Tanto di cappello. Questa è l’unica cosa che direi a Holly Bourne dopo essere sbucata dall’altra parte di “Io esisto”.
La miglior caratteristica di questa autrice è indubbiamente la sua freschezza rigenerante: può scrivere una storia sul femminismo senza rielaborare il solito “Racconto dell’ancella”, può scrivere una storia sul bullismo senza ricadere nella snervante favola moralistica del “Sii te stessa e lascia stare quello che pensano gli altri”. I personaggi di Bourne sono personaggi VERI, le loro emozioni sono emozioni VERE, le loro complessità e le loro domande sono ciò che li fa VERI.
La trama di questo romanzo è di per sé abbastanza semplice: Paige Vickers ha cercato per tutta la sua vita di restare invisibile. A scuola nessuno conosce il suo nome, a casa resta sempre in secondo piano: il suo obiettivo primario è assomigliare sempre di più alla tappezzeria delle pareti. La sua individualità viene quotidianamente annullata. A scuola, una cricca di bulli e bulle infesta come un parassita i corridoi; mentre a casa la costante presenza di un padre violento opprime Paige ogni giorno di più. La sua identità appiattita trova una valvola di sfogo solo tra le pagine: le pagine dei suoi diari, dove Paige annota tutti gli atti di bullismo che si verificano ogni giorno; ma anche le pagine dei libri della biblioteca, nei cui margini scrive sempre la frase “Io esisto”. La faccenda inizia a svilupparsi quando un giorno Paige trova scritto in penna rossa accanto ad una delle sue frasi “Ciao Io esisto. Anche io esisto”. Da quel momento in poi Penna Rossa diventerà il “personaggio illuminante” che imprimerà una svolta decisiva alla vita di Paige.
Ho apprezzato particolarmente il personaggio di Paige per la sua totale mancanza di eroismo. Non è un personaggio che si redime, che ha bisogno di un riscatto o di una vendetta. Nel corso del romanzo il suo carattere non cambia, il suo essere schiva e la sua paura non cambiano. Cambia il suo modo di vedersi e questo cambia le sue azioni. Ma lei non cambia. Non ha mai pretese di combattere qualcosa o di fermare qualcuno. Ha solo un bisogno profondo di onestà dopo una vita di bugie. Ed è esattamente quello che impara a fare: niente di più e niente di meno che essere sé.
Anche i personaggi di Polly (la zia di Paige) e della professoressa Gordon (la bibliotecaria) sono abbastanza interessanti. Rappresentano perfettamente la parte dell’adulto “che non ha idea di cosa cavolo sta facendo”. Cosa può l’adulto contro il velenoso mondo della scuola secondaria? Sa solo minimizzare. Cosa può un adulto contro un altro adulto che non conosce? Sa solo minimizzare. Ed è esattamente quello che, pur con tutta la loro buona volontà, Polly e Gordon fanno per tutta la durata del libro. Forse l’unica pecca di questi personaggi è che sono poco caratterizzati e molto sovrapponibili: essendo entrambe delle adulte che vogliono aiutare Paige senza avere la più pallida idea di come fare, non c’è molta polarizzazione tra di loro. Gordon e Polly si confondono nella testa del lettore, diventando un’entità unica piuttosto che due personaggi distinti.
Un’ultima nota a margine prima di passare ai commenti Spoiler Alert: questo è uno dei rari casi in cui il titolo e la copertina italiani dell’opera sono migliori dell’originale. Il titolo inglese del romanzo, The Yearbook (“L’annuario”), certamente attirerà più lettori essendo un titolo estremamente vendibile, ma cancella totalmente la dimensione profondamente reale di questa storia. Guardando anche alla scelta di copertina della casa editrice inglese (Usborne), la trovo blanda e falsa a confronto con il romanzo. La copertina inglese sembra proprio suggerire l’ennesima scadente e riciclata storia sul bullismo mentre questo libro è uno dei pochi YA che conserva ancora la verità dei suoi personaggi senza cadere nella banalità. Il titolo e la copertina italiani (Camelozampa) fanno al contrario onore alla capacità di scrittura dell’autrice conservando comunque i colori accesi e vivaci dell’edizione inglese.
SPOILER ALERT (solo per chi ha già letto il libro 😉)
Mi ha dato veramente sollievo vedere come Bourne tratta la storia d’amore tra Elijah e Paige. Nell’epoca del booktok e del “solo il tuo amore può salvarmi dal mio trauma” finalmente una storia d’amore senza pretese. Io sono qui, tu sei qui, io ci tengo a te, tu ci tieni a me. Non posso salvarti ma ci sono. Non posso dirti come fare ma ci sono. Non posso dirti chi essere ma posso aiutarti a scoprirlo. Non sono il ragazzo perfetto ma ci tengo a te. Quando ho cominciato ad avere il sentore di una storia d’amore ho sinceramente tremato, pregando di non sentire un altro cliché.
Holly Bourne come sempre non mi ha delusa. Elijah non pretende mai di combattere le battaglie di Paige al posto suo e Paige non gli chiede mai di “salvarla”. Elijah e Paige sono semplicemente due adolescenti che hanno trovato il modo di condividere la vita e hanno scoperto che dividendo il peso fa tutto meno male.
Elisa per Legger Ribelle























































