“Se non sono allegra e magra, silenziosa e carina, valgo qualcosa? […] Mi sto uccidendo, ma non credo mi stia per nulla aiutando ad essere piccola”
Queste le parole di “Small” (Lauren Spencer Smith), una canzone che si potrebbe definire un lamento ai mostri che ghermiscono ormai ogni ragazza, ogni donna che sia stata sottoposta alla cultura del corpo conforme. Holly Bourne nel suo romanzo “Saresti così bella” sviscera in maniera magistrale le motivazioni che stanno dietro alla ricerca del corpo magro, del viso perfetto, dei capelli ordinati, dell’outfit alla moda.

Joni e Belle sono completamente agli antipodi: una è stata educata a rifiutare la Dottrina, un insieme di regole poste a migliorare la donna e la società; l’altra impegnata nello sforzo titanico di rimanere Bellissima e a seguire accuratamente la Dottrina, tanto farlo o non farlo è una “sua libera scelta”. Andando a scuola, Belle incrocia di sfuggita Joni. Non si parlano, non si guardano, non si salutano. Finché Belle non viene avvicinata da un uomo che le offre un passaggio in macchina. Lei rifiuta, lui insiste, scende dalla macchina, la prende per la vita. Arriva Joni. Gli tira un calcio. Le dice: “Scappa”. Belle è intontita, non sa cosa fare. Sulle prime non ascolta Joni. “Corri, scappa”, le ripete. Obbediente quella corre, scappa, e Joni con lei. Ma Belle non corre veloce: ha i jeans troppo attillati, le scarpe troppo scomode. Una volta al sicuro, nascoste, Belle si dice che non doveva farlo. Ora il suo Look è guastato, tutto perché un uomo le ha fatto un complimento. “Non era un complimento”, replica Joni, “Era un insulto e una minaccia”. Arrivata a scuola, Belle dice a tutti che quell’uomo non ce l’ha fatta, non ha resistito. Lei era troppo Bella. Lui non si è potuto trattenere. Joni la avvicina: “Le tue scarpe”, le dice. “C’è un motivo se sono fatte così lo sai. Con quelle scarpe è impossibile camminare, o correre. Tu pensi che servano a renderti Bellissima. Ma in realtà servono a renderti debole”.
Perché in realtà è così. Perché in realtà il corpo conforme serve a renderti debole, inerme, manipolabile. Ecco perché mangiare diventa impossibile, perché se non conto le calorie non sarò mai magra. Se sei magra sei debole. Ecco perché un pomeriggio di shopping diventa una tortura, perché se non dimagrisco i vestiti non mi staranno mai. Se segui ciecamente la moda sei debole. Ecco perché un trucco sbavato diventa una crisi, perché se vedono i miei brufoli… Se sei mascherata sei debole. Ecco perché le scarpe diventano scomode, perché fanno male le scarpe col tacco ma mi fanno le gambe slanciate. Se soffri sei debole. E NON è una libera scelta. Se non hai un corpo conforme ti vengono negati l’amore, l’affetto, l’apprezzamento.

Questa costante ricerca di perfezione è utile quindi solo a farci sentire “small”, “piccole”. Perché una donna che si crede piccola non è più una donna: è un burattino nelle mani della società. Ed è per questo che “Saresti così bella” è così divinamente chirurgico, nel suo dissezionare le nostre paure inutili e infondate. Holly Bourne chiede ad alta voce una società di donne grandi, grosse, imponenti. Che si sentano e che si vedano per quello che sono, non per la maschera che si mettono addosso. Che non abbiano paura delle paure che la società infila loro addosso come tanti vestitini. Che imparino a stracciare queste paranoie, scoprendo che dietro a tutto questo c’è un bel tavolino rotondo pieno di uomini, che hanno deciso che tanto le donne è meglio tenerle distratte. E’ meglio tenerle buone, carine, sorridenti. E’ meglio tenerle deboli.
Wiki<3


