMG-20180907-WA0047e se avessi l’arduo compito di scegliere la parte migliore, probabilmente sarebbe l’atmosfera che si percepiva. Camminare per Mantova e imbattersi negli scrittori che passeggiavano o giravano in bicicletta e magari riuscire a scambiare qualche parole, mi ha regalato una sensazione di casa e familiarità che mi è rimasta nel cuore”.

Le undici ragazze hanno avuto l’opportunità, con questa avventura librosa, di rafforzare la loro relazione di gruppo e di fare nuove amicizie parlando insieme di storie e mondi con una passione che non tutti riescono a comprendere. “Io a Mantova mi sono divertita moltissimo” ci riferisce Sofia Si. “Mi sono emozionata agli incontri con gli autori e mi è piaciuto stare in compagnia delle mie nuove compagne. Spero di rivivere nuovamente un’esperienza del genere per poter riprovare le stesse emozioni”. Sul treno del ritorno, c’è stato un cambiamento alquanto percepibile nell’atmosfera del gruppo. Se all’andata le ragazze sembravano timide e riservate, dopo la giornata passata insieme, sono diventate delle amiche allegre e spensierate. Giovani ragazze che chiacchierano tra loro della magia appena condivisa, dell’avventura appena vissuta.

E non si può concludere questo scritto sIMG-20180907-WA0014e non con le parole di una di queste ragazze, Anna L., che ricorda: “La giornata del Festival è stata meravigliosa. Innanzitutto ho avuto la possibilità di fare amicizia con nuove fantastiche ragazze, inoltre mi sono sentita, grazie alle varie interviste, molto vicina agli scrittori e mi sono accorta di quanti ragazzi e ragazze in tutta Italia sono appassionati alla lettura. Insomma… posso dire che la mia “prima volta” al Festivaletteratura è stata bellissima!”

Valentina Ganassin

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