La bestia dentro

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
La paura è un’emozione che tutti proviamo.

Di per sé, è un sentimento positivo poiché ci protegge da possibili fonti di pericolo, ma cosa succederebbe se venisse portata allo stremo, se si iniziasse a temere ogni singola cosa, persino le persone? 
È ciò che succede a Elliot, il protagonista de La bestia dentro, il nuovo romanzo di Kevin Brooks, edito EDT Giralangolo. 

Una perdita insolita e prematura ha generato in Elliot una presenza, una vera e propria bestia che si configura come la paura più grande, la paura della paura stessa. Negli anni ha capito come controllarla, ma arriva per lui il momento di affrontarla in campo aperto, senza l’aiuto di niente e nessuno. Per la prima volta è da solo a lottare, spinto dall’esigenza di salvare le persone che ama maggiormente.

Per quanto le vicende si svolgano in un’ambientazione esterna, la vera anima del libro è il viaggio interiore del protagonista; infatti per quanto il romanzo possa essere definito un thriller, presenta una profonda analisi psicologica che porta i lettori a confrontarsi con le loro parti più buie, il lato oscuro presente in ognuno di noi e l’ambiguità della morte. La storia di Elliot si intreccia con quella del cugino Gordon, anche lui alla ricerca di se stesso o comunque di un’altra parte di sé. Le pagine sono dominate da un’atmosfera cupa e fredda già suggerita perfettamente dai toni della copertina. La scrittura scorrevole e fluida trascina con frenesia in una lettura vorace che tiene il lettore sulle spine fino all’ultima parola.

Riuscirà Elliot a domare le sue angosce? 

Articolo di Soff
A cura di _Valeredazione
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Gli sbagliati del Dubai di Daniela Palumbo

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Recensione a tre voci: Valentina, Anna ed Elisa

Spesso si considera che i ragazzi non pensino ad altro che a divertirsi; insomma alla loro, alla nostra, età non si hanno problemi, o almeno così la società spesso ci rappresenta: sfaticati che trovano ogni scusa buona per lamentarsi. Ma “gli 8 del Dubai” direi proprio che hanno deciso di abbattere, di distruggere e disintegrare questo pregiudizio; il loro dolore, la loro rabbia, la loro voglia di urlare sono trasudati da queste pagine, entrati nell’inchiostro, tracciando la netta frattura che si delinea nel cuore del lettore. (Valentina – 18 anni)

Tutto ha inizio in un centro commerciale, primo luogo di ritrovo che viene in mente a dei ragazzi per la fuga perfetta da scuola, ma che sarà solo il punto di partenza per una giornata che li segnerà più di quello che credevano. Da compagni ad amici. Perché alla fine è questo che diventano: una manciata di ragazzi che decide di balzare scuola, ognuno con un segreto diverso, ognuno impegnato a nascondere un dolore, si vede diventare in poco tempo un gruppo. Per loro è qualcosa che non si può spiegare a parole ma che li fa sentire bene; sulla spiaggia di un posto qualsiasi si crea un legame fatte di scoperte, risate, lacrime. (Anna – 17 anni)

Ma chi sono questi Sbagliati? Otto anime in cerca di ristoro, di un posto in cui sentirsi a casa, un gruppo in cui sentirsi famiglia. Forse la trovano, forse no, ma certamente l’avventura che vivono colmerà un poco quel vuoto che li attanaglia. Ognuno con l’aiuto dell’altro riesce a richiudere, magari anche solo di poco, quel suo buco nero che ha risucchiato energie e felicità. (Valentina)

Gli sbagliati del Dubai parla di sopravvivenza, di rinascita. Tutto può cambiare, e se a farlo non è ciò che succede intorno a noi può esserlo invece il nostro modo di vederlo, affrontarlo, condividerlo con chi ci sta attorno. (Anna)

In quest’ultimo romanzo di Palumbo, si parla di amicizia, di avventura ma anche di dolore, un dolore che prende varie sfaccettature ma che può attaccare ognuno di noi. (Valentina)

Forse una degli aspetti che ho apprezzato di più è stato notare come i ragazzi si parlavano l’un l’altro: all’inizio timorosi e divisi, pieni di pregiudizi detti senza pensarci, e in realtà vuoti di quelle parole che volevano uscire davvero. Pian piano ognuno di loro ha fatto capolino, prima una confessione timida, poi un racconto al buio; narrare le loro storie è stato come alleggerirsi di un peso, condividerlo, avvicinarsi un po’ di più a quelle nuvole disegnate da Monique. È solo grazie a questo viaggio che vengono fuori quelle debolezze e paure che sembravano inesistenti da fuori. È solo con il buio che ognuno di loro capisce quanto in realtà voglia rimanere attaccato alla vita. Come Maya è “riparatrice” per sua mamma questo gruppo si sorregge a vicenda, incerto, uno più traballante dell’altro ma proprio per questo unito. (Anna)

Devo essere sincera, parlare di questo libro non è stato facile, sono stata molto combattuta sulla direzione in cui avrebbe peso la bilancia: se da un lato abbiamo un romanzo travolgente, emozionante ma anche duro; dall’altra la superficialità con cui sono stati trattati determinati temi è sconcertante. Certo, dalle parole si è compreso il dolore, la sofferenza e in tutta onestà ho apprezzato come il tema della droga e dell’overdose sia stato trattato in un romanzo YA; allo stesso tempo, però, ho notato la voglia in qualche modo di fare troppo. Mettere tutta questa carne al fuoco, senza spiegazioni, senza conclusioni, beh non ha fatto altro che bruciare e con essa sono bruciate anche un po’ le mie aspettative sul libro. Come spesso succede nei romanzi per ragazzi, gli autori sentono il bisogno di alzare le aspettative per scrollarsi di dosso l’ombra della loro categoria di lettori, e spesso ciò porta al voler mettere troppe “tematiche pesanti” senza però dare le adeguate spiegazioni. Questa è l’unica pecca di un libro che a mio parere dovrebbe comunque essere letto: poco meno di 200 pagine e si può percorrere un viaggio nel tortuoso cuore di un adolescente, o anzi in quello di otto, scoprendo forse aspetti anche di noi stessi, che non ci saremmo mai aspettati. (Valentina)

Lo stile veloce e lineare accompagna questa avventura, parole che vogliono essere lette tutte d’un fiato come per loro è stata quella giornata; i dialoghi forse sono meno realistici, a mio parere appesantiti da espressioni come “amo” e “tesoro”. Ho notato sicuramente un rimando con A un passo dalle stelle: la ricerca di sé stessi e di una propria identità in un mondo che ti fa sentire sbagliato, un viaggio con persone “sconosciute” che alla fine non lo sono più. È un libro che consiglierei principalmente alla fascia delle medie, leggero e continuo. (Anna)

Gli sbagliati del Dubai è un libro forte ma molto bello, che tocca i problemi principali che i ragazzi e le ragazze più sfortunati si trovano a dover affrontare. Le sensazioni dei personaggi, la loro storia e il loro modo di essere trapelano dalle parole che essi dicono. Mi è piaciuto molto anche la sensazione di avventura che si percepiva leggendo questo libro. Tutti quanti loro sono rinchiusi nel loro guscio, troppo feriti dalla crudeltà del mondo per fidarsi dei loro amici. Consiglierei questo libro a qualcuno che ha bisogno di sfogarsi su una situazione pesante, per fargli capire che non è il solo o la sola a dover affrontare questi problemi. Siamo tutti umani, tutti facciamo errori, tutti incontriamo sofferenze che riusciamo a superare soprattutto grazie alla nostra forza e al sostegno di chi ci vuole bene. (Elisa – 13 anni)

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Cris

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Cris è il nuovo romanzo di Manuela Salvi, edito Fandango. L’autrice torna ad affrontare alcuni temi tabù che la nostra società continua a voler nascondere nonostante siano parte integrante della natura umana. 

Lorenzo sembra avere una vita perfetta, quella che tutti desiderano ma di cui i più ne ignorano i lati oscuri. Sempre schiavo della volontà della madre, privato del potere decisionale sia nelle scelte più banali che nelle più importanti, il ragazzo decide di fuggire alla ricerca della libertà. Si accorge ben presto di aver vissuto fino a quel momento in funzione degli altri, cercando di rispettare le loro aspettative e facendo ciò che ci si aspettava da lui. Per molto tempo ha vissuto passivamente, ha soppresso e rinchiuso in un angolo nascosto della sua anima ogni sua opinione, ogni suo reale sentimento.

Piano piano, però, questi si sono accresciuti e, unendosi alla rabbia e all’odio, sono esplosi espandendosi in tutto il suo corpo dandogli la forza di lottare per la libertà. La libertà di poter decidere per se stesso e per la sua vita, senza doversi confrontare con nessuno e senza dover motivare le sue scelte. Per un attimo si trova finalmente da solo contro il mondo, non è facile, ma assapora la felicità. Costretto a qualsiasi condizione per sopravvivere, si apre per lui una nuova fase della sua vita, una rinascita simboleggiata dal cambio di nome che innalza una barriera tra il vecchio Lorenzo e il nuovo Cris.

L’avventura lo porterà alla conoscenza di sé e di persone speciali che gli faranno capire che non esiste solo la famiglia propriamente detta, i cui membri sono legati da vincoli di sangue. 

Quella dell’autrice è una sfida vinta in partenza contro il politicamente corretto. La scrittura briosa e audace affronta temi caldi con naturalezza, senza mai cadere nel volgare o nell’offensivo. Essa scava nell’interiorità dei personaggi stimolando profonde riflessioni. La narrazione scorre veloce all’inseguimento della libertà tanto ambita dal protagonista e in fondo da tutti noi. Altamente espressive, le frasi parlano direttamente al cuore del lettore facendogli assaporare il gusto della libertà e di conseguenza della vera felicità, monito a non rinunciare mai ai propri desideri.

Articolo di Soff
A cura di _Valeredazione
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Festivaletteratura 2021: here we go again!

Senza categoria

Potevamo noi lettori ribelli mancare al Festival della Letteratura di Mantova questo 2021? Certo che no! Nonostante l’anno passato ci abbia posto di fronte a numerose difficoltà, Leggere Ribelle è ritornato anche quest’anno, ancora più entusiasta di vivere il Festival in presenza.

Il festival è stato luogo d’incontro, da una parte, di grandissimi lettori e, dall’altra, di brillanti autori e autrici (anche internazionali).

Difatti, al primo incontro a cui abbiamo partecipato, abbiamo avuto il piacere di incontrare nuovamente l’autrice Benedetta Bonfiglioli, dopo Mare di Libri, e anche la spettacolare Marie-Aude Murail, le quali hanno risposto alle numerose domande da parte del pubblico, che si è detto molto soddisfatto delle esaurienti e profonde risposte ricevute.

L’evento ha inoltre riguardato l’antologia Read-On e i libri inseriti all’interno della stessa; è seguito poi un commento di Anna Mutinelli, in rappresentanza del gruppo, riguardo la nostra contentezza per la varietà di generi letterari che si possono trovare nell’antologia.

Al secondo incontro a cui abbiamo partecipato abbiamo incontrato la scrittrice irlandese Louise O’Neill. In quest’appuntamento, condotto da Alice Torreggiani, abbiamo discusso dei suoi tre libri pubblicati in Italia: “Solo per sempre tua”, “Il silenzio dell’acqua” (Perché lo consiglieresti a un amico?) e “Te la sei cercata” (Il lettore politicamente scorretto). 

Attraverso le domande di Alice, O’Neill ci ha presentato i suoi libri, raccontandoci eventi della sua vita che l’hanno portata a scriverli e della tematica della fan fiction. Quest’anno O’Neill è stata una delle protagoniste del progetto Read On, con il suo romanzo “Solo per sempre tua”

Sono seguite le domande del pubblico, che ci hanno portato a ragionare su alcuni temi inerenti ai suoi libri, tra cui la difficile interpretazione del concetto normalità di oggi e di altre tematiche, che spesso, per paura o per vergogna, non si affrontano.

All’evento è seguito il firma copie dei libri degli autori incontrati, al quale noi lettori abbiamo partecipato, guadagnandoci anche una foto con Louise O’Neill.

Accaldati ma felici, noi lettori ribelli abbiamo fatto ritorno a casa, pienamente soddisfatti di questa giornata, ripensando ai momenti trascorsi e felici di aver potuto partecipare tutti insieme, ma soprattutto in presenza, al Festival della letteratura 2021.

Articolo di Sery e Iddy
A cura di _Valeredazione
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Caldo

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Breve ma intenso, coinvolgente e travolgente, diretto e scottante.

Il primo romanzo dell’autore Victor Jestin, Caldo, edito e/o, racconta di Léonard, ragazzo in vacanza in campeggio con la famiglia, costretto a stare a stretto contatto coi suoi coetanei dai quali si sente così diverso per passioni e interessi. Una notte però è sufficiente a cambiare tutto, è il punto di rottura che trasforma la sua tranquilla vacanza in un continuo logorarsi dal senso di colpa.

Il protagonista rimpiange di non aver fatto nulla e allo stesso tempo di aver fatto tutto e decide di non raccontare nulla a nessuno, ma ciò che è accaduto è troppo grave. Non può condividere con nessuno la sua sofferenza che man mano lo schiaccia sempre più. L’atmosfera che si respira al campeggio, isola felice completamente sconnessa dal mondo esterno, circondata da un mare di tragedia e problemi che non arrivano mai a toccarla e violarla, non lo aiuta. Quella falsa e apparente felicità che vige tra le famiglie porta lui, e non solo, all’esasperazione. Ogni sensazione è amplificata dal caldo esagerato che rende difficile qualsiasi cosa.

L’autore utilizza un linguaggio semplice ma molto forte e diretto, senza giri di parole. Le frasi colpiscono una dietro l’altra, sempre più duramente in un crescendo d’angoscia. La scrittura scorrevole tiene il lettore incollato alle pagine, curioso di sapere le prossime azioni di Léonard e come tutto andrà a finire.  Le emozioni provate dal protagonista sono reali e tangibili e permettono al lettore di immedesimarsi sin da subito in lui per accompagnarlo nella vicenda. L’incipit sconvolgente preannuncia la lettura di un romanzo intenso che, come l’estate di Léonard, sarà difficile da dimenticare.

Articolo di Soff
A cura di _Valeredazione
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StepSister

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
In una storia di invidia e rimpianti, in un incrocio tra fantasy e fiaba, le due famose sorellastre di Cenerentola diventano personaggi a tutto tondo, ridotte però, dal mondo, a ciò che sono da sempre e a ciò che non potranno mai essere.

La loro storia, infatti, ricalcando la conosciutissima fiaba, sembra sia già stata scritta per loro. Non possedendo la bellezza risplendente della sorellastra Ella, vengono offuscate fino a provare un odio profondo per quest’ultima perché “talvolta è più facile dire che si odia ciò che non si può avere piuttosto che ammettere quanto fortemente lo si desidera”.

Dopo l’atto estremo di mozzarsi le dita dei piedi per entrare nella famosa scarpetta di cristallo, le sorelle si trovano a dover fare i conti con le loro azioni e, odiate da tutti, a ritrovare se stesse.

“Una bella ragazza deve piacere al mondo, ma una brutta? È libera di piacere soltanto a se stessa”.

Nella lotta tra il destino inalterabile e la forza di cambiarlo, impersonificati dalle Moire e dal marchese De la Chance, Isabelle avrà la possibilità di ritrovare i pezzetti del suo cuore e far avverare un suo desiderio.

Personalmente ho adorato la scrittura di Donnelly, cruda in alcuni momenti e delicata in altri, ricca di metafore articolate e chicche così cariche di significato da dover essere appuntate su un block notes per non perderne la profondità scorrendo le pagine. Ha riscattato due figure viste da tutti, pure da noi lettori, in maniera negativa, permettendoci di apprezzarle in tutte le sfaccettature del loro carattere.

Una pecca, a parer mio, sta nel fatto che, forse in maniera volontaria, è riuscita a provocare nel lettore la stessa confusione di Isabelle davanti alle sue più profonde volontà in quanto pure io non riuscivo a capire fin dove arrivasse l’influenza della madre, che lei cercava di contrastare, e dove invece fossero sue convinzioni, sottolineando così le sue incoerenze.

In definitiva, StepSister di Jennifer Donnelly è un continuo spunto di riflessione trasmettendo il messaggio che la bellezza non si ferma all’estetica, ma si trova invece nella forza interiore e nella nostra consapevolezza di possederla.

Articolo di Meri_nga
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(A cura di _Valeredazione)

Buon compleanno, Leggere Ribelle!

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

E adesso parlami di te
Di quando balli da sola
Di quando torni da scuola
E ti rifugi in una stanza
Adesso taglia la distanza
Tra questo monitor e i nostri occhi
Lascia che ti tocchi
Una carezza sui capelli
Su questi tuoi anni belli
Questa giovinezza
Che è stessa una poesia
Non ti serve la mia
Parlami di te
Dei libri che hai letto
e di quello che hai detto
quando volevi farti capire
Voglio sapere
Voglio arrivarti al centro
Perché quello che hai dentro
Oggi mi ha incantato
Parlami di te
Mare dolce e salato
Di questo pomeriggio nuovo
In cui ti cerco, ti trovo

Roberta Lipparini

Questa è la poesia che Roberta ci ha lasciato alla fine del magico incontro che il gruppo Leggere Ribelle ha tenuto in occasione del suo compleanno! Un incontro pieno di emozioni, parole, rime e sensazioni che hanno riempito le menti dei giovani lettori.

E’ così Leggere Ribelle ha festeggiato il suo terzo compleanno. Nel marzo di tre anni fa nasceva, infatti, il nostro piccolo ma energico movimento di giovani lettori ribelli. Mese dopo mese, incontro dopo incontro, festival dopo festival Leggere Ribelle è cresciuto ed è maturato e ancora oggi continua a leggere e parlare di storie.

Originalità, ribellione, vite fuori dal comune: questi sono gli ingredienti che i lettori ribelli cercano e trovano nei loro libri. Oggi, i membri di Leggere Ribelle vogliono lasciarvi un assaggio di questi libri, più precisamente quelli che maggiormente li legano al gruppo, che sono rimasti nei loro cuori e nelle loro menti.

Eccoli!

Soff → Una voce dal lago, di Jennifer Donnelly

Sery → Skellig, di David Almond

Meri_nga → Cercando Juno, di Gary D. Schmidt

Lullaby → L’albero delle bugie, di Frances Hardinge

Jo → Bianco, di Laura Bonalumi

Real → Cercando l’onda, di Christopher Vick

Annie → Qualcuno con cui correre, di David Grossman

JulieJane → Una voce dal lago, di Jennifer Donnelly

Serenabook → Quello che non sai di me, di Meg Wolitzer

Federos → Berlin. La saga, di Fabio Geda e Marco Magnone

Buon compleanno, Leggere Ribelle!
(A cura di _Valeredazione)

Leggere Ribelle incontra Laura Bonalumi

Festival e dintorni, Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

Fuori dalla chiesa, la peggiore bufera di neve che si ricordi.
Dentro la chiesa, sette persone rifugiate e isolate dal mondo.
Una ragazza, una donna, due bambini, un uomo, un prete, un ladro. Tutti hanno perso qualcosa di molto prezioso. Ma nessuno ha perso la speranza di uscire da lì, salvarsi e tornare nel mondo esterno.
Mentre fuori la nevicata non accenna a diminuire, dentro i viveri scarseggiano e ogni decisione può fare la differenza tra sopravvivere e morire.

Inizia così Bianco, romanzo distopico della scrittrice italiana Laura Bonalumi, e credo non ci sia modo migliore per riassumere la tragica ma potente storia raccontata nel libro.

I giovani ragazzi del gruppo Leggere Ribelle hanno avuto l’onore di incontrare, online, la scrittrice milanese. Dopo aver letto il libro Bianco, i ragazzi hanno raccolto moltissime impegnative, pensate, ponderate domande che hanno poi posto all’autrice. Questa ha risposto con considerazioni profonde ed equilibrate, ma sempre un po’ ribelli, caratteristica fondamentale per il nostro gruppo. Ma ora lascio la parola direttamente ai giovani ribelli e alla scrittrice, che vi riporteranno direttamente all’interno della loro appassionante conversazione.

L’incontro inizia con il nostro classico giro di saluti colorati e, dopo una piccola introduzione, si entra subito nel vivo delle domande.

SERY: Come si è sentita quando, dopo aver scritto Bianco, il mondo ha subito un cambiamento simile a quello raccontato nel libro? E com’è nata, invece, l’idea di un romanzo distopico?
Quando ho iniziato a pensare a questo libro ero a Conegliano Veneto e questa storia è arrivata a me dopo un fermo della scrittura. Non sono una scrittrice diligente, ho bisogno di sentire la scrittura che spinge per cominciare a battere sui tasti del computer. A Conegliano Veneto stavo quindi osservando i ragazzi di Friday for Future che manifestavano, poi alla sera in albergo in tv davano il film The day after tomorrow, che parla di una glaciazione della terra. Ho collegato le due cose. Sono molto attenta ai segni, alle coincidenze. Lì è nata l’idea di abbinare la mia preoccupazione per la nostra terra e la mia passione per la neve.
Quando comincio a pensare a una storia vedo in giro segni che parlano di quell’argomento e mi convinco che la storia è giusta. Bianco non l’ho scritto durante la pandemia, ma prima. Forse è stato un allarme nella mia testa che mi faceva pensare che qualcosa sarebbe successo, la mia grande preoccupazione per la Terra si faceva sentire. Ho pensato Magari ora qualcuno starà a sentire la nostra Madre Terra, che come sapete dà tanto ma toglie altrettanto. E quando toglie, lo fa in maniera esorbitante.

SOFF: Con questo libro vuole dare un messaggio di avvertimento o di speranza? Alla fine, i protagonisti incontrano altre persone, ma non ci sono evidenti segni che la neve si possa sciogliere presto.
Non c’è un happy ending, è vero. Le storie che scrivo hanno tendenzialmente un finale aperto perché il lettore può decidere se continuare la storia, e come continuarla, in base a ciò che ha provato leggendola. Per questo lascio sempre un finale un po’ sospeso. C’è sempre la speranza, ovviamente. Anche se mi accorgo di trattare di temi pesanti cerco di lasciare sempre la speranza perché è ciò che ci fa muovere. Voi giovani siete la speranza. Io, infatti, ho chiuso questo libro porgendovi le mie scuse, perché noi che siamo più adulti dobbiamo ammettere di non aver mai pensato alla Terra, ma abbiamo cercato solo di produrre profitto illudendoci che questo profitto fosse benessere. Questo libro non è proprio un avvertimento, ma una luce in più su questo problema che ci riguarda davvero tutti.

WIKI: Perché, in tutti gli altri suoi romanzi, la neve mostra il suo “lato buono” e in Bianco c’è invece una neve che uccide, una neve fredda, più maligna?
Come ho detto prima, Madre Natura può diventare matrigna: terremoti, uragani, quando Madre Natura alza la voce.  C’è un doppio lato della natura, una doppia faccia: è l’unico modo che essa ha per farsi sentire, affinché noi prestiamo attenzione a ciò che le stiamo facendo. Quindi sì, anche la mia amata neve può trasformarsi, per ricordarci quando ci stiamo comportando male.

REAL: Nel romanzo la protagonista evidenzia spesso il fatto che si sente come se la natura l’avesse tradita. Questo rapporto con la natura che significato ha per lei?
È il mio rapporto con la natura: l’amore e la paura che io nutro verso Madre Terra. Da una parte mi spaventa, ma penso che sia proprio la voce della natura che ci comunica che qualcosa non va, che ci stiamo facendo male. Tutti questi eventi naturali catastrofici vogliono richiamare la nostra attenzione. Vi sarete accorti anche voi che durante il lockdown i cieli erano diversi, a Venezia si vedevano i fondali, i cerbiatti scendevano a valle. La natura ci ha mostrato come si potrebbe vivere, come potrebbe essere. Il sentimento di tradimento, però, non lo provo verso la natura, ma verso noi stessi, che non l’abbiamo curata e ve l’abbiamo lasciata ferita.

MERI_NGA: Nelle prime pagine, durante una conversazione tra la protagonista e Davide, lei parla di come, davanti alla mancanza delle cose più grandi, la presenza di quelle minori non ha valore. Durante tutto il racconto, però, viene messo in evidenza il fatto che ciò che prima era considerato futile acquista, in un contesto in cui manca il necessario, una grande importanza. Quale crede sia il pensiero più emergente nel libro, così come nella nostra vita?
È una bellissima osservazione: il valore delle piccole cose. Ho sempre cercato di gioire per le piccole cose: guardare un film, mangiare la pizza, andare a trovare la zia o il compagno. Durante questo lockdown, che è simile a quello avuto dai protagonisti, mi sono accorta di come le piccole cose tornassero importanti: una partita a carte, fare i puzzle insieme. Durante la pandemia non ho scritto nulla e ho letto pochissimo, ma mi sono dedicata a cose che non faccio normalmente. Ritrovare il piccolo negozio sotto casa, che magari ti era sfuggito per la fretta di fare la spesa. Ricordarsi, parlarsi, dirsi come si sta, come si vive questo momento. La velocità ti fa perdere il panorama, il nostro viver così veloce ti fa perdere il valore delle cose. Rallentare, osservare, sono momenti fondamentali che mi piacerebbe tornassero. Cerco sempre di raccontare di questo. Quando si va veloci i particolari sfuggono. Le persone invece le si riconoscono dalle piccole cose. Voi siete un piccolo gruppo, voi siete un gruppo prezioso.

FEDEROS: Ho notato che il carattere di Isabella è descritto in modo molto preciso, soprattutto il suo rapporto con la religione. Ha preso spunto da persone che conosce per inventare il personaggio?
I personaggi li descrivo poco fisicamente, ma più caratterialmente, come hai giustamente notato. Poi, però, i personaggi me li creo fisicamente nella mente o cercando immagini. Per Isabella pensavo alla Katniss di Hunger Games con questa lunga treccia, la sua decisione e una volontà di ferro. Mi tengo queste immagini e poi ci abbino delle caratteristiche di persone che conosco, vari tratti di personalità. Mi concentro molto sul carattere, identifico i personaggi a livello caratteriale: la debolezza di Miriam, la forza di Davide… Ognuno ha una definizione propria del suo carattere.

SERENABOOK: La morte, in questo libro, viene quasi consacrata mentre di solito è un argomento di cui è difficile parlare, come mai questa scelta?
Io parlo spesso di morte, perché purtroppo nelle nostre vite sarà capitato a tutti di dover salutare qualcuno. Ho cercato di parlare del fatto della morte per far parlare tra di loro i protagonisti, affinché raccontassero il dolore quando si ritrovano a perdere qualcuno. La tragedia della neve, il gesto di Don Pietro, il tentativo di Miriam di far addormentare i gemellini. Ho parlato della morte cercando di darle il giusto valore perché è parte delle nostre vite, una situazione con cui dobbiamo convivere. Ne parlo affinché, quando capita a qualcuno di noi, si trovi il coraggio di parlarne. Quando provo dolore e lo tengo tutto per me, questo diventa molto forte. Se provo invece a condividere questo dolore… Se riesco a raccontare a te il mio dolore e tu mi stai ascoltando è come se il mio dolore diventasse un po’ più piccolo perché tu te ne stai facendo carico e di conseguenza mi stai aiutando. E’ vero, la morte è una parte molto negativa della nostra vita, ma è una parte della nostra vita molto presente.

REAL: Nel libro tratta temi difficili come quello del lutto, secondo lei è giusto parlare con i giovani di tutte le emozioni, anche quelle più negative?
Sì, penso proprio di sì. Credo che con voi ragazzi si possa e si debba parlare di tutto, con i dovuti modi e mezzi. Ovviamente e soprattutto perché voi giovani siete più bravi a gestire alcune situazioni. La vostra purezza e visione della vita non condizionata è più propensa a trovare soluzioni, ragioni e metodi di comprensione. Due anni fa ho perso la mia migliore amica, proprio mentre ricevevo un premio per un libro che parlava della perdita di un amico. In quel momento ne ho parlato con i ragazzi che erano con me e parlarne con loro mi ha aiutato, mi ha fatto sentire meglio. Parlare di tutto con voi nel modo giusto, senza forzare o provocare reazioni incandescenti, è indispensabile. Dobbiamo parlare di queste cose nel modo che meritano. 

WIKI: Mi ha colpito molto il fatto che Miriam, a un certo punto, pensasse di avvelenare Anna e Luca, e mi sono chiesta se ha pensato molto o poco a come creare questa disperazione che divora da dentro e che non lascia pace.
Tracciare il canovaccio di una storia è un’esperienza molto personale, che cambia man mano che si scrive. Sono i personaggi stessi che ti portano verso determinate strade: per esempio, il tentativo di Miriam inizialmente non lo avevo pensato, ma poi ho capito che dovevo mostrare in qualche modo quella disperazione e quel dolore enorme e inqualificabile che lei non riusciva a raccontare e che io non riuscivo a raccontare con le parole. Ho deciso quindi di farle compiere questo gesto estremo per raccontare il suo dolore. La disperazione che ti fa mettere in atto dei gesti estremi.

VIC: Nel libro tutti hanno perso qualcuno. Tutti però trovano qualcun altro di cui prendersi cura. Sembra un romanzo anche sul prendersi cura, di sé stessi e degli altri. Giusto?
È giusto dire che questo è un libro sul prendersi cura di altri. Come quando si racconta del proprio dolore, è una condivisione e una cura reciproca. Quando racconti a qualcuno il tuo dolore, te ne liberi. Allo stesso tempo prendersi cura di un’altra persona è prendersi cura di se stessi, un modo per volersi bene. Capire il dolore degli altri ti fa capire di non esser l’unico in una situazione di sofferenza, ti rende consapevole di essere sullo stesso piano.

SOFF: Perché ha deciso di inserire una specie di storia d’amore tra due protagonisti?
Io sono una di quelle che critica sempre gli editori e gli insegnanti che non consigliano libri d’amore. Penso che oltre a tutti i temi importantissimi che vengono citati sempre nei libri per ragazzi (bullismo, abuso, violenza), c’è la tendenza a mettere l’amore in un angolino. Le insegnanti dicono Ma non c’è nel programma e io rispondo Ma l’amore entra nella programmazione delle nostre vite. Se noi non sappiamo gestire il sentimento, la nostra vita sarà un po’ più arida. L’amore è il motore del mondo e delle nostre vite. L’amore condizionerà nel bene o nel male le nostre vite sempre, non solo ai giovani ma a tutti, a qualsiasi età. L’amore è ciò che muove la nostra energia. La speranza nel libro è data dal raggio di sole o dal cane che arriva col messaggio, ma anche dall’amore che ancora brucia dentro i personaggi. Raccontate i vostri sentimenti, perché sono un dono.

SERENABOOK: Ogni personaggio racconta, anche nel suo piccolo, quelle che sono le tappe della propria vita e come ha affrontato questo cambiamento. Fa parte della costruzione dei personaggi o le è venuto naturalmente finché scriveva?
Fa parte della costruzione dei personaggi. Per raccontare e creare la vita di un personaggio, io devo raccontare le sue passioni, chi era prima del grande disastro. Per questo ognuno, in qualche modo, racconta all’altro quali sono i passati sogni e desideri. I personaggi sono in una situazione drammatica di emergenza e il loro comportamento è diverso rispetto a quello che potrebbe essere in una situazione tranquilla di banale quotidianità. Quando Giovanni arriva, Isabella prova ostilità nei suoi confronti, all’inizio c’è paura a raccontarsi ma ci si può prendere cura degli altri solo se loro riescono a raccontarti di se stessi e si aprono con te.

REAL: Mi ha colpito il rapporto di Isabella con la religione: il suo sperare pur sentendosi tradita da Dio.
Questo è un tema che ho voluto affrontare, perché anche nelle scuole la religione ormai è insegnata come catechismo. Ma la religione dovrebbe essere insegnata come studio su come la stessa abbia regalato gioie e speranza, ma anche dolore e difficoltà. I dubbi che la fede ti pone sono fondamentali, altrimenti non sarebbe fede. Se non credi nel mio Dio, credi nell’uomo, ma in qualcosa bisogna credere. Nella scienza, in un dio, nella natura. Un appiglio al quale mi aggrappo quando l’acqua sale e che mi tiene a galla. Isabella si pone delle domande e le chiede a Don Pietro: perché succedono queste cose? Pietro non vuole giustificare, ma cerca di trovare delle risposte che potrebbero arrivare dalla sua fede. Bisognerebbe chiedere ai ragazzi In cosa credete? È importante riconoscere qual è quell’appiglio di ognuno.

WIKI: Per me, ha un significato particolare anche la morte di Pietro e le convinzioni di Isa sul fatto che se Dio esistesse li aiuterebbe, ma non lo ha fatto. Ci spiega un po’ più approfonditamente questa visione della religione? È la sua o solo quella del suo personaggio?
È un po’ una mia visione. Quando un autore scrive non deve entrare ad agire sui sentimenti dei personaggi, ma io volevo che Isabella arrivasse a raccontare questo punto di vista particolare: si deve credere in qualcosa. Isabella arriva all’esasperazione del: il tuo Dio dove sta ora? Pietro gli risponde che in qualcosa si dovrebbe credere. Io credo meno nella chiesa, ma credo in Dio. Ognuno ha una fede per qualcosa, non necessariamente per una religione. Ho una visione molto libera, ognuno di noi crede in quello che vuole, e ho provato a far raccontare a Isabella che, nel rispetto del credo di ognuno di noi, io devo trovare il mio.

MERI_NGA: Isabella crede che non possa esistere un Dio che ama ma che lascia causare tanto male. Lei cosa ne pensa?
La posizione di Isabella è la posizione carica di certezza che avete voi ragazzi a quest’età: tutto è bianco o nero. È la sintesi di alcuni modi che avete di arrivare a concludere certi argomenti. Isabella incarna quindi la vostra opinione, dall’altra parte Pietro tenta di spiegare cos’è la fede: chi crede, trasforma quello che di negativo gli succede in qualcosa che insegna. La religione è credere in qualcosa che è molto più grande di noi, che ci può aiutare, e che, nonostante possa apparire talvolta crudele, ha sempre un insegnamento dietro di sé. Chi ha fede percepisce il male come fosse insegnamento di questa fede. I ragazzi hanno questa forza di credere di scelte assolute, o è bene o è male. Invece no, c’è sempre una spiegazione per qualsiasi cosa. Avere fede in qualcosa è un gesto importante.

JO: Il finale è aperto all’immaginazione del lettore, nessuna certezza su ciò che accadrà alla famiglia bloccata dalla frana, nessuna certezza su ciò che accadrà ai personaggi principali, nessuna parola FINE, come è solito trovare nell’ultima pagina di un libro. Come mai questa scelta? Ci sono probabilità di una possibile parte 2?
Dirò all’editore che bisognerà scrivere il seguito! Il finale aperto è una scelta per lasciare il lettore a pensare ancora per un po’. Chiudere una storia mi sembrerebbe un po’ pretenzioso e presuntuoso. Io, autore, ti ho accompagnato in questo cammino, ma non voglio chiudertelo. Sarai tu, lettore, a decidere se chiuderlo o meno, se il ghiaccio si scioglierà e arriverà il sole. Il lettore diventa il protagonista e sceglie di continuare, modificare o chiudere il finale. Questa è la magia dei libri.

JO: Perché questo titolo? Credo che il titolo dovrebbe spiegare meglio il succo della storia.
I titoli vengono solitamente scelti dagli editori. Il titolo che avevo scelto era Nascosti tra le righe, ma me l’hanno bocciato subito. Però, in fondo, loro stanno all’interno perché fuori tutto è bianco e questo bianco li forza a raccontare, a convivere, ad aiutarsi. Tutto accade per il bianco. All’inizio era Nel bianco, ma io ho deciso di togliere il Nel per renderlo più pulito.
Jo aggiunge: avrei preferito Nascosti tra le righe, è più misterioso ma riassume tutta la storia.

COPERTINA: Si parla infine anche della copertina, che piace ed entusiasma tutti, ma anche qui c’è un’opinione ribelle da parte di Serenabook: Secondo me non le rende giustizia.
Inizialmente la pensavo anche io un po’ così. La copertina la sceglie l’editore e quando l’ho vista (io ho fatto un istituto d’arte, e ho lavorato in questo campo, amo disegnare, quindi sono sempre un po’ critica per le copertine), ho chiesto all’editore la motivazione di questa scelta pulita e minimal. La sua risposta è molto logica: il libro non ha una fascia di età ben stabilita, può essere letto anche da ragazzi più grandi, e una copertina illustrata e troppo colorata, come avrei voluto, avrebbe finito per confondersi con gli altri libri. Ho scoperto che questa copertina piace molto.

L’incontro finisce lasciando tutti emozionati e profondamente colpiti. Al termine, i ragazzi ci raccontano, in poche ma importanti parole, cosa si portano via da questa chiacchierata.

Federos: mi ha colpito il fatto che uno scrittore ci mette il cuore, una parte di sé nello scrivere un libro.
Real: la natura può dare ma può anche togliere.
Sery: dopo aver letto bianco non ho pensato ad altro nei giorni successivi. La mia parola è emozioni.
Serenabook: quando non c’è più nulla, bisogna trovare qualcosa a cui aggrapparsi.
Soff: la mia parola è punti di vista perché quest’incontro mi ha aperto a tante chiavi di lettura del libro.
Lullaby: voglia di godere dei piccoli momenti e apprezzare le cose che abbiamo.
Meri_nga: voglia di riflettere per i tanti stimoli soprattutto per quanto riguarda il rispetto per la terra, che non diventi come nel libro.
Marty05: passione e bianco.
Vic: speranza di poter tornare presto alla normalità.
Wiki: i libri non sono di chi li scrive ma di chi li legge.
Valentina: calore e freddo.
Paola: l’incontro mi ha lasciato queste parole domande di senso.
Giuliana: l’amore entra nella programmazione delle nostre vite.

Grazie a tutti, ripenserò molto a tutto ciò che mi avete chiesto e penserò al fatto che anche stasera ho imparato tanto!
Con questa riflessione Laura Bonalumi ci saluta chiudendo l’incontro e noi di Leggere Ribelle la ringraziamo per la sua storia, le sue parole e la sua energia vitale e positiva!

Valentina Ganassin