Città di carta – Il finale

Il lettore politicamente scorretto
QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

 

Il punto di vista di JulieJane

Città di carta di John Green è un libro che mi è piaciuto molto sia per la scrittura abbastanza scorrevole sia perché lo scrittore ha interpretato molto bene il mondo di un adolescente che non ha nulla da perdere nell’inseguire ciò che ama. Questo libro, infatti, è incentrato sull’amore o, più che altro, quello che sembrerebbe amore tra il protagonista, Quentin, e Margo, una ragazza ribelle dallo spirito libero che ha una prospettiva particolare sul mondo e sulla sua città che definisce di carta per il suo essere fragile e in qualche modo falsa.

Quando Margo scompare, Quentin fa di tutto per ritrovarla e quando ci riesce, alla fine del libro, il ragazzo decide di lasciarla semplicemente andare poiché capisce che in realtà i due sono troppo diversi. Il finale per questo motivo non mi è assolutamente piaciuto. L’ho trovato addirittura incoerente con il messaggio che l’autore trasmette al lettore nello sviluppo della storia.

Penso che Quentin avrebbe dovuto rischiare e partire con lei. Con la sua scelta di rimanere Quentin decide di andare verso un futuro più sicuro di quello che, probabilmente, avrebbe avuto con Margo. Da ciò non posso che trarre la conclusione che Quentin non sia mai stato totalmente innamorato di lei perché, se lo fosse stato, avrebbe messo in dubbio tutto ciò in cui credeva e sarebbe andato sì, verso l’ignoto, ma al fianco della persona di cui non avrebbe potuto fare a meno.

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Il punto di vista di Lullaby

A me invece, stranamente, il finale di Città di carta mi ha convinta. Ho apprezzato davvero molto come l’autore abbia deciso di concludere questo libro così magico e insolito. Non so precisamente il motivo ma, a differenza di altri lettori, ho chiuso la copertina soddisfatta e felice. Può quasi sembrare un’ipocrisia, perché alla fine Quentin e Margo non si mettono insieme ma addirittura lei decide di non tornare a casa e i due si perdono di vista. Forse è proprio questo che mi è piaciuto: l’autore ti lascia la possibilità di sognare, inventarti cosa succederà, se si incontreranno di nuovo o come continuerà la vita di Margo. Solitamente non amo i finali aperti, ma in questo libro sono riuscita ad apprezzarlo.

La narrazione si basa sull’assidua ricerca di Margo, una giovane che improvvisamente scompare lasciando dietro di sé alcuni indizi. Per tutto il libro Quentin investiga, prova ad interpretare i segni e a scoprire dove si trova la ragazza. Se, alla fine, dopo essersi trovati, si fossero fidanzati, mi avrebbe dato troppo l’idea del classico finale “e vissero felici e contenti”. A parer mio sarebbe stato troppo lineare e scontato, cosa che un libro non dovrebbe mai essere. Forse è proprio questo che ci vuole dire l’autore: non tutto va sempre come si era progettato, le persone possono cambiare e a volte è meglio seguire anche le proprie passioni e restare con la famiglia nel posto in cui ami.

Forse Quentin non si era innamorato davvero di Margo, ma dell’idea di lei, del suo animo ribelle e unico. L’ha cercata per tutto il libro con la convinzione di star facendo la cosa giusta ma forse non era così. E non credo che questa esperienza sia stata inutile per Quentin, anzi, l’ha fatto maturare, ha portato un cambiamento alla sua vita e una svolta ribelle alla sua quotidianità.

 

 

(A cura di _Vale)

parziale tondo

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