Leggere Ribelle a Mare di Libri 2025

Festival e dintorni
SI PARTE!
SI LEGGE E POI SI ARRIVA!
BREVE RIPASSO PRIMA DEL NOSTRO EVENTO

Ogni oggetto corrispondeva a una domanda, ogni domanda aveva un suo oggetto simbolico.

Alle autrici è stato chiesto a turno di sceglierne uno da una sacca di tela

Il primo oggetto estratto è estato un TELEFONO – La domanda di Elisa è per Francesca Torre

Questo telefono che hai tirato fuori dalla scatola spesso dagli adulti è considerata la causa di tutti i pensieri e sentimenti negativi che i ragazzi provano. Penso che molti di noi giovani si ritrovino nella situazione di Tea, che si sente sempre costretta ad essere iper-performante per essere considerata “degna” dell’affetto che riceve, ma anche di Viola, che si chiede “Che senso ha dormire a pancia in su, con le spalle coperte, quando i mostri sotto al letto sono diventati i mostri dentro di te?”. La colpa di questi pensieri viene spesso attribuita appunto ai social, che secondo alcuni adulti danno ai ragazzi una percezione distorta della vita vera: è davvero così? Sono i social che hanno reso questa generazione apparentemente più ingabbiata nei propri pensieri?

Il secondo oggetto estratto è stato una RADICE – La domanda di Cristina è ancora per Francesca Torre

Che ruolo ha il colore verde nel percorso emotivo delle protagoniste, e come cambia il suo significato nel corso della narrazione?

Perché la radice? Il legame tra natura e adolescenza in “L’età verde” può essere rappresentato simbolicamente da una radice. La radice, a differenza del tronco o delle foglie, cresce nascosta, sotto terra: è invisibile, ma fondamentale. Allo stesso modo, nell’adolescenza, le trasformazioni più importanti avvengono all’interno, spesso lontano dagli sguardi esterni. La radice rappresenta anche il legame con la terra, con la natura, un legame che i protagonisti del libro cercano per ritrovare un contatto autentico con sé stessi. È inoltre simbolo di identità complessa, intrecciata, difficile da districare, proprio come le emozioni, i pensieri, le contraddizioni dell’età verde.

In risonanza con L’età verde è il film Into the Wild di Sean Penn. Anche qui troviamo un giovane che sceglie di allontanarsi dalla società per cercare sé stesso nella natura. Il desiderio di fuga è simile: sia nel graphic novel che nel film, i protagonisti percepiscono il mondo degli adulti come troppo artificiale, soffocante, e sentono il bisogno di rompere con esso. Ma la natura non è solo un rifugio: è anche una sfida, un luogo dove confrontarsi con la propria solitudine e libertà. E in entrambi i casi, la vera scoperta non è geografica, ma interiore. I protagonisti non trovano risposte pronte, ma imparano ad ascoltarsi, a comprendere che la crescita più autentica avviene dentro di sé.

Il terzo oggetto estratto è stato una POESIALa domanda di Sofia è per Francesca Piccozzi

La poesia di Sofia Gatta, originale, scritta da lei, è stata letta da Alberto e la domanda di Sofia è stata:

Perché i giovani non chiedono aiuto quando stanno male, si fanno del male e non parlano apertamente di quello che provano?

Il quarto oggetto estratto è stato una CORDA – La domanda di Ioana è per Francesca Piccozzi

Noemi, la protagonista del secondo capitolo, si confronta con la ricaduta di un disturbo alimentare proprio in un momento di apparente felicità. Come viene mostrato (si mostra?) il legame tra successo e controllo, e cosa ci insegna sull’illusione della guarigione come “fine del dolore”?

Un collegamento: “Tutto chiede salvezza” – Daniele Mencarelli

Il protagonista, come Noemi, attraversa una crisi interiore dietro una facciata “normale”. Entrambe le opere parlano di come il dolore non sparisca, ma cambi forma e vada ascoltato.

La corda indica oscillazione.

Il quinto oggetto estratto è un FIORE con un PETALO COLORATO La domanda di Mia è per Torre

Tea e Viola vivono un percorso di crescita fatto di domande, fragilità e ricerca di identità. In Il cavaliere inesistente, di Italo Calvino, Agilulfo rappresenta invece un’identità rigida, costruita su regole e doveri. Secondo te, quanto è importante oggi per i giovani imparare a convivere con le proprie imperfezioni, anziché inseguire un ideale irraggiungibile come fa Agilulfo?

collegamenti: come il film Lady Bird di Greta Gerwing racconta del conflitto con se stessi e con le aspettative, anche il fiore con un petalo di colore diverso esprime tutta la bellezza dell’imperfezione.

Il sesto oggetto estratto è stato una COPIA DEL PICCOLO PRINCIPE – La domanda di Alberto è per Francesca Piccozzi

Nel libro si parla di una solitudine profonda, che i personaggi vivono nel loro percorso. Spesso stare da soli con se stessi è difficile, ma tu la descrivi come qualcosa di importante. Secondo te, qual è il legame tra questa solitudine e la crescita personale? Pensi che imparare a stare bene da soli, possa diventare una vera forza e non una debolezza?

Questa riflessione ci porta a una frase molto nota di Antoine de Saint-Exupéry: L’essenziale è invisibile agli occhi. Collegamenti: Sound of Silence di Simon & Garfunkel

In ultimo è Victoria a consegnare a Francesca Piccozzi e Francesca Torre uno SPECCHIO

In che modo pensate che la letteratura possa svolgere un ruolo importante nella rappresentazione e nella comprensione dei disturbi mentali, permettendo ai lettori di accedere a esperienze e prospettive diverse e di sviluppare una maggiore empatia e consapevolezza? Pensate che la letteratura possa influenzare la percezione pubblica dei disturbi mentali, contribuendo a ridurre lo stigma e a promuovere una maggiore comprensione e accettazione?

Lo specchio, simbolo di riflessione e introspezione, rappresenta la capacità della letteratura di riflettere le esperienze e le prospettive delle persone che vivono con disturbi mentali, offrendo ai lettori una possibilità di riflettere e comprendere meglio queste esperienze. Attraverso la letteratura, possiamo vedere noi stessi e gli altri in modo diverso, promuovendo una maggiore comprensione e accettazione. In questo senso, la letteratura può aiutare a rompere gli stereotipi e le stigmatizzazioni associate ai disturbi mentali, offrendo una rappresentazione più realistica e rispettosa delle persone che li vivono, e contribuendo a creare una società più empatica e inclusiva.

Ultimissima domanda di Elisa… per Francesca Torre!

Mi ha colpito molto l’ossessione quasi maniacale che prova Cael per i suoi risultati scolastici, per questo nella scatola hai/avresti pescato una verifica con un 7. Cael nel libro di Francesca è un ragazzino molto performante a livello scolastico, che prova ansia molto forte nel ricevere un sette all’interrogazione. Questa preoccupazione eccessiva nasconde in realtà una paura per la sicurezza dei propri genitori, che non hanno mai confidato a Cael il vero motivo per cui si sono trasferiti in Italia dall’Irlanda. L’ansia legata ai voti scolastici ha sempre un secondo motivo dietro come nel caso di Cael? Oppure l’attaccamento all’iperperformance è legato a una concatenazione di pensieri che dice “se non prendi X voto non sei degno/a di affetto”? E ancora, come mai questa tipologia di ansia viene riscontrata soprattutto nelle ragazze? Potrebbe avere a che fare con il fatto che il genere femminile si sente in “dovere” di faticare il doppio per essere riconosciuta come “brava”, mentre un ragazzo verrebbe riconosciuto tale senza troppo sforzo?

ALBERTO LR È TRA I 10 GIURATI DEL PREMIO MARE DI LIBRI
CON ELISABETTA LA NOSTRA EDUCATRICE SPECIALE e NELLE RETROVIE ANNA MALGARISE GUEST STAR LR!
CON GIULIANA LA NOSTRA TERRIBILE COORDINATRICE 😉

Grazie a FRANCESCA TORRE e FRANCESCA PICCOZZI e grazie a MARE DI LIBRI per averci dato la possibilità di vivere questa esperienza speciale e di stare due giorni interi nel suo bellissimo mare di eventi e libri!

A RIMINI CI SONO GELATERIE BUONISSIME!

TUTTE LE ALTRE DOMANDE

Stella: Come mai ha deciso di rappresentare la malattia di Viola con delle ali verdi? Hanno un particolare significato?

Ioana : Il fumetto mostra che anche chi apparentemente “sta bene” può vivere un dolore invisibile. In che modo il linguaggio del corpo (attacchi di panico, disturbi alimentari, autolesionismo) e diventa una forma di comunicazione alternativa?

Collegamento: “Il corpo non dimentica” – V. Van der Kolk  Come nel graphic novel, il libro mostra che il corpo trattiene traumi, emozioni e dolori mai elaborati. II corpo parla, anche quando la mente tace.

Alberto: Nel libro l’adolescenza è raccontata in modo autentico, soprattutto nei momenti difficili. Secondo te, oggi essere adolescenti è diventato più complicato rispetto al passato? E se sì, cosa pensi che lo renda così?

Collegamento, un quadro: L’urlo di Edward Munch

Mia: Ti è mai capitato, nella tua pratica clinica, di sentire il peso emotivo nell’entrare in contatto con la sofferenza emotiva dei tuoi pazienti? Come riesci a restare presente e coinvolta, senza però farti travolgere da ciò che ascolti ogni giorno?

collegamenti: Good will hunting

Il rapporto tra lo psicologo Sean Maguire e Will è un esempio di come un terapeuta possa restare umano e partecipe, pur tenendo saldo il proprio ruolo.

Victoria: In che modo credi che la costruzione di relazioni significative e supportive possa influenzare positivamente la salute mentale di una persona, e pensi che le persone possano lavorare per creare e mantenere queste connessioni in modo sano e autentico?

Cristina: Nel suo graphic novel la linea tra realtà e percezione è volutamente sfumata. Come ha lavorato per far vivere al lettore questa ambiguità permettendogli comunque di entrare in forte empatia con i personaggi senza estraniarsi dal graphic novel? A me ha dato l’idea di una porta socchiusa. La porta socchiusa rappresenta la transizione: tra il visibile e l’invisibile, tra la realtà concreta e quella interiore, tra ciò che si conosce e ciò che resta da scoprire. È anche simbolo di ambiguità: non è né aperta né chiusa, proprio come lo stato emotivo della protagonista, che si muove in una zona incerta, fatta di domande irrisolte e percezioni alterate.

Elisa: Avete/avreste tirato fuori dalla scatola una catena: per questa domanda vorrei collegarmi ad una frase di Viola ne “L’età verde” che recita “ L’amore degli altri mi sembra una gabbia”. L’animo di Viola sembra cercare disperatamente l’amore degli altri; ma esteriormente la ragazza rigetta l’amore che le viene offerto. A cosa è dovuta questa duplicità di sentimenti che la porta a desiderare l’affetto ma anche ad averne quasi paura? Potrebbe essere che alla fine l’unica cosa che ci smuove da questo stallo non è il ricevere amore ma donarlo?

Cristina: È possibile riconoscere “Perché sei qui” come un libro in cui si cerca un senso alla propria identità tramite il confronto con gli altri? Per citare Mareacash, un cantate in voga tra i giovani, egli nella sua canzone “Dubbi” dice “che paradosso no che io per essere me stesso sia costretto ad andare dove non mi riconosco”, si trova in accordo con questa affermazione?

Victoria: Oggetto simbolico sarebbe stato: Una luce. La luce rappresenta la speranza e la guarigione. Come pensi che la terapia possa aiutare le persone a superare le difficoltà emotive e a trovare un nuovo senso di speranza e di scopo nella vita, specialmente quando si sentono sopraffatte dall’ansia o dalla depressione?

Collegamento: Il film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (2004) di Michel Gondry, che parla della complessità delle relazioni e della memoria umana

Alberto: Il tema del “perdersi” è centrale nel libro, esso viene quasi descritto come un passaggio fondamentale per “ritrovarsi” ti trovi d’accordo con questa interpretazione?

L’oggetto sarebbe stato: una bussola; film: Inside out

Ioana: Nel percorso di Cael, l’ansia si manifesta come un allarme che suona senza preavviso. Cosa ci dice questa rappresentazione sul modo in cui viviamo il disagio emotivo nella società contemporanea?

Collegamento: “Breathe Me”- Sia -> Il brano mette a nudo una fragilità profonda e silenziosa, che esplode solo quando ormai è troppo tardi. Come nel fumetto, anche qui si chiede disperatamente: “Aiutami.”

Alberto: All’interno della storia, il rapporto tra Tea e Viola viene descritto come intenso e incostante, pieno di affetto ma anche di incomprensioni. Cosa volevi trasmettere con questa amicizia così complicata?

oggetto: elastico canzone: Changes, tupac

Ioana: Nel fumetto, la terapia non viene rappresentata come una soluzione magica, ma come uno spazio in cui si impara a convivere con se stessi e con le proprie fragilità. Qual è, secondo te, il messaggio più profondo che il romanzo vuole trasmettere sull’idea di salute mentale?

Collegamento: “Inside Out” ⁃ Pixar

⁃ Entrambe le opere ci insegnano che la salute mentale non è “essere sempre felici”, ma dare un posto anche alla tristezza, alla rabbia, al dubbio. È integrazione, non cancellazione.

Un tè con Beatrice Masini

Festival e dintorni
Il saluto di Veronica Gasparini,
delegata alle politiche giovanili del Comune di Bussolengo
Finalista al Premio Campiello junior 2025
Beatrice Masini

Noi di Leggere Ribelle abbiamo letto Una casa fuori dal tempo e abbiamo invitato tutti i ragazzi e le ragazze che desideravano partecipare al nostro evento a unire le loro alle nostre curiosità!

Leggere Ribelle, LibriAperti Bookclub e Spazi LIBeRI

La prima sarebbe una domanda di rito: come è nata l’idea per Una casa fuori dal tempo? Ma noi non la faremo! Passiamo la parola a Alberto:
Nel romanzo emerge un forte richiamo alla leggenda di Persefone. Il libro è stato concepito fin dall’inizio attorno a questo mito, oppure l’idea di intrecciarlo alla storia è nata in un secondo momento, prendendo forma durante la scrittura?

Alberto: Pompei è un luogo intriso di memoria. Come ha dato vita al suo passato senza limitarsi ad una semplice
ricostruzione storica?

C’è un autore o un libro che ha influenzato la scrittura di questa storia?

Ioana: Spesso i luoghi nelle sue storie sembrano avere una dimensione quasi mitica o spirituale. Crede che i luoghi possano davvero essere “custodi” delle nostre storie e dei nostri segreti, o è più una suggestione letteraria?

Mia: Nel romanzo, la casa sembra incarnare un personaggio a sé stante, quasi un’entità viva che custodisce segreti e memorie. Come ha lavorato sull’idea della casa come simbolo e cosa rappresenta nel contesto della storia? Cosa, invece, significa per lei “casa”?

Il tema dello scavo archeologico può essere visto come una metafora della ricerca e della scoperta interiore?

Se dovesse descrivere il suo libro in tre parole, quali userebbe?
Cosa le piacerebbe che rimanesse al lettore una volta terminato il romanzo?

Se potesse dare un consiglio ai giovani lettori che si avvicinano a Una stanza fuori dal tempo, quale sarebbe?

Gaia (Spazi LIBeRI): Nella nostra esperienza con gruppi di lettura per adolescenti abbiamo incontrato anche ragazze e ragazzi abituati a leggere esclusivamente narrativa per adulti, classici, saggistica sempre per adulti, e da parte loro abbiamo riscontrato una maggiore fatica e resistenza nel confrontarsi con la narrativa YA. Volevamo chiederle come consiglia di affrontare queste situazioni, se spronarli alla lettura di libri per giovani adulti o lasciarli liberi di seguire i propri interessi, e cosa i libri per ragazzi e giovani adulti possono dare a questi lettori.

Il gruppo Leggere Ribelle, dimezzato in questo evento dall’influenza,
ringrazia a nome di tutti BEATRCE MASINI!
(Nella foto: Alberto, Alessandro, Ioana, Mia ed Elisabetta, manca Sofia, ma c’era!)
Consiglio di lettura di Beatrice Masini
Consiglio di lettura di Beatrice Masini
Consiglio di lettura di Beatrice Masini

Leggere Ribelle, dimezzato in questo evento dall’influenza, ringrazia a nome di tutti BEATRCE MASINI, i gruppi di lettura Libri Aperti BookClub della biblioteca di Sant’Ambrogio e Spazi LIBeRi delle biblioteche di Verona.

Grazie a Paolo e Daniela, i nostri bibliotecari, che ci hanno accolto e supportato!

Grazie a Stefano Santini per le bellissime foto!

Leggere Ribelle a Mare di Libri 2024

Festival e dintorni

Cristina:

Buongiorno a tutti e a tutte da noi di Leggere Ribelle e un caloroso benvenuto a Mare di Libri a Joana Estrela!

Del libro Pardalita abbiamo particolarmente apprezzato la scelta di narrare tramite delle figure la storia raccontata. Si tratta di una storia di per sé abbastanza comune dove si parla dell’età adolescenziale, della scoperta di se stessi e delle relazioni col mondo esterno. La particolarità di questo libro sta proprio nella sua forza comunicativa: qui la potenza narrativa incontra il linguaggio del disegno e amplifica l’immagine del fumetto e l’impatto che esso ha su chi legge.

Pardalita poi è anche un libro poetico, intimo. L’intimità che si instaura con i personaggi è data soprattutto dalle immagini che come uno zoom possono accendere il focus su piccoli dettagli rappresentando scene specifiche. Dunque si ha uno sguardo ampio suggerito da immagini a campo largo, ma si ha anche un’inquadratura più dettagliata.

1) Come è nata l’idea di scrivere questa storia? C’è qualcosa di autobiografico?

Alberto legge l’incipit di Pardalita

Victoria:

2) In determinate pagine abbiamo visto come ritorni l’immagine del passerotto. Catullo all’interno del Liber dà uno pseudonimo alla sua amata Clodia chiamandola Lesbia, notando la somiglianza tra il nome dell’amata di Catullo e Pardalita ci siamo chiesti: perché scegliere una sorta di pseudonimo per la ragazza? E perché un passerotto?

3) Una delle parti che ci hanno colpito maggiormente è legata a queste immagini sul corso di teatro. Abbiamo tre domande per lei che le poniamo insieme perché si completano tra loro unendo la vita vera, la storia e il disegno.

          Alberto: confrontandoci con qualcuno che tra noi fa teatro, abbiamo notato che le pagine dedicate a esso sembrano disegnate da chi ha avuto esperienza in questo ambito. Che rapporto ha con il teatro e la recitazione?

            Mia: all’interno della graphic novel il teatro viene utilizzato come mezzo/luogo per far conoscere Pardalita alla protagonista: come mai?

             Victoria: Ci siamo sorpresi davanti alla forza di queste pagine legate al teatro, soprattutto la   scelta del disegno, infatti i corpi passano da avere una forma concreta a delle semplici linee astratte, portandoci a domandare perché usare delle linee astratte per mostrarci il movimento?

4) Una metafora molto interessante è, poi, quella dei verbi irregolari inglesi.

Cristina: Essi vanno come a creare un perfetto connubio tra il caos che regna nella mente della protagonista in una fase di cambiamento e la regolarità di questo scombussolamento che – soprattutto negli adolescenti- rappresenta la normalità. Un’ idea bizzarra e azzeccata allo stesso tempo.

– Ioana cut, cut, cut – Forgive, forgave, forgiven – Speak, spoke, spoken. – Wake, woke, woken. – Sleep, slept, slept. – Choose, chose, chosen. – Tell, told, told. – hurt, hurt, hurt. – learn, learnt, learnt. – say, said, said. – Eat, ate, eaten. – Send,sent, sent. – Think, thought, thought.

Ci è piaciuta l’idea, e serve anche per ripassare!

Ioana:

5)Quando Miguel abbandona la scena arriva Pardalita, Pardalita va a sostituire Miguel? L’uno non significa quasi nulla, l’altra tanto.

Marta:

6) L’esperienza vissuta dalla protagonista sulla scoperta della propria sessualità, innamorandosi di Pardalita è autentica ed emotivamente toccante. Va a scoprire anche un aspetto della propria identità. Tutto è rappresentato in maniera molto leggera e delicata nonostante sia molto importante.

I vari riferimenti che vengono fatti alle problematiche contemporanee sono una denuncia sociale?

Ioana:

7) Questa è la poesia che si intitola Adattamento di Alcmane di Sophia de Mello Breyner che la protagonista recita per l’audizione per il corso di teatro. Perché questa scelta?

8) Mia: All’inizio del libro la canzone di sottofondo di uno spot pubblicitario in televisione è She’s like a rainbow dei Rolling Stones. Non la ritroviamo solo in questa occasione, infatti successivamente utilizza il verso she’s like a rainbow per sottolineare la diversità dei colori dei vestiti indossati da Pardalita.  Ha, quindi, un rapporto speciale con la canzone?

9) Cristina: Il mondo dei fumetti e dei libri illustrati è ancora molto sottovalutato e spesso non gli viene data l’attenzione che merita. A me personalmente è spesso successo di assistere a episodi in cui libri che ritenevo molto validi non sono stati onorati a dovere poiché illustrati e dunque non ritenuto libri “veri e propri”; le è mai capitato di venire sminuita nel mondo della narrativa per ragazzi?

10) Victoria: Ci hanno colpiti i vari riferimenti legati all’acqua, e ci siamo chiesti perché l’acqua? Sembra quasi che l’acqua prenda un significato di percorso di vita, addirittura quello della vita stessa della protagonista.

11) Ioana: Ragionando, abbiamo notato che all’interno del libro due animali spiccano sugli altri, il passerotto (Pardalita) e il gatto, notando come i due vengano sempre associati come opposti e rivali. La scelta fatta è stata voluta o casuale? 

12) Cristina: Ci sono autori, autrici, romanzi o film che l’hanno ispirata a scrivere questo graphic novel?

13) Victoria: Come è cambiata la sua vita professionale dopo Pardalita?

Victoria: Con questa immagine potente chiudiamo, lasciando la curiosità che genera questa battuta finale, ringraziamo tutti e tutte voi e in particolare la traduttrice e Joana Estrela.

Grazie a Mare di Libri per averci dato questa bellissima opportunità!

GRAZIE!

GLI ALTRI BELLISSIMI INCONTRI A CUI ABBIAMO PARTECIPATO

VICTORIA TRA I GIURATI FORTI LETTORI DEL PREMIO

e adesso qualche scatto sparpagliato Leggere ribelle…

IL VIAGGIO
L’ARRIVO
PRONTE E PRONTO
PRANZO AL SACCO
ANDANDO DA UN EVENTO ALL’ALTRO
LETTRICI SERIE E PACATE
COLAZIONE
ABBIOCCO PRIMA DELL’ULTIMO EVENTO

GRAZIE A MARE DI LIBRI, AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE DEGLI ALTRI GRUPPI DI LETTURA, AGLI AUTORI E ALLE AUTRICI PRESENTI E A TUTTI QUELLI E QUELLE DELLEO STAFF!

ALLA PROSSIMA, RIMINI!

Quando tutto brucia

Festival e dintorni

Intervista e riflessioni con Catia Proietti

È interessante come in questo romanzo, nonostante ci siano tanti protagonisti, anche molto diversi tra loro per età, interessi o priorità, non si percepisca tra le righe il giudizio nei confronti di quei comportamenti che un occhio critico e oggettivo definirebbe scorretti. Parliamo di Andrea come di Zaril, ma anche del rapporto tra Celeste e Martina che si esprime in dialoghi brevi e accesi fondati su incomprensioni. Spesso le azioni dei sei ragazzi sono mosse da un qualcosa che non capiscono nemmeno loro, oppure non hanno nemmeno un perché. Il capitolo 19 del libro si intitola “Tutte le storie ne raccontano una”: ogni personaggio, con il proprio punto di vista, le proprie paure e i propri obiettivi contribuisce a tessere un pezzo della vicenda. Tutti gli arazzi, però, iniziano da un unico filo… chi è il primo filo di questa storia? C’è un personaggio che è stato pensato per primo, da cui poi sono scaturiti tutti gli altri?

Emma

Nel romanzo si vede come la vita difficile che vivono i protagonisti adolescenti li cambia. Le loro lotte e le loro esperienze li rendono diversi da come sarebbero potuti essere se avessero avuto una vita più facile. Per capire meglio i personaggi è stato importante guardare a come l’esclusione sociale e le difficoltà li influenzino.

Alberto

Un elemento che ho trovato particolarmente interessante è stato il personaggio di Andrea. Nel suo romanzo non lo dipinge solo come un personaggio crudele, rendendo la sua persona equivalente alle sue azioni; ma invece apre al lettore uno squarcio della sua interiorità, anche attraverso il suo legame col nonno. Le azioni di Andrea non vengono “giustificate”, come spesso si usa fare: per esempio, l’azione criminale di un ragazzo viene giustificata dall’ aver subito un contesto scolastico o familiare inadatto. Andrea invece è un personaggio che non si può incasellare in una giustificazione, ma semplicemente è come è, e fa ciò che fa senza neanche saperne il perché.

Cercando di non fare spoiler, vorrei discutere con lei del futuro che i ragazzi delle scuole vecchie decidono di intraprendere: Malik per esempio sa esattamente che cosa vuole e come realizzare questo suo sogno di diventare un regista cinematografico. Mattia invece, considerato lo scansafatiche del gruppo, attraverso un incontro casuale si ritroverà d’improvviso su una strada che sembra fatta apposta per lui. Zaril inoltre, a un certo punto del libro, impara a dare importanza al lavoro dei propri genitori, dei fruttivendoli. Martina, che sta vivendo la quinta superiore, si trova davanti a un mare di scelte e nessuna possibilità concreta. Spesso ai giovani viene detto che c’è un solo modo per capire qual è la propria passione e la propria strada nella vita. Ma è davvero così? Oppure ognuno ha il suo modo personale di scoprire la sua strada? E se è così, c’è la possibilità che non la si scopra mai?

Il romanzo  “rompe” lo schema del classico/a protagonista attorno al quale gira una storia. Nonostante i protagonisti siano Martina, Malik, Mattia e Zaril; nel libro si può evidentemente percepire una narrazione che non è corale, ma quasi comunitaria, come se la voce stessa di Rebibbia, attraverso i suoi abitanti, avesse deciso di raccontare questa storia. In personaggi come Celeste, Carola, Simone… la storia prende vita non solo nelle menti dei protagonisti, ma raccontando anche la quotidianità di chi gli sta attorno.

Elisa

Per quanto gli adulti, nei libri young adult, solitamente siano trattati con distacco e quasi sempre risultino personaggi secondari, qui il lato emotivo dei personaggi adulti mi è sembrato più profondo e rispetto a quello dei ragazzi, che non mi ha colpito come quello dei genitori. Bello che sia riuscita a calarsi nei panni di cosi tanti personaggi, caratterizzati da sfaccettature completamente diverse l’una dall’altre, senza cadere nei cliché tra un personaggio e l’altro.

Victoria

Mi è piaciuto molto il fatto che man mano che la storia prosegue si scoprono nuovi e inaspettati personaggi che inizialmente fatichiamo ad associare a ciò che la storia già è, ma che grazie alla molto dettagliata descrizione dell’autrice (anche dal punto di vista del contesto) riusciamo poi a collocare. Bello che inizialmente i vari personaggi sembrano non avere niente a che fare tra loro ma che poi tutto si intrecci come un meccanismo perfetto. Le descrizioni dei luoghi, delle situazioni e la perfetta resa delle emozioni fanno pensare a un qualcosa di familiare già conosciuto anche perché il contesto è abbastanza specifico.

Sara

Nel suo libro, tra i tanti temi affrontati c’è stato quello del “mal di mondo”, ossia un sentimento di impotenza e disagio nei confronti delle ingiustizie sociali che prova in particolar modo il personaggio di Malick. Personalmente l’ho rivisto molto in noi ragazzi e nella nostra voglia di fare la differenza, ribellandoci al mal di mondo, soprattutto tramite manifestazioni oppure opere di sensibilizzazione contro le ingiustizie sociali. Nonostante ciò, in questo libro la situazione si capovolge: infatti qui sembrano essere i personaggi più adulti e anziani, come ad esempio i nonni di Malick, a reagire alla situazione di ingiustizia che si è creata dallo sgombero della fabbrica, mentre lui si distanzia dalla presa di posizione dei nonni. Cosa ne pensa dei movimenti e delle manifestazioni di giovani? Riuscirebbero a “sconfiggere” il mal di mondo?

Marta

Consiglierei questo romanzo a un adolescente perché dimostra come la vita sia imprevedibile e persone così diverse riescano a incastrarsi come un puzzle, come dolcezza e mal di mondo possano trovare equilibrio.

Mia

Molto probabilmente risulta scontato dirlo dato che non si tratta certo di un personaggio che passa inosservato. La cosa che però più mi ha colpita è stata entrare in empatia con Carola, non una donna qualsiasi: una madre. Solitamente quando leggo un libro difficilmente riesco a cogliere appieno il ruolo di un personaggio “grande”, è molto più semplice per me comprendere una figura giovanile, forse anche perché spesso mi permette di rivivere momenti e dinamiche che io in prima persona ho vissuto. Carola è invece una madre che ogni giorno deve fare i conti con la morte del figlio, morte a cui non si rassegna. Una donna che nutre speranze quasi “irreali” davanti a una situazione così tragica come la morte. Eppure -nonostante il forte distacco che c’è tra me e lei- Carola riesce a rendere tangibili ai miei occhi situazioni davanti alle quali non vorrei mai trovarmi. Lei è una madre e in quanto tale il suo primo pensiero è sempre il figlio (che mette davanti a ogni situazione, spesso anche dopo la sua morte cercando di mantenere vivo il suo ricordo) e allo stesso modo io, durante tutta la lettura del racconto, ho avuto un occhio di riguardo verso la sua condizione. Un po’ come se fosse lei stessa mia figlia e dovessi provvedere al suo benessere. Questo ritengo sia dovuto anche e soprattutto alla sua scrittura, mi chiedo dunque: nella fase di scrittura di un testo quanto, secondo lei, è possibile estremizzare un personaggio? Qual è quella linea di confine che separa “il troppo stroppia” da un “piccolo azzardo”?

Un tema del libro che mi ha impressionata è stato il tema del dolore. In particolare modo il dolore di Malik e quello di Martina. Carola mostra un dolore più evidente, Malik e Martina invece lo nascondono meglio. Con il tempo poi approfondendo meglio la conoscenza di questi personaggi, essi si metteranno a nudo. Malik è come un automa nella sua stessa vita, una presenza abituata a vivere nella sua ombra. Martina invece tramuta il suo dolore in sicurezza. Ciò che accomuna tutti i personaggi è però il fatto di aver instaurato una forte amicizia con quel dolore, tanto da non volerlo più lasciare andare: forse perché è più comodo lasciarsi coccolare dalla sofferenza, che accettare di aver sofferto e di dover continuare a vivere la propria vita da protagonisti. Martina, Malik e Carola dunque disimparano a soffrire dosando bene la quantità di dolore che si portano dietro.

Cristina

Grazie a Catia Proietti!

Sul profilo Instagram Leggere Ribelle la registrazione della diretta realizzata in occasione dell’incontro.

Personaggi di carta. Siamo davvero noi?

Festival e dintorni

Questo video racconta un confronto generazionale tra autore o autrice adulta e lettore o lettrice giovane che Leggere Ribelle ha voluto in una tavola rotonda virtuale.

Altri lettori o lettrici, oltre a noi, a volte non si ritrovano nei personaggi dei romanzi ya? Perché scegliere di raccontare ragazze e ragazzi? Quali personaggi interessano le o gli adolescenti? Quanto è importante conoscerle o conoscerli? Come si costruiscono i personaggi? Da dove arrivano? Solo vite drammatiche? E le scrittrici giovanissime che conoscono la propria generazione? Quanto conta l’esperienza adulta? E l’amore? La coralità? L’ironia?

Ecco alcune domande e dubbi che abbiamo rivolto a Emanuela Da Ros, Daniela Palumbo, Manuela Salvi e Alice Torreggiani, che ringraziamo molto per essersi messe a nostra disposizione con professionalità e gentilezza.

Buona visione da Leggere Ribelle!

Leggere Ribelle incontra Laura Bonalumi

Festival e dintorni, Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

Fuori dalla chiesa, la peggiore bufera di neve che si ricordi.
Dentro la chiesa, sette persone rifugiate e isolate dal mondo.
Una ragazza, una donna, due bambini, un uomo, un prete, un ladro. Tutti hanno perso qualcosa di molto prezioso. Ma nessuno ha perso la speranza di uscire da lì, salvarsi e tornare nel mondo esterno.
Mentre fuori la nevicata non accenna a diminuire, dentro i viveri scarseggiano e ogni decisione può fare la differenza tra sopravvivere e morire.

Inizia così Bianco, romanzo distopico della scrittrice italiana Laura Bonalumi, e credo non ci sia modo migliore per riassumere la tragica ma potente storia raccontata nel libro.

I giovani ragazzi del gruppo Leggere Ribelle hanno avuto l’onore di incontrare, online, la scrittrice milanese. Dopo aver letto il libro Bianco, i ragazzi hanno raccolto moltissime impegnative, pensate, ponderate domande che hanno poi posto all’autrice. Questa ha risposto con considerazioni profonde ed equilibrate, ma sempre un po’ ribelli, caratteristica fondamentale per il nostro gruppo. Ma ora lascio la parola direttamente ai giovani ribelli e alla scrittrice, che vi riporteranno direttamente all’interno della loro appassionante conversazione.

L’incontro inizia con il nostro classico giro di saluti colorati e, dopo una piccola introduzione, si entra subito nel vivo delle domande.

SERY: Come si è sentita quando, dopo aver scritto Bianco, il mondo ha subito un cambiamento simile a quello raccontato nel libro? E com’è nata, invece, l’idea di un romanzo distopico?
Quando ho iniziato a pensare a questo libro ero a Conegliano Veneto e questa storia è arrivata a me dopo un fermo della scrittura. Non sono una scrittrice diligente, ho bisogno di sentire la scrittura che spinge per cominciare a battere sui tasti del computer. A Conegliano Veneto stavo quindi osservando i ragazzi di Friday for Future che manifestavano, poi alla sera in albergo in tv davano il film The day after tomorrow, che parla di una glaciazione della terra. Ho collegato le due cose. Sono molto attenta ai segni, alle coincidenze. Lì è nata l’idea di abbinare la mia preoccupazione per la nostra terra e la mia passione per la neve.
Quando comincio a pensare a una storia vedo in giro segni che parlano di quell’argomento e mi convinco che la storia è giusta. Bianco non l’ho scritto durante la pandemia, ma prima. Forse è stato un allarme nella mia testa che mi faceva pensare che qualcosa sarebbe successo, la mia grande preoccupazione per la Terra si faceva sentire. Ho pensato Magari ora qualcuno starà a sentire la nostra Madre Terra, che come sapete dà tanto ma toglie altrettanto. E quando toglie, lo fa in maniera esorbitante.

SOFF: Con questo libro vuole dare un messaggio di avvertimento o di speranza? Alla fine, i protagonisti incontrano altre persone, ma non ci sono evidenti segni che la neve si possa sciogliere presto.
Non c’è un happy ending, è vero. Le storie che scrivo hanno tendenzialmente un finale aperto perché il lettore può decidere se continuare la storia, e come continuarla, in base a ciò che ha provato leggendola. Per questo lascio sempre un finale un po’ sospeso. C’è sempre la speranza, ovviamente. Anche se mi accorgo di trattare di temi pesanti cerco di lasciare sempre la speranza perché è ciò che ci fa muovere. Voi giovani siete la speranza. Io, infatti, ho chiuso questo libro porgendovi le mie scuse, perché noi che siamo più adulti dobbiamo ammettere di non aver mai pensato alla Terra, ma abbiamo cercato solo di produrre profitto illudendoci che questo profitto fosse benessere. Questo libro non è proprio un avvertimento, ma una luce in più su questo problema che ci riguarda davvero tutti.

WIKI: Perché, in tutti gli altri suoi romanzi, la neve mostra il suo “lato buono” e in Bianco c’è invece una neve che uccide, una neve fredda, più maligna?
Come ho detto prima, Madre Natura può diventare matrigna: terremoti, uragani, quando Madre Natura alza la voce.  C’è un doppio lato della natura, una doppia faccia: è l’unico modo che essa ha per farsi sentire, affinché noi prestiamo attenzione a ciò che le stiamo facendo. Quindi sì, anche la mia amata neve può trasformarsi, per ricordarci quando ci stiamo comportando male.

REAL: Nel romanzo la protagonista evidenzia spesso il fatto che si sente come se la natura l’avesse tradita. Questo rapporto con la natura che significato ha per lei?
È il mio rapporto con la natura: l’amore e la paura che io nutro verso Madre Terra. Da una parte mi spaventa, ma penso che sia proprio la voce della natura che ci comunica che qualcosa non va, che ci stiamo facendo male. Tutti questi eventi naturali catastrofici vogliono richiamare la nostra attenzione. Vi sarete accorti anche voi che durante il lockdown i cieli erano diversi, a Venezia si vedevano i fondali, i cerbiatti scendevano a valle. La natura ci ha mostrato come si potrebbe vivere, come potrebbe essere. Il sentimento di tradimento, però, non lo provo verso la natura, ma verso noi stessi, che non l’abbiamo curata e ve l’abbiamo lasciata ferita.

MERI_NGA: Nelle prime pagine, durante una conversazione tra la protagonista e Davide, lei parla di come, davanti alla mancanza delle cose più grandi, la presenza di quelle minori non ha valore. Durante tutto il racconto, però, viene messo in evidenza il fatto che ciò che prima era considerato futile acquista, in un contesto in cui manca il necessario, una grande importanza. Quale crede sia il pensiero più emergente nel libro, così come nella nostra vita?
È una bellissima osservazione: il valore delle piccole cose. Ho sempre cercato di gioire per le piccole cose: guardare un film, mangiare la pizza, andare a trovare la zia o il compagno. Durante questo lockdown, che è simile a quello avuto dai protagonisti, mi sono accorta di come le piccole cose tornassero importanti: una partita a carte, fare i puzzle insieme. Durante la pandemia non ho scritto nulla e ho letto pochissimo, ma mi sono dedicata a cose che non faccio normalmente. Ritrovare il piccolo negozio sotto casa, che magari ti era sfuggito per la fretta di fare la spesa. Ricordarsi, parlarsi, dirsi come si sta, come si vive questo momento. La velocità ti fa perdere il panorama, il nostro viver così veloce ti fa perdere il valore delle cose. Rallentare, osservare, sono momenti fondamentali che mi piacerebbe tornassero. Cerco sempre di raccontare di questo. Quando si va veloci i particolari sfuggono. Le persone invece le si riconoscono dalle piccole cose. Voi siete un piccolo gruppo, voi siete un gruppo prezioso.

FEDEROS: Ho notato che il carattere di Isabella è descritto in modo molto preciso, soprattutto il suo rapporto con la religione. Ha preso spunto da persone che conosce per inventare il personaggio?
I personaggi li descrivo poco fisicamente, ma più caratterialmente, come hai giustamente notato. Poi, però, i personaggi me li creo fisicamente nella mente o cercando immagini. Per Isabella pensavo alla Katniss di Hunger Games con questa lunga treccia, la sua decisione e una volontà di ferro. Mi tengo queste immagini e poi ci abbino delle caratteristiche di persone che conosco, vari tratti di personalità. Mi concentro molto sul carattere, identifico i personaggi a livello caratteriale: la debolezza di Miriam, la forza di Davide… Ognuno ha una definizione propria del suo carattere.

SERENABOOK: La morte, in questo libro, viene quasi consacrata mentre di solito è un argomento di cui è difficile parlare, come mai questa scelta?
Io parlo spesso di morte, perché purtroppo nelle nostre vite sarà capitato a tutti di dover salutare qualcuno. Ho cercato di parlare del fatto della morte per far parlare tra di loro i protagonisti, affinché raccontassero il dolore quando si ritrovano a perdere qualcuno. La tragedia della neve, il gesto di Don Pietro, il tentativo di Miriam di far addormentare i gemellini. Ho parlato della morte cercando di darle il giusto valore perché è parte delle nostre vite, una situazione con cui dobbiamo convivere. Ne parlo affinché, quando capita a qualcuno di noi, si trovi il coraggio di parlarne. Quando provo dolore e lo tengo tutto per me, questo diventa molto forte. Se provo invece a condividere questo dolore… Se riesco a raccontare a te il mio dolore e tu mi stai ascoltando è come se il mio dolore diventasse un po’ più piccolo perché tu te ne stai facendo carico e di conseguenza mi stai aiutando. E’ vero, la morte è una parte molto negativa della nostra vita, ma è una parte della nostra vita molto presente.

REAL: Nel libro tratta temi difficili come quello del lutto, secondo lei è giusto parlare con i giovani di tutte le emozioni, anche quelle più negative?
Sì, penso proprio di sì. Credo che con voi ragazzi si possa e si debba parlare di tutto, con i dovuti modi e mezzi. Ovviamente e soprattutto perché voi giovani siete più bravi a gestire alcune situazioni. La vostra purezza e visione della vita non condizionata è più propensa a trovare soluzioni, ragioni e metodi di comprensione. Due anni fa ho perso la mia migliore amica, proprio mentre ricevevo un premio per un libro che parlava della perdita di un amico. In quel momento ne ho parlato con i ragazzi che erano con me e parlarne con loro mi ha aiutato, mi ha fatto sentire meglio. Parlare di tutto con voi nel modo giusto, senza forzare o provocare reazioni incandescenti, è indispensabile. Dobbiamo parlare di queste cose nel modo che meritano. 

WIKI: Mi ha colpito molto il fatto che Miriam, a un certo punto, pensasse di avvelenare Anna e Luca, e mi sono chiesta se ha pensato molto o poco a come creare questa disperazione che divora da dentro e che non lascia pace.
Tracciare il canovaccio di una storia è un’esperienza molto personale, che cambia man mano che si scrive. Sono i personaggi stessi che ti portano verso determinate strade: per esempio, il tentativo di Miriam inizialmente non lo avevo pensato, ma poi ho capito che dovevo mostrare in qualche modo quella disperazione e quel dolore enorme e inqualificabile che lei non riusciva a raccontare e che io non riuscivo a raccontare con le parole. Ho deciso quindi di farle compiere questo gesto estremo per raccontare il suo dolore. La disperazione che ti fa mettere in atto dei gesti estremi.

VIC: Nel libro tutti hanno perso qualcuno. Tutti però trovano qualcun altro di cui prendersi cura. Sembra un romanzo anche sul prendersi cura, di sé stessi e degli altri. Giusto?
È giusto dire che questo è un libro sul prendersi cura di altri. Come quando si racconta del proprio dolore, è una condivisione e una cura reciproca. Quando racconti a qualcuno il tuo dolore, te ne liberi. Allo stesso tempo prendersi cura di un’altra persona è prendersi cura di se stessi, un modo per volersi bene. Capire il dolore degli altri ti fa capire di non esser l’unico in una situazione di sofferenza, ti rende consapevole di essere sullo stesso piano.

SOFF: Perché ha deciso di inserire una specie di storia d’amore tra due protagonisti?
Io sono una di quelle che critica sempre gli editori e gli insegnanti che non consigliano libri d’amore. Penso che oltre a tutti i temi importantissimi che vengono citati sempre nei libri per ragazzi (bullismo, abuso, violenza), c’è la tendenza a mettere l’amore in un angolino. Le insegnanti dicono Ma non c’è nel programma e io rispondo Ma l’amore entra nella programmazione delle nostre vite. Se noi non sappiamo gestire il sentimento, la nostra vita sarà un po’ più arida. L’amore è il motore del mondo e delle nostre vite. L’amore condizionerà nel bene o nel male le nostre vite sempre, non solo ai giovani ma a tutti, a qualsiasi età. L’amore è ciò che muove la nostra energia. La speranza nel libro è data dal raggio di sole o dal cane che arriva col messaggio, ma anche dall’amore che ancora brucia dentro i personaggi. Raccontate i vostri sentimenti, perché sono un dono.

SERENABOOK: Ogni personaggio racconta, anche nel suo piccolo, quelle che sono le tappe della propria vita e come ha affrontato questo cambiamento. Fa parte della costruzione dei personaggi o le è venuto naturalmente finché scriveva?
Fa parte della costruzione dei personaggi. Per raccontare e creare la vita di un personaggio, io devo raccontare le sue passioni, chi era prima del grande disastro. Per questo ognuno, in qualche modo, racconta all’altro quali sono i passati sogni e desideri. I personaggi sono in una situazione drammatica di emergenza e il loro comportamento è diverso rispetto a quello che potrebbe essere in una situazione tranquilla di banale quotidianità. Quando Giovanni arriva, Isabella prova ostilità nei suoi confronti, all’inizio c’è paura a raccontarsi ma ci si può prendere cura degli altri solo se loro riescono a raccontarti di se stessi e si aprono con te.

REAL: Mi ha colpito il rapporto di Isabella con la religione: il suo sperare pur sentendosi tradita da Dio.
Questo è un tema che ho voluto affrontare, perché anche nelle scuole la religione ormai è insegnata come catechismo. Ma la religione dovrebbe essere insegnata come studio su come la stessa abbia regalato gioie e speranza, ma anche dolore e difficoltà. I dubbi che la fede ti pone sono fondamentali, altrimenti non sarebbe fede. Se non credi nel mio Dio, credi nell’uomo, ma in qualcosa bisogna credere. Nella scienza, in un dio, nella natura. Un appiglio al quale mi aggrappo quando l’acqua sale e che mi tiene a galla. Isabella si pone delle domande e le chiede a Don Pietro: perché succedono queste cose? Pietro non vuole giustificare, ma cerca di trovare delle risposte che potrebbero arrivare dalla sua fede. Bisognerebbe chiedere ai ragazzi In cosa credete? È importante riconoscere qual è quell’appiglio di ognuno.

WIKI: Per me, ha un significato particolare anche la morte di Pietro e le convinzioni di Isa sul fatto che se Dio esistesse li aiuterebbe, ma non lo ha fatto. Ci spiega un po’ più approfonditamente questa visione della religione? È la sua o solo quella del suo personaggio?
È un po’ una mia visione. Quando un autore scrive non deve entrare ad agire sui sentimenti dei personaggi, ma io volevo che Isabella arrivasse a raccontare questo punto di vista particolare: si deve credere in qualcosa. Isabella arriva all’esasperazione del: il tuo Dio dove sta ora? Pietro gli risponde che in qualcosa si dovrebbe credere. Io credo meno nella chiesa, ma credo in Dio. Ognuno ha una fede per qualcosa, non necessariamente per una religione. Ho una visione molto libera, ognuno di noi crede in quello che vuole, e ho provato a far raccontare a Isabella che, nel rispetto del credo di ognuno di noi, io devo trovare il mio.

MERI_NGA: Isabella crede che non possa esistere un Dio che ama ma che lascia causare tanto male. Lei cosa ne pensa?
La posizione di Isabella è la posizione carica di certezza che avete voi ragazzi a quest’età: tutto è bianco o nero. È la sintesi di alcuni modi che avete di arrivare a concludere certi argomenti. Isabella incarna quindi la vostra opinione, dall’altra parte Pietro tenta di spiegare cos’è la fede: chi crede, trasforma quello che di negativo gli succede in qualcosa che insegna. La religione è credere in qualcosa che è molto più grande di noi, che ci può aiutare, e che, nonostante possa apparire talvolta crudele, ha sempre un insegnamento dietro di sé. Chi ha fede percepisce il male come fosse insegnamento di questa fede. I ragazzi hanno questa forza di credere di scelte assolute, o è bene o è male. Invece no, c’è sempre una spiegazione per qualsiasi cosa. Avere fede in qualcosa è un gesto importante.

JO: Il finale è aperto all’immaginazione del lettore, nessuna certezza su ciò che accadrà alla famiglia bloccata dalla frana, nessuna certezza su ciò che accadrà ai personaggi principali, nessuna parola FINE, come è solito trovare nell’ultima pagina di un libro. Come mai questa scelta? Ci sono probabilità di una possibile parte 2?
Dirò all’editore che bisognerà scrivere il seguito! Il finale aperto è una scelta per lasciare il lettore a pensare ancora per un po’. Chiudere una storia mi sembrerebbe un po’ pretenzioso e presuntuoso. Io, autore, ti ho accompagnato in questo cammino, ma non voglio chiudertelo. Sarai tu, lettore, a decidere se chiuderlo o meno, se il ghiaccio si scioglierà e arriverà il sole. Il lettore diventa il protagonista e sceglie di continuare, modificare o chiudere il finale. Questa è la magia dei libri.

JO: Perché questo titolo? Credo che il titolo dovrebbe spiegare meglio il succo della storia.
I titoli vengono solitamente scelti dagli editori. Il titolo che avevo scelto era Nascosti tra le righe, ma me l’hanno bocciato subito. Però, in fondo, loro stanno all’interno perché fuori tutto è bianco e questo bianco li forza a raccontare, a convivere, ad aiutarsi. Tutto accade per il bianco. All’inizio era Nel bianco, ma io ho deciso di togliere il Nel per renderlo più pulito.
Jo aggiunge: avrei preferito Nascosti tra le righe, è più misterioso ma riassume tutta la storia.

COPERTINA: Si parla infine anche della copertina, che piace ed entusiasma tutti, ma anche qui c’è un’opinione ribelle da parte di Serenabook: Secondo me non le rende giustizia.
Inizialmente la pensavo anche io un po’ così. La copertina la sceglie l’editore e quando l’ho vista (io ho fatto un istituto d’arte, e ho lavorato in questo campo, amo disegnare, quindi sono sempre un po’ critica per le copertine), ho chiesto all’editore la motivazione di questa scelta pulita e minimal. La sua risposta è molto logica: il libro non ha una fascia di età ben stabilita, può essere letto anche da ragazzi più grandi, e una copertina illustrata e troppo colorata, come avrei voluto, avrebbe finito per confondersi con gli altri libri. Ho scoperto che questa copertina piace molto.

L’incontro finisce lasciando tutti emozionati e profondamente colpiti. Al termine, i ragazzi ci raccontano, in poche ma importanti parole, cosa si portano via da questa chiacchierata.

Federos: mi ha colpito il fatto che uno scrittore ci mette il cuore, una parte di sé nello scrivere un libro.
Real: la natura può dare ma può anche togliere.
Sery: dopo aver letto bianco non ho pensato ad altro nei giorni successivi. La mia parola è emozioni.
Serenabook: quando non c’è più nulla, bisogna trovare qualcosa a cui aggrapparsi.
Soff: la mia parola è punti di vista perché quest’incontro mi ha aperto a tante chiavi di lettura del libro.
Lullaby: voglia di godere dei piccoli momenti e apprezzare le cose che abbiamo.
Meri_nga: voglia di riflettere per i tanti stimoli soprattutto per quanto riguarda il rispetto per la terra, che non diventi come nel libro.
Marty05: passione e bianco.
Vic: speranza di poter tornare presto alla normalità.
Wiki: i libri non sono di chi li scrive ma di chi li legge.
Valentina: calore e freddo.
Paola: l’incontro mi ha lasciato queste parole domande di senso.
Giuliana: l’amore entra nella programmazione delle nostre vite.

Grazie a tutti, ripenserò molto a tutto ciò che mi avete chiesto e penserò al fatto che anche stasera ho imparato tanto!
Con questa riflessione Laura Bonalumi ci saluta chiudendo l’incontro e noi di Leggere Ribelle la ringraziamo per la sua storia, le sue parole e la sua energia vitale e positiva!

Valentina Ganassin

Parole in foto per raccontar l’adolescenza

Festival e dintorni

Quest’anno Leggere Ribelle ha partecipato al Festival Mare di Libri, che si è tenuto online nel mese di giugno. Tra i tanti progetti e iniziative che sono stati proposti c’era anche questo: cercare, tra i libri degli scaffali di casa, una frase che più di altre riuscisse a rappresentare l’adolescenza. Cos’è l’adolescenza? Come si esprime? Cosa rappresenta?

I nostri lettori ribelli hanno contribuito inviando citazioni dai loro libri preferiti e molte di queste sono state scelte per essere lette da Fabio De Luigi nella serata dedicata all’adolescenza. Alcuni contributi non sono stati scelti per le tante proposte, ma noi non abbiamo voluto sprecare la bellezza e la profondità di queste frasi e parole.

Quindi, ve le proponiamo qui, accompagnate da alcune foto, fatte dagli stessi lettori ribelli, che vogliono rappresentano le parole chiave di ogni frase.

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Ma mi ascolta mai? Le è mai venuto in mente che io non sono silenziosa?  Io sto zitta. Non c’è posto per il mio rumore.

Zag – Bianca, Bart Moeyaert

Non si ribellava mai perché non amava dare dispiaceri alla gente, semplicemente se ne andava quando era in disaccordo con qualcuno, vinceva la sua battaglia rinunciando a combattere. Manifestava così la bimba capricciosa che non era mai stata.

Soff – Non ho mai avuto la mia età, Antonio Dikele Distefano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti
La loro rabbia  il loro disprezzo  i loro risolini
la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono
per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del sole
Nell’abbagliante splendore del loro primo

Amore

JulieJane – I ragazzi che si amano in Spectacle, Jacques Prévert

Condividiamo la nostra pazzia, le nostre nevrosi, il nostro piccolo pezzetto di deragliamento, vena distintiva della nostra famiglia. Lo condividiamo. E questa cosa somiglia tanto all’amore.

Marty05 – Mentre noi restiamo qui, Patrick Ness

E non c’è niente di peggio che non sapere e non sapendo non poter chiedere. Mi avevano trattato come fossi incapace di capire e così facendo avevano permesso che io trovassi risposte plausibili alle domande sbagliate e il fatto, ecco, è che tutto nella vita parte da quello: dalle domande.

Book Raider – Anime scalze, Fabio Geda

Ci infiliamo a letto con ancora addosso i vestiti della notte
precedente.
Provo a leggere,
ma le parole
vorticano
sulla pagina
incapaci di trovare un ancoraggio sicuro.
Allora decido di ascoltare un audiolibro
e appoggio la testa sulla
spalla di mia sorella che dorme.

Mary-Jo – I postumi della sbornia in One, Sarah Crossman

Il fatto è che, in un gruppo, tutti agiscono fondamentalmente allo stesso modo, è così che il gruppo si tiene insieme. Tutti? Chiese lei. Beh, quasi tutti, risposi. Per questo ci sono prigioni e manicomi, perché le cose continuino così.

Lullaby & Meri_nga – Stargirl, Jerry Spinelli

È durante l’adolescenza che comincia a formarsi attorno al nostro corpo un’invisibile corazza. Si forma durante l’adolescenza e continua a ispessirsi per tutta l’età adulta.

Sery – Va dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro

Le cose importanti. Le cose importanti. Le cose importanti.  Comincio a sentirmi come se il pavimento stesse crollando tutto in una botta, ma al rallentatore, e io ho i piedi appesi al vuoto che cascano ogni secondo un po’ di più. Le cose importanti.

Marty05 – AFK, Alice Keller

Al risveglio sento ancora il sapore di anguria
lasciatomi dalla sua bocca.
Dopo che mi sono lavata i denti, l’aroma svanisce,
allora chiedo un chewing-gum a Jon
e per tutto il giorno
ho in bocca
il gusto del suo bacio.

Mary-Jo – Sapore d’anguria in One, Sarah Crossman

Quattordici anni è volere tutto e niente nello stesso momento.

Annie – Cose che nessuno sa, Alessandro D’Avenia

Io sono molto più furiosa di quanto le immagina. Con una sola differenza però: io non faccio quasi rumore.

Zag – Bianca, B. Moeyaert

Giac si voltò verso l’amico. “Cosa succede quando un sasso è fatto di carta? O la carta è di roccia e le forbici non tagliano?”

Lullaby & Meri_nga – La prima volta che ho baciato, Tommaso Percivale

“Tutto bene?” chiese suo padre con un buffetto affettuoso al ginocchio.
Aveva il dono di fare domande quando non c’era mai tempo per quello che avrebbe dovuto seguire un eventuale No. E infatti Lucy finiva sempre per rispondere che sì, andava tutto bene.

Soff – Le variazioni di Lucy, Sara Zarr

Leggere Ribelle incontra Beatrice Masini

Festival e dintorni
(articolo a cura di Valentina Ganassin e Elisa Fontana, fotografie di Stefano Santini)
Giovedì 6 febbraio, durante l’incontro del gruppo, i ragazzi di Leggere Ribelle hanno avuto l’onore e il piacere di incontrare Beatrice Masini: scrittrice, traduttrice ed editor (direttrice editoriale prima per Rizzoli, ora Bompiani).
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(Quanto riportato ed esposto sotto è tratto fedelmente dalla conversazione avvenuta il 6 febbraio 2020 tra Beatrice Masini e i ragazzi di LR considerando spontaneità ed estemporaneità un valore aggiunto).

Per prepararsi a questo grande giorno i giovani lettori ribelli hanno letto i suoi libri, discusso del suo lavoro, formulato domande e sono arrivati pronti ad ascoltare e interiorizzare ma non senza portare qualcosa di speciale anche loro. Durante l’incontro, i ragazzi hanno chiacchierato con l’autrice presentando spunti e osservazioni originali e interrogandosi sui particolari delle sue opere. I libri di cui si è parlato sono: Emma dell’Ermellino (suggerito addirittura da Bianca Pitzorno), Se è una bambina matita-di-legno-riga-nera-24650925, La trilogia delle ragazze (nello scaffale LR), Blu. Un’altra storia di Barbablù e il racconto Amore (tratto da Parole Fuori). Ma i ragazzi, nelle settimane precedenti, per avere una visione più ampia della bibliografia di Beatrice Masini, hanno letto anche Per amore delle parole. Vita e passioni di Virginia Woolf, Le amiche che vorresti e dove trovarle e Siate gentili con le mucche. Da questo attesissimo incontro sono scaturite storie, aneddoti, punti di vista, domande intelligenti e risposte profonde. Eccone alcune:

 

Maria Z. chiede: ne La trilogia delle ragazze ho notato che i tre racconti sono messi in ordine cronologico contrario rispetto a quando sono stati scritti, è stata una cosa voluta? Nel primo racconto si nota che lo stile è più complicato, mentre negli altri racconti è man mano più semplificato.

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Con Stefania Di Mella, editor Rizzoli, abbiamo voluto recuperare i miei due libri Giù la zip e L’estate gigante, che non erano più in vendita ma disponibili solo nelle biblioteche; poi abbiamo aggiunto il racconto lungo Bottoni, scritto molto dopo, per fare un trittico. Quindi i due libri sono stati recuperati e sono nuovamente disponibili insieme a un racconto che testimonia un altro modo di scrivere, variazioni sul tema e sui personaggi. Per quanto riguarda lo stile più complicato, il lettore deve essere sfidato da ciò che legge, deve trovare qualcosa che non si aspetta, anche una parola difficile, un’espressione curiosa, dei punti di vista che cambiano. Invece, lo scrittore ha il compito di dire qualcosa che gli altri non dicono, in un modo che gli altri non fanno.

Giulia chiede: ho notato che nella trilogia c’è una visione un po’ pessimistica dell’amore, è solo una mia impressione o è proprio il significato che ha voluto dare?

Nella trilogia ho voluto donare una visione esterna e lucida dell’amore. La protagonista di Bottoni non sa ancora cos’è l’amore, prende le misure, ma sa che è un terreno pericoloso. In generale, anche guardandoci intorno, vediamo che stare dentro un amore non sempre è facile, quindi a volte è normale che non funzioni. A controbilanciare c’è la coppia dei nonni che sono ancora insieme. In particolare, lui è molto paziente, talmente paziente da portarla a fare una vacanza nonostante lei si muova a fatica e faccia cose strane. Secondo me ci sono tante forme di affetto, di amore e di legame e io ho deciso di metterle in vetrina, ma non è che sia una mia visione del mondo, è lucidità.

Valentina chiede: sempre ricollegandosi al discorso dell’amore, sembra che nell’amore adolescenziale ci sia una mancanza di comunicazione. Anche nel racconto Amore, la sola parola ‘ciao’ è l’inizio e la fine di tutto, quindi nella sua visione dell’amore adolescenziale c’è proprio questa mancanza di comunicazione?

È un’analisi molto sottile, questa. In realtà io non ho delle visioni del mondo che tento di far passare attraverso le storie che racconto, semmai viceversa: sono le storie che racconto che fatalmente portano con sé delle sensazioni, delle impressioni. La visione del mondo che viene trattata è soprattutto quella dei miei personaggi. Chi scrive deve mantenere la distanza tra sé e quello che sta scrivendo… anche se stai scrivendo di materiali emotivamente importanti per te. Bisogna avere la consapevolezza IMG_5585che si sta raccontando una storia, non importa poi se, magari, gli elementi sono reali o emotivi, bisogna sempre avere uno sguardo da scrittore e stare a distanza. Sono i personaggi che si comportano in un certo modo e talvolta non è neanche detto che mi piaccia come si comportano, perché non si può sempre scrivere di personaggi che ci piacciono o che vorremmo conoscere, anzi spesso è più interessante raccontare di qualcuno che ci sta antipatico!

Maria M. chiede: perché nel racconto e nella trilogia non parla della vita di tutti i giorni ma di piccole parentesi come vacanze o viaggi, di emozioni istantanee?

In realtà, credo sia bello essere sempre vigili e cogliere la parte interessante ed emozionante di ogni giorno. Succede di tutto in ogni momento. A me, forse, piace di più cercare queste situazioni un po’ strane, eccezionali che scatenano dentro di noi qualcosa di diverso.

Marta S. chiede: nel primo racconto della trilogia, perché due ragazzi dovrebbero innamorarsi senza dirsi niente?

Perché a volte succede. Non credo che ogni intesa passi attraverso tante parole. Ci sono vari aspetti dei legami con le persone che non hanno a che fare con la comunicazione verbale, come gli sguardi, la pelle, il calore. Qui non volevo raccontare una storia adolescenziale tipica in cui magari si è compagni da sempre e poi si scopre che c’è qualcosa di più della semplice amicizia. Volevo raccontare, per certi versi, qualcosa di adulto.

Maria Z. fa un’osservazione: i racconti parlano di tre storie diverse ma a me è sembrato che ci fosse una tematica in comune, quella di vivere il momento.

Mi piace questa osservazione, perché è una cosa in cui credo molto ma non so se sono stata in grado di realizzare. Non bisogna pensare sempre alle grandi prospettive, c’è anche il presente. Bisogna guardarsi intorno ed essere concentrati nel fare tutto quello che si deve fare.

Sofia St. chiede: Se è una bambina è il libro che mi è piaciuto di più tra i suoi che ho letto. È stato bello pensare che la bambina e la madre, nonostante non si potessero vedere direttamente, sentissero di poterci essere l’una per l’altra. Nella lettura mi sono immedesimata di più nella figura della bambina, lei in che figura si è immedesimata di più?

Sicuramente anche io in quella della bambina. Questo libro parte da storie di famiglia. Mia mamma è stata mandata in collegio dopo aver perso i suoi genitori. Quando io e mio fratello eravamo piccoli ogni tanto ci raccontava di questo suo pezzo di vita, delle bombe, delle difficoltà, anche se in collegio era comunque circondata da affetti, poiché era stato fatto apposta per i bambini orfani a causa della guerra. Era stato abbastanza duro per una bambina cambiare vita da un IMG_5577giorno all’altro. A un certo punto, all’improvviso, ha smesso di raccontare. Non so bene perché un giorno ho cominciato a scrivere Se è una bambina, senza punteggiatura, perché volevo esprimere questi pensieri incontrollati attribuibili a un bambino. Poi è sbucata anche la voce della madre, anche per dare una sorta di respiro al lettore dal flusso di coscienza. Questo è forse il libro più personale che ho scritto, anche se prima ho detto che uno scrittore deve mantenersi distaccato. Evidentemente fin da piccola ho provato a immedesimarmi, chiedendomi che cosa avrei provato se fossi stata nella stessa situazione di mia madre; che è il passo dello scrittore per cominciare a scrivere: entrare nella voce di un’altra persona e darle carne.

Giuliana chiede: la scelta del flusso di coscienza è stata accolta bene dall’editore?

All’editore piaceva l’idea, però forse Se è una bambina non è un libro per bambini ma per adulti e l’editore non ha messo a fuoco questo punto di vista. Quindi l’ha pubblicato quasi provocatoriamente riconoscendo una sorta di innovazione e originalità rispetto ad altre scritture.

Anna interviene: ho un’osservazione, più che una domanda. Mi ha incuriosito molto com’è vista la morte in Se è una bambina, infatti la madre, che muore, si trova appesa in un armadio e in qualche modo deve cercare di slegarsi dalla sua vita precedente. Ho notato che lei deve fare i conti anche con alcuni rimpianti della sua vita: il fatto di essersi circondata di persone con cui si trovava bene ma non del tutto, avrebbe potuto fare delle scelte migliori. Come ha fatto a staccarsi da questi rimpianti e in qualche modo ad andare avanti?

Cercando di figurarsi come potesse essere perdere la mamma, mi sono chiesta che amarezza debba provare un adulto che non c’è più e lascia un lavoro fatto a metà, dovendo lasciare qualcuno a lui caro alle cure di qualcun altro. Per questo sono entrata nella testa della mamma, anche facendomi io stessa delle domande come madre, talvolta. Volevo assumere tutti e due i punti di vista, che è stata una sfida, perché non sai mai dove arrivi. Tante volte nel processo di scrittura cominci ma non sai a che punto arriverai: lo stile cambia, la storia cambia, i personaggi cambiano, e devi assecondarli, più che guidarli, perché tante volte devi stare a un passo tutto loro.

Maria M. chiede: riguardo allo stile della scrittura, la mancanza di punteggiatura è stata adottata per il flusso di pensieri o per costringere il lettore a rimanere attento?

È per seguire i pensieri della bambina, o meglio il disordine dei suoi pensieri. Che poi obblighi il lettore a stare molto attento è vero, se poi si tratta di un ragazzino ed è la prima volta che si trova davanti a una pagina di questo tipo, può succedere qualcosa di nuovo.

Sempre Maria M.  fa un’osservazione: nel suo primo libro, Emma dell’ermellino, la bambina parla alla madre morta attraverso una fotografia e le parole che la bambina usava sono molto simili a come parla la bambina in Se è una bambina ma con delle differenze rispetto a come sono esposte.

Non ci avevo mai fatto caso, ma è vero e appartengono alla stessa zona temporale.

Valentina chiede: come vede la figura femminile nei suoi romanzi dato che di fatto IMG_5576 (3)le protagoniste sono tutte donne?

Non sono tutte donne, qualche personaggio maschile c’è. Però effettivamente ci sono tante donne e spero che siano tutte diverse, che siano indipendenti, che sbaglino ma siano capaci poi di rimettersi in piedi. In media sono delle protagoniste molto sensibili, che soffrono molto, ma la sensibilità è la chiave per uno sguardo sulla realtà molto più attento agli altri, a se stessi, ai danni e alle riparazioni che si possono fare. Non è un caso che in realtà molte siano esistite veramente: a me piacciono le riscritture, come quella su Virginia Woolf, Saffo, Emily Dickinson. Sono una sorta di patrimonio comune che possiamo raccontare in modo diverso dando loro un’anima diversa.

Anna chiede: la fiaba “Blu” mi è piaciuta tantissimo. Avevo già letto questa fiaba quand’ero piccola ma non mi ero mai immaginata un finale diverso. Alla fine, la decisione che lei ha fatto prendere alla protagonista è coraggiosa perché Barbablù avrebbe potuto uccidere di nuovo, quindi volevo sapere cosa fosse scattato quando lei ha letto il racconto e il finale.

Non avrei mai fatto una riscrittura con le coordinate della fiaba originale. Nella versione dei Grimm lei rischia moltissimo e viene salvata in extremis perché arrivano i suoi fratelli, ma comunque lei è passiva per tutta la storia, anzi sembra quasi che la colpa sia sua. È una fiaba tremenda anche per gli standard dei fratelli Grimm. Nella mia versione ho voluto darle un carattere e una personalità; oltre che dare un nome e un passato a tutte le mogli, che nella storia originale rimangono fantasmi anonimi.

Sara chiede: com’è tradurre un autore così importante e famoso come Aidan Chambers e cosa si prova a sapere che vuole essere tradotto solo da lei?

Quando nel testo di partenza c’è una voce molto forte e caratteristica viene meglio anche la scrittura. A un certo punto arriva in casa editrice una copia in lingua di Cartoline dalla terra di nessuno, anche se noi non eravamo l’Editore di Aidan Chambers, questo perché l’Editore precedente non voleva andare avanti a pubblicare i libri di Chambers. Allora, non solo abbiamo pubblicato quello ma abbiamo anche ripreso gli altri libri di Chambers. È bello che per un singolo autore ci sia una sola voce a tradurre, anche perché così l’autore comunica sempre con la stessa persona.

Sofia St. chiede: come direttrice editoriale ci sono certe tematiche che preferisce non pubblicare?

Tendenzialmente no. Preferisco pubblicare dei libri che non seguono dei filoni, ad esempio una tematica che “va di moda” leggere adesso, automaticamente non mi interessa, perché preferisco andare a cercare qualcosa che non c’è ancora. Al momento mi occupo di una casa editrice letteraria, quindi molte cose medio-basse le scartiamo in partenza perché non vanno bene per il marchio. Invece, per quanto riguarda la letteratura per ragazzi, dipende non tanto dal tema ma nel modo in cui viene trattato.

Tutto il gruppo infine chiede: che libro ci consiglia da inserire nello scaffale Leggere Ribelle?

L’autore è Kevin Brooks, parliamo del suo primo romanzo, Martyn Pig (2002). Si tratta del nome e cognome del protagonista. La mamma è andata via di casa perché c’è questo padre orrendo, alcolista, violento, e lui a 14 anni cerca di sopravvivere a questa situazione. È un ragazzo molto consapevole di essere schiacciato dal padre. Avviene una rissa in casa a causa di una somma di denaro e il padre muore per un incidente. Martyn entra in crisi, perché non sa cosa fare del corpo, né della somma di denaro. La soluzione più semplice è prendersi i soldi e scappare, ma è quella giusta?

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Poi è Beatrice Masini a chiedere ai ragazzi cosa si aspettano da un libro per adolescenti… ma la risposta che i lettori ribelli hanno dato non la riportiamo qui, perché avrà ampio spazio in un altro articolo speciale!

L’incontro finisce. C’è silenzio e poi l’applauso. I lettori ribelli hanno ascoltato attentamente e assorbito il più possibile. Vogliono trarre il massimo da ciò che hanno appena sperimento. Dialogare e discutere con una grande direttrice editoriale e autrice italiana che ha donato il suo tempo per parlare con loro e raccontare la sua esperienza, come scrittrice ma anche come traduttrice ed editor.

I ragazzi di Leggere Ribelle ringraziano di cuore Beatrice Masini per quest’opportunità e tornano a casa arricchiti di parole, storie ed emozioni.

Elisa Fontana & Valentina Ganassin

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Bianca

Festival e dintorni, Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
“Io sto zitta. Non c’è spazio per il mio rumore”

Bianca è il titolo di un breve libro, di soli 60 capitoli, che con poche parole e molti silenzi riesce a raccontarci una storia unica.

Questa storia è raccontata da Bart Moeyaert, scrittore belga nato a Bruges, nel 1964. Ha scritto il primo libro all’età di 19 anni e, da allora, la sua penna non si è più fermata. Si è specializzato nella letteratura per ragazzi, ma ha scritto anche libri per adulti. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, compreso l’Astrid Lindgren Memorial Award alla carriera nel 2019.

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Dopo averlo incontrato a Milano, abbiamo letto il suo libro Bianca, che racconta una storia semplice ma dal significato profondo. La protagonista è una ragazzina di 13 anni che sta affrontando la separazione dei genitori e vive con la madre e il fratellino affetto da una patologia al cuore. Proprio per questo motivo, tutte le attenzioni sono rivolte verso di lui e Bianca non si sente capita. Ad aiutarla è il suo rifugio segreto dove disegna per ore, riuscendo a non pensare a ciò che la fa stare male. Un pomeriggio, però, le cose cambiano e la visita di una persona speciale la fa ravvedere e riflettere sul significato della parola scusa. Concetto, al giorno d’oggi, privato del suo valore e usato a sproposito.

L’intero libro è un viaggio introspettivo nella mente della protagonista e più in generale dentro quella di un qualsiasi adolescente, perché in fondo tutti almeno una volta ci siamo trovati ad affrontare un problema da soli. La soluzione è dentro di noi e, anche se è ben nascosta, c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarci a portarla allo scoperto.

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Bianca viene definita intrattabile finché persino lei si convince di esserlo. La ragazzina si sente l’inizio, la causa e il problema; ma in realtà anche non provare a capire qualcuno è un modo di trattare una persona. Sua madre, infatti, non riesce a vederla per come è, allontanata dalla scontrosità e dalla riservatezza. Spesso Bianca si domanda: “Cosa ci faccio qui? Niente ha un senso”. È come un pittore che non riesce a trovare la tela giusta per dipingere e quindi la lascia semplicemente vuota.

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Di questo libro abbiamo apprezzato non solo la trama, ma anche la scrittura di Bart Moeyaert: precisa, chirurgica. Le parole sono dirette come la punta di un dardo e potenti come un nugolo di frecce. Nel libro i silenzi sono importanti quanto le parole, resi da spazi bianchi che permettono ai lettori di respirare e riflettere. L’autore li inserisce come forma di rispetto e fiducia verso chi legge. Durante la lettura ognuno acquista il ritmo del libro, ne segue il respiro. Il lettore viene coinvolto nonostante non ci siano particolari colpi di scena, ma semplicemente il racconto di un normale pomeriggio estivo di una ragazzina.

Ma forse la magia che Moeyaert è riuscito a creare è proprio questa: parlare della quotidianità rendendola straordinaria.

Articolo di Soff, Lullaby, Zag e JulieJane
(A cura di _Valeredazione)

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