AFK

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Un mondo fuori dai videogiochi è possibile!

AFK, della scrittrice Alice Keller, è un libro che narra di un ragazzino, Gio, che non riesce a smettere di utilizzare i videogiochi. Gioca notte e giorno senza mai lavarsi né parlare con i genitori che ormai si sono rassegnati. Il ragazzo ha anche una sorella di 18 anni che nasconde un segreto che non può raccontare e che porterà Gio in un mondo fuori dai videogiochi.

Questo libro per me è molto intrigante perché ti porta man mano a scoprire il segreto della sorella e a pensare alla realtà dei ragazzi di oggi che passano tanto tempo con i videogiochi. E’ interessante anche vedere come un ragazzo possa essere legato alla sorella a tal punto da uscire dal mondo nel suo computer e accompagnarla in questo viaggio.

Un altro aspetto molto apprezzabile è che per la scrittura è stato utilizzato un Font EasyReading, cioè adatto anche a chi è dislessico: in questo modo la lettura è aperta a tutti!

Articolo di Marty05
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

Una voce dal lago

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Le parole sono più potenti di qualsiasi altra cosa.
Fanno sorridere, sognare, bisbigliare ma, come nel caso della protagonista, sanno anche innescare una rivoluzione personale.

Attraverso le parole di Jennifer Donnelly ho attraversato molte storie e racconti, ascoltato voci di donne che semplicemente cercavano di vivere la propria vita.

Una voce dal lago mi ha davvero emozionata, cullandomi pagina dopo pagina in una realtà in cui non sempre è facile identificarsi, ma non per questo meno cruda e vera.

Mattie si sente oppressa, ma sa anche che quell’oppressione è la normalità per ogni donna americana del 1906. Campi da arare, mucche da mungere e pasti a cui pensare; questa è la sua vita, ma lei non sa ancora di avere un talento più grande: raccontare storie, ascoltare voci, scrivere di vite.

Non sarà facile, spesso tutto sembrerà ostacolarla, ma alla fine ogni tassello tornerà al suo posto. Mattie troverà la sua strada, oltre che per se stessa, anche per tutte le ingiustizie, le violenze, le differenze, gli schiaffi e gli insulti che le persone considerate diverse ricevono. Mattie ce la farà e sceglierà per tutte quelle volte che qualcuno non ha avuto la possibilità di scegliere.

Articolo di Lullaby 
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

Cécile. Il futuro è per tutti

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Una storia tremendamente vera narrata con la dolcezza e l’innocenza di un bambino.

In un piccolo paesino della Francia, nella minuscola scuola elementare Louis-Guilloux, prende vita una storia che tanto insignificante non è.

Marie-Aude Murail, in Cécile. Il futuro è per tutti, con la sua scrittura unica e delicata ma sempre vera, ci narra di Cécile, una giovane maestra che ha appena iniziato a insegnare. Mette tutto il cuore in quello che fa, ci tiene che tutti i suoi studenti riescano a leggere e a scrivere, ma sembra che qualcuno non voglia permetterlo. Entrano in gioco – che poi tanto gioco non è – i dodici fratelli Baoulé, uno più scalmanato dell’altro, ma che grazie al loro numero permettono alla scuola di non chiudere.

Un libro leggero e piacevole, che però sotto nasconde la vera Storia; una storia di migrazione, di profughi, di integrazione e razzismo. La penna della Murail non è smelensa, racconta i fatti semplicemente come sono davvero, perché a volte è bello farsi raccontare dei problemi con quel pizzico di romanticismo e dolcezza che li rendono risolvibili.

È un libro che ti dà la speranza di sognare, di trovare una soluzione, perché chi ci crede davvero, anche se magari poi non ce la farà, sicuramente combatterà per arrivare al suo obiettivo.

Articolo di Lullaby
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo

In cammino, A un passo con le stelle, con la scrittrice Daniela Palumbo

Festival e dintorni

Lettura e intervista dei ragazzi di Leggere Ribelle

(articolo a cura di Valentina Ganassin, fotografie di Stefano Santini)
Incontro Palumbo sfocato
Sedici giorni, tredici lettere, dieci pellegrini, un cammino. Sono questi gli ingredienti che rendono A un passo dalle stelle, di Daniela Palumbo, un libro di amicizia, di famiglia, di cambiamento e di rinascita.

“Questo libro mi ha fatto sentire in viaggio. Mi sembrava di camminare insieme a Giorgia. Il viaggio è descritto in maniera molto realistica, mi sono sentito parte di esso, per questo mi ha preso molto, mi ha arricchito” ha raccontato Alessandro durante uno dei nostri incontri di Leggere Ribelle. “Mi è entrato talmente tanto che non lo rileggerei più, l’ho interiorizzato completamente”

Nel nostro incontro dedicato alla scrittrice Daniela Palumbo e al suo libro, i lettori ribelli hanno dibattuto, commentato, raccontato cos’hanno provato durante la lettura, cosa è rimasto dentro dopo aver girato l’ultima pagina, cosa loro avrebbero cambiato per non dover mai uscire dalla magia di A un passo dalle stelle. I nostri lettori ribelli sono rimasti affascinati da Giorgia, Viola, Matteo, Giacomo e Gus, tanto che si sono sentiti coinvolti nel cammino a fianco dei pellegrini della storia.  Tutti i ragazzi hanno trovato la scrittura molto scorrevole, piacevole e adatta a una lettura giovanile; inoltre, Anna L. in particolare, ha apprezzato come la scrittrice sia riuscita a riportare il punto di vista di tutti i ragazzi protagonisti del romanzo, la coralità della storia. Laura, poi, ha raccontato la sua scena preferita: “La scena migliore è quando Matteo regala la rosa bianca a Giorgia. Mi è piaciuta tanto perché nel libro non viene presentata come scena principale, ma è una scena lì nell’angolo. Qui si vede come Giorgia stia cambiando, il cammino la trasforma”.

La discussione poi si è spostata sul filo trainante del libro: Alessio e le sue lettere. Le lettere che Giorgia trova nei libri hanno fatto innamorare i nostri lettori ribelli, anche se il finale ha spezzato qualche cuore.

“È bella la cosa delle parole di Alessio. Però lui mi è piaciuto di più mentre leggevo le sue lettere, perché potevo immaginarlo come volevo” ha detto Sofia Si., così come la pensa Marta S.: “All’inizio avevo immaginato Alessio come un ragazzo grande e forte, ma andando avanti con la lettura delle lettere ho capito che era diverso da come credevo io, questo mi è dispiaciuto un po’”. Anche Sofia St. è della stessa opinione: “Alla fine, Giorgia e Alessio si incontrano anche se non credo avrebbero dovuto. Mi sarebbe piaciuto che l’identità di Alessio fosse rimasta segreta; ma in fondo il ragazzo ha avuto una vita difficile, è più maturo della sua età, per questo tendiamo a idealizzarlo come personaggio”. Infine Valentina racconta ciò che secondo lei è il fulcro della storia, distogliendosi dalla discussione sul finale: “A un passo dalle stelle è un libro introspettivo che fa riflettere. Così come il cammino per Giorgia e i ragazzi, le lettere di Alessio sono in realtà più per sé stesso che per gli altri, un modo per redimersi e rinascere”. Anna M. ha aggiunto: “Le lettere mandavano avanti la mia lettura e, anche se scoprire chi Alessio fosse e come fosse fatto, ha spezzato un po’ la magia, ho capito una cosa: la storia si incentrava di più sui giovani pellegrini che in quel momento camminavano, tutti con un bagaglio di problemi che si alleggeriva ad ogni passo del cammino. Questo percorso ha portato i viaggiatori a capire quali sono le cose veramente importanti.” Vorrei quindi concludere la discussione dei ragazzi con ciò che ha condiviso Giulia, una frase potente che riassume tutto il significato del libro: “Probabilmente quando si è attirati dal cammino è perché in quel momento è quello che ci serve”.

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Durante l’incontro i lettori ribelli hanno poi telefonato a Daniela Palumbo per salutarla e farle delle domande in diretta sulla storia e la scrittrice ha risposto con entusiasmo. Di seguito le risposte che Daniela ha dato alle domande dei lettori ribelli.

Perché ha scelto di narrare di un cammino? E perché proprio quello della Francigena?
Ho iniziato a camminare 5 anni fa, e con cammino intendo quelli strutturati con zaino in spalla che durano giorni. Mi sembrò subito un’esperienza da condividere. Camminare ti mette in contatto con la parte profonda, e a volte nascosta, di noi stessi. Il cammino dissotterra, come dico nel libro, rimette in gioco le cose che pensavamo dimenticate, sepolte, e le cose belle anche. È come se il silenzio a cui ci abituiamo in cammino aprisse un varco nelle zone di noi che non frequentiamo più, ma che ci fanno essere ciò che siamo, in fondo. È una esperienza intensa, che porta con sé la fatica e l’ignoto (per quanto con la tecnologia sempre meno ignoto…), ma anche l’attesa di ciò che ci aspetta a fine tappa! Quando una esperienza così totalizzante (non pensate al trekking, è altro) mi tocca corde profonde, penso sempre a scriverne: io scrivo di quello che mi interroga, o di quello che mi cambia. È venuto spontaneo condividerlo nell’unico modo che conosco. Perché la francigena? Perché quando ho voluto iniziare a scrivere storie in cammino era quella che conoscevo meglio. E lì avevo fatto gli incontri più belli.

Molte lettrici ribelli avrebbero preferito che l’identità di Alessio fosse rimasta ignota e segreta. Perché ha deciso di farli incontrare alla fine?
Non ci avevo mai pensato a farlo restare segreto! Forse i ragazzi hanno ragione, sarebbe stato bello lasciare il mistero? Onestamente, non lo so, ma questo mi fa pensare! A dire la verità, mi sentivo così coinvolta che avevo una voglia matta di raccontare Alessio! È il personaggio a cui sono più legata dentro quel libro, dopo Giacomo… però mi chiedo, perché avrebbero preferito il mistero?

I ragazzi hanno apprezzato di più la copertina arancio, quella con la ragazza con lo zaino sulle spalle che sta seduta su una recinzione, perché rispecchia di più il libro e non è incentrata solo su Giorgia, come invece lo è l’altra. Lei quale ha preferito?
Anche a me è piaciuta quella del tramonto, quella dove la ragazza è di spalle. La seconda per intenderci.

img_8170.jpgLa storia delle lettere ha appassionato molto i ragazzi. Perché ha deciso questo tipo di narrazione, attraverso le lettere?
Perché le amo moltissimo. Credo che sia un modo di comunicare che ci dà (dava?) modo di dire tanto di più di noi. La scrittura della lettera è un gesto di fiducia verso un altro. Chi scrive affida qualcosa di sé stesso all’altro, e nello stesso tempo è un modo per guardarsi dentro, come Alessio. Una lettera è come un segreto che resta fra due persone. C’è una intenzione di tradurre a un altro la nostra vita, per questo la lettera è speciale. È come se restasse per sempre fra due persone a sigillare un pezzo di strada percorsa insieme.  In questo libro c’era un doppio binario narrativo: il racconto del cammino con la comunità di viandanti, allegra, chiassosa e piena di sfumature diverse, dall’allegria alla tristezza; ma è un punto di vista corale, comunitario. E poi le lettere: personali, intime, segrete. Le lettere sono un gesto antico (come il cammino e il pellegrinaggio), attraverso cui il lettore entra in contatto personale e profondo con i pensieri di Alessio, ma anche per riflesso con quelli di Giorgia. Fra l’altro, è bene dirlo, la storia di Alessio è invenzione fino a un certo punto, ci sono associazioni che fanno percorsi di cammino con i ragazzi che sono in regime penale di messa alla prova. Dunque il cammino diventa un luogo interiore dove l’introspezione è più facile!

I ragazzi sono rimasti colpiti dal fatto che tutti i protagonisti avessero problemi più o meno gravi con i genitori, come mai ha deciso di riportare quei problemi particolari?
Beh questo non lo so, non ci ho pensato, in effetti. Ovvero, mi sono lasciata guidare da un pensiero più spontaneo, ho pensato ai personaggi, alle loro caratteristiche, e Giacomo e gli altri sono emersi in modo spontaneo. Considerate però il mio punto di vista sul cammino, forse è questo il nodo. Per me è “dissotterrante” come detto, e guarda caso alcuni dei personaggi (non tutti però, Giacomo e Matteo ad esempio!) traggono beneficio dal dissotterrare le loro emozioni. Io che sono una che ha sotterrato e nascosto le emozioni per molto tempo; so com’è bello farle emergere, regalarle a un amico, farle diventare specchio di un’amicizia. E quando fanno male, so com’è sano condividerle con chi sa comprendere e ascoltare. Non è un atteggiamento che ritrovo solo con chi è adolescente, tanti adulti non hanno imparato a convivere emozioni e sentimenti che non riconoscono dentro di sé, e da grandi si fa ancora più fatica a far tornare i conti! Inoltre credo che la crescita personale passa attraverso dei nodi che si sciolgono (durante il cammino), in particolare i ragazzi hanno nodi da risolvere con in genitori. Ognuno ha dei problemi da scavalcare ed è come decide di scavalcarli che conta.

Sappiamo che nella vita lei è sia scrittrice che giornalista: quale dei due mestieri le piace di più? Che interazione c’è fra i due? Un lavoro aiuta e serve all’altro?
Mi piace più scrivere romanzi perché facendo la giornalista devi raccontare la cronaca. Mi sono avvicinata alla scrittura di narrativa proprio per sentirmi libera. Nel romanzo non devi veicolare informazioni, notizie, cronaca. Sicuramente sono professioni che interagiscono. Il mio lavoro di giornalista mi fa incontrare persone e storie che spesso incontro, anche inconsapevolmente, dentro i romanzi. Alessio per esempio ha fatto capolino dentro una notizia di un’associazione che ho raccontato nel giornale… Il romanzo però è un’altra cosa dal giornalismo. In quest’ultimo racconti mettendoti in piedi su un tavolo, vedi le cose dall’alto. Racconti quello che sembra la realtà. Non ti chiedi molto, sei in alto e scrivi ciò che vedi. Sei coinvolto, certo, ma non accade a te. Quando scrivi un romanzo, tu sei in mezzo. Diventi ogni personaggio, positivo e negativo, protagonista o minore, con loro cambi voce e passo, ma sei ciò che scrivi, non ti senti mai un osservatore, come in un pezzo per il giornale: nel romanzo che scrivi sei sempre il protagonista, e l’incantesimo accade per ogni personaggio. La sensazione è di essere tu stesso la storia che scrivi.

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Ringraziamo Daniela Palumbo per i suoi romanzi e per essere stata con noi!

Valentina Ganassin

parziale tondo

Bunker Diary

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Fin da piccoli ci hanno sempre insegnato a credere nelle storie a lieto fine, distogliendoci così dal duro impatto con la realtà dei fatti.

Nella vita reale, però, non sempre le cose vanno come ci si aspetta ed è proprio Linus, in Bunker Diary di Kevin Brooks, a farne testimonianza: un adolescente di strada rapito e lasciato in un bunker dal quale forse non uscirà mai. Nel bunker ci saranno altri personaggi a condividere la quotidianità con lui, ma di chi si può veramente fidare?

La dura vita del ragazzo viene racchiusa in un diario che sarà forse l’unica testimonianza di quell’inferno terreno. Questo libro vi incuterà ansia e incertezze, vi lascerà un acido in bocca che forse non è consigliabile ai deboli di pancia, vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima pagina per scoprire l’oscura sorte di Linus e dei suoi compagni di viaggio. Ce la faranno oppure no?

L’unico modo che avete per scoprirlo è quello di buttarvi a capofitto in una terrificante e realistica lettura che cambierà completamente la vostra definizione di finale e di giustizia.

Articolo di Book Raider
(A cura di _Valeredazione)

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Raccontami di un giorno perfetto

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Raccontami di un giorno perfetto di Jennifer Niven è un libro che mi ha attirato dalla prima volta che l’ho visto.

La copertina non è molto vistosa, ma secondo me rispecchia perfettamente l’atmosfera cupa del romanzo.

La scrittura è molto incalzante, infatti ho finito il libro in soli due giorni. Quello che mi spingeva ad andare avanti non erano i momenti ricchi di tensione o i colpi di scena, ma semplicemente le vicende dei due protagonisti, Theodore e Violet. Nonostante questo ritmo incalzante, l’autrice lascia spazio anche alle riflessioni dei suoi personaggi.

Un’altra cosa che mi è piaciuta di questo romanzo, infatti, è che la scrittrice Jennifer Niven descrive efficacemente le emozioni dei due ragazzi, specialmente di Theodore, servendosi di espressioni e parole che solitamente non avevo mai visto associate a sentimenti o a emozioni.

Forse l’elemento che mi è piaciuto di più di questo libro è stato proprio il suo protagonista, Theodore Finch. E’ stato il personaggio che mi ha affascinato di più con le sue abitudini bizzarre, a tratti un po’ inquietanti. L’autrice ci lascia conoscere il suo mondo interiore, la dinamica dei suoi pensieri causa dei suoi strani comportamenti. Finalmente possiamo vedere la storia dal punto di vista di una persona considerata “strana” e diversa dagli altri.

Ma il vero potere di questo libro sta tutto nel finale; un finale che scuote il lettore e lo disorienta, trasgressivo: l’autrice ci mostra una cruda verità che molto spesso viene nascosta a noi ragazzi, quasi per paura di “turbarci”. Io trovo che questa conclusione renda tutto il libro più autentico.

Questo romanzo ti lascia con l’amaro in bocca, ma soprattutto ti offre molti spunti di riflessione: un vero libro ribelle !

Articolo di Zag
(A cura di _Valeredazione)

parziale tondo