Chapeau! IO ESISTO

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

Tanto di cappello. Questa è l’unica cosa che direi a Holly Bourne dopo essere sbucata dall’altra parte di “Io esisto”.

La miglior caratteristica di questa autrice è indubbiamente  la sua freschezza rigenerante: può scrivere una storia sul femminismo senza rielaborare il solito “Racconto dell’ancella”, può scrivere una storia sul bullismo senza ricadere nella snervante favola moralistica del “Sii te stessa e lascia stare quello che pensano gli altri”. I personaggi di Bourne sono personaggi VERI, le loro emozioni sono emozioni VERE, le loro complessità e le loro domande sono ciò che li fa VERI.

La trama di questo romanzo è di per sé abbastanza semplice: Paige Vickers ha cercato per tutta la sua vita di restare invisibile. A scuola nessuno conosce il suo nome, a casa resta sempre in secondo piano: il suo obiettivo primario è assomigliare sempre di più alla tappezzeria delle pareti. La sua individualità viene quotidianamente annullata. A scuola, una cricca di bulli e bulle infesta come un parassita i corridoi; mentre a casa la costante presenza di un padre violento opprime Paige ogni giorno di più. La sua identità appiattita trova una valvola di sfogo solo tra le pagine: le pagine dei suoi diari, dove Paige annota tutti gli atti di bullismo che si verificano ogni giorno; ma anche le pagine dei libri della biblioteca, nei cui margini scrive sempre la frase “Io esisto”. La faccenda inizia a svilupparsi quando un giorno Paige trova scritto in penna rossa accanto ad una delle sue frasi “Ciao Io esisto. Anche io esisto”. Da quel momento in poi Penna Rossa diventerà il “personaggio illuminante” che imprimerà una svolta decisiva alla vita di Paige.

Ho apprezzato particolarmente il personaggio di Paige per la sua totale mancanza di eroismo. Non è un personaggio che si redime, che ha bisogno di un riscatto o di una vendetta. Nel corso del romanzo il suo carattere non cambia, il suo essere schiva e la sua paura non cambiano. Cambia il suo modo di vedersi e questo cambia le sue azioni. Ma lei non cambia. Non ha mai pretese di combattere qualcosa o di fermare qualcuno. Ha solo un bisogno profondo di onestà dopo una vita di bugie. Ed è esattamente quello che impara a fare: niente di più e niente di meno che essere sé.

Anche i personaggi di Polly (la zia di Paige) e della professoressa Gordon (la bibliotecaria) sono abbastanza interessanti. Rappresentano perfettamente la parte dell’adulto “che non ha idea di cosa cavolo sta facendo”. Cosa può l’adulto contro il velenoso mondo della scuola secondaria? Sa solo minimizzare. Cosa può un adulto contro un altro adulto che non conosce? Sa solo minimizzare. Ed è esattamente quello che, pur con tutta la loro buona volontà, Polly e Gordon fanno per tutta la durata del libro. Forse l’unica pecca di questi personaggi è che sono poco caratterizzati e molto sovrapponibili: essendo entrambe delle adulte che vogliono aiutare Paige senza avere la più pallida idea di come fare, non c’è molta polarizzazione tra di loro. Gordon e Polly si confondono nella testa del lettore, diventando un’entità unica piuttosto che due personaggi distinti.

Un’ultima nota a margine prima di passare ai commenti Spoiler Alert: questo è uno dei rari casi in cui il titolo e la copertina italiani dell’opera sono migliori dell’originale. Il titolo inglese del romanzo, The Yearbook (“L’annuario”), certamente attirerà più lettori essendo un titolo estremamente vendibile, ma cancella totalmente la dimensione profondamente reale di questa storia. Guardando anche alla scelta di copertina della casa editrice inglese (Usborne), la trovo blanda e falsa a confronto con il romanzo. La copertina inglese sembra proprio suggerire l’ennesima scadente e riciclata storia sul bullismo mentre questo libro è uno dei pochi YA che conserva ancora la verità dei suoi personaggi senza cadere nella banalità. Il titolo e la copertina italiani (Camelozampa) fanno al contrario onore alla capacità di scrittura dell’autrice conservando comunque i colori accesi e vivaci dell’edizione inglese.  

SPOILER ALERT (solo per chi ha già letto il libro 😉)

Mi ha dato veramente sollievo vedere come Bourne tratta la storia d’amore tra Elijah e Paige. Nell’epoca del booktok e del “solo il tuo amore può salvarmi dal mio trauma” finalmente una storia d’amore senza pretese. Io sono qui, tu sei qui, io ci tengo a te, tu ci tieni a me. Non posso salvarti ma ci sono. Non posso dirti come fare ma ci sono. Non posso dirti chi essere ma posso aiutarti a scoprirlo. Non sono il ragazzo perfetto ma ci tengo a te. Quando ho cominciato ad avere il sentore di una storia d’amore ho sinceramente tremato, pregando di non sentire un altro cliché.

Holly Bourne come sempre non mi ha delusa. Elijah non pretende mai di combattere le battaglie di Paige al posto suo e Paige non gli chiede mai di “salvarla”. Elijah e Paige sono semplicemente due adolescenti che hanno trovato il modo di condividere la vita e hanno scoperto che dividendo il peso fa tutto meno male.

Elisa per Legger Ribelle

Curando gli altri si cura sé stessi

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

Dall’anoressia si può guarire? Questo l’interrogativo che ci pone Benedetta Bonfiglioli nel suo romanzo Incorporea. Una storia allo stesso tempo mordace, impalpabile ed equilibrata. Un libro che parla di solitudine, ossessione e cura.

Jude ama l’estate: la spiaggia affollata, il caldo opprimente, l’ombrellone logorato, i tavolini traballanti del bar… tutto d’estate appare più colorato, più vivo, più facile. L’estate porta con sé l’amicizia; perché Jenny è sempre lì. Alle feste, al bar, in piscina. Jenny e Jude che corrono cinque chilometri sulla sabbia, Jenny e Jude che fanno shopping al centro commerciale, Jenny e Jude che contano le calorie. Insieme, sempre insieme.

Poi l’estate finisce, e ritorna la monotonia: il grigio della nebbia, il colore scuro dei cappotti, la pelle pallida che riaffiora ricordando che l’estate è una bugia. E Jude torna in città. Dove è tutto sempre lo stesso, e lei però è cambiata. Non le bastano i voti mediocri a scuola, non le basta il cinquanta sulla bilancia, non le basta neanche l’affetto della mamma.

Jude allora comincia a correre la mattina. Cinque chilometri. Poi dieci, per arrivare più tardi a casa, bere il caffè nero e scappare via.

Jude comincia a tagliarsi una mela. Ventiquattro cubetti, tutti uguali. Mezza a colazione, mezza a pranzo. Mai di più.

Jude comincia a studiare, studiare, studiare. Ogni ora, ogni minuto. Sempre. Studia per non pensare a nulla.

Dentro la testa di Jude compare un pallottoliere che conta, aggiunge, sottrae, moltiplica, impazzisce. Davanti a tutti questi numeri Jude quasi perde le parole.

Il lettore è trascinato lentamente insieme a Jude in questa spirale di vuoto, ghermito dal lembo delle proprie paure. E allora quando Jude tocca il fondo lo tocchi anche tu, ma non lo sai. Perché non ti accorgi che tutto è precipitato finché ci sei dentro con lei.

La vita che non è più vita però si ripopola. L’inchiostro fa sbucare tra le pagine Casa Domani. E dentro Casa Domani ci sono il dottor P., Nani, Nausicaa, Michelle, Meri, Sara e Nico. E un suonatore di tromba della porta accanto, il primo che comprende Jude, che lenisce il suo dolore con note strazianti, allegre e sognatrici.

Piano piano il lettore comprende che no, non si può guarire. Non si guarisce mai completamente. Però si può curare. Si può curare gli altri, si può curare una pianta, un quadro, un quaderno. Ed è curando gli altri che si cura sé stessi, perché solo il confronto con l’altro apre la porta per illuminare le nostre stanze buie.

Attraverso un flusso di coscienza delicato e una storia semplice ma ben articolata, Bonfiglioli conduce per mano il lettore; che si ritrova come nel mare, con la testa sott’acqua. A volte si culla nel sentire ovattato e nei rumori della spiaggia lontani. A volte si sente mancare il respiro, sembra annegare. Ma il mare è sempre lì, come un bozzolo di sale che non si scrosta più.

Wiki<3

Holly Bourne chiede ad alta voce una società di donne grandi, grosse, imponenti.

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

“Se non sono allegra e magra, silenziosa e carina, valgo qualcosa? […] Mi sto uccidendo, ma non credo mi stia per nulla aiutando ad essere piccola”

Queste le parole di “Small” (Lauren Spencer Smith), una canzone che si potrebbe definire un lamento ai mostri che ghermiscono ormai ogni ragazza, ogni donna che sia stata sottoposta alla cultura del corpo conforme. Holly Bourne nel suo romanzo “Saresti così bella” sviscera in maniera magistrale le motivazioni che stanno dietro alla ricerca del corpo magro, del viso perfetto, dei capelli ordinati, dell’outfit alla moda.

Joni e Belle sono completamente agli antipodi: una è stata educata a rifiutare la Dottrina, un insieme di regole poste a migliorare la donna e la società; l’altra impegnata nello sforzo titanico di rimanere Bellissima e a seguire accuratamente la Dottrina, tanto farlo o non farlo è una “sua libera scelta”. Andando a scuola, Belle incrocia di sfuggita Joni. Non si parlano, non si guardano, non si salutano. Finché Belle non viene avvicinata da un uomo che le offre un passaggio in macchina. Lei rifiuta, lui insiste, scende dalla macchina, la prende per la vita. Arriva Joni. Gli tira un calcio. Le dice: “Scappa”. Belle è intontita, non sa cosa fare. Sulle prime non ascolta Joni. “Corri, scappa”, le ripete. Obbediente quella corre, scappa, e Joni con lei. Ma Belle non corre veloce: ha i jeans troppo attillati, le scarpe troppo scomode. Una volta al sicuro, nascoste, Belle si dice che non doveva farlo. Ora il suo Look è guastato, tutto perché un uomo le ha fatto un complimento. “Non era un complimento”, replica Joni, “Era un insulto e una minaccia”. Arrivata a scuola, Belle dice a tutti che quell’uomo non ce l’ha fatta, non ha resistito. Lei era troppo Bella. Lui non si è potuto trattenere. Joni la avvicina: “Le tue scarpe”, le dice. “C’è un motivo se sono fatte così lo sai. Con quelle scarpe è impossibile camminare, o correre. Tu pensi che servano a renderti Bellissima. Ma in realtà servono a renderti debole”.

Perché in realtà è così. Perché in realtà il corpo conforme serve a renderti debole, inerme, manipolabile. Ecco perché mangiare diventa impossibile, perché se non conto le calorie non sarò mai magra. Se sei magra sei debole. Ecco perché un pomeriggio di shopping diventa una tortura, perché se non dimagrisco i vestiti non mi staranno mai. Se segui ciecamente la moda sei debole. Ecco perché un trucco sbavato diventa una crisi, perché se vedono i miei brufoli… Se sei mascherata sei debole. Ecco perché le scarpe diventano scomode, perché fanno male le scarpe col tacco ma mi fanno le gambe slanciate. Se soffri sei debole. E NON è una libera scelta. Se non hai un corpo conforme ti vengono negati l’amore, l’affetto, l’apprezzamento.

Questa costante ricerca di perfezione è utile quindi solo a farci sentire “small”, “piccole”. Perché una donna che si crede piccola non è più una donna: è un burattino nelle mani della società. Ed è per questo che “Saresti così bella” è così divinamente chirurgico, nel suo dissezionare le nostre paure inutili e infondate. Holly Bourne chiede ad alta voce una società di donne grandi, grosse, imponenti. Che si sentano e che si vedano per quello che sono, non per la maschera che si mettono addosso. Che non abbiano paura delle paure che la società infila loro addosso come tanti vestitini. Che imparino a stracciare queste paranoie, scoprendo che dietro a tutto questo c’è un bel tavolino rotondo pieno di uomini, che hanno deciso che tanto le donne è meglio tenerle distratte. E’ meglio tenerle buone, carine, sorridenti. E’ meglio tenerle deboli.

Wiki<3

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Un tè con Beatrice Masini

Festival e dintorni
Il saluto di Veronica Gasparini,
delegata alle politiche giovanili del Comune di Bussolengo
Finalista al Premio Campiello junior 2025
Beatrice Masini

Noi di Leggere Ribelle abbiamo letto Una casa fuori dal tempo e abbiamo invitato tutti i ragazzi e le ragazze che desideravano partecipare al nostro evento a unire le loro alle nostre curiosità!

Leggere Ribelle, LibriAperti Bookclub e Spazi LIBeRI

La prima sarebbe una domanda di rito: come è nata l’idea per Una casa fuori dal tempo? Ma noi non la faremo! Passiamo la parola a Alberto:
Nel romanzo emerge un forte richiamo alla leggenda di Persefone. Il libro è stato concepito fin dall’inizio attorno a questo mito, oppure l’idea di intrecciarlo alla storia è nata in un secondo momento, prendendo forma durante la scrittura?

Alberto: Pompei è un luogo intriso di memoria. Come ha dato vita al suo passato senza limitarsi ad una semplice
ricostruzione storica?

C’è un autore o un libro che ha influenzato la scrittura di questa storia?

Ioana: Spesso i luoghi nelle sue storie sembrano avere una dimensione quasi mitica o spirituale. Crede che i luoghi possano davvero essere “custodi” delle nostre storie e dei nostri segreti, o è più una suggestione letteraria?

Mia: Nel romanzo, la casa sembra incarnare un personaggio a sé stante, quasi un’entità viva che custodisce segreti e memorie. Come ha lavorato sull’idea della casa come simbolo e cosa rappresenta nel contesto della storia? Cosa, invece, significa per lei “casa”?

Il tema dello scavo archeologico può essere visto come una metafora della ricerca e della scoperta interiore?

Se dovesse descrivere il suo libro in tre parole, quali userebbe?
Cosa le piacerebbe che rimanesse al lettore una volta terminato il romanzo?

Se potesse dare un consiglio ai giovani lettori che si avvicinano a Una stanza fuori dal tempo, quale sarebbe?

Gaia (Spazi LIBeRI): Nella nostra esperienza con gruppi di lettura per adolescenti abbiamo incontrato anche ragazze e ragazzi abituati a leggere esclusivamente narrativa per adulti, classici, saggistica sempre per adulti, e da parte loro abbiamo riscontrato una maggiore fatica e resistenza nel confrontarsi con la narrativa YA. Volevamo chiederle come consiglia di affrontare queste situazioni, se spronarli alla lettura di libri per giovani adulti o lasciarli liberi di seguire i propri interessi, e cosa i libri per ragazzi e giovani adulti possono dare a questi lettori.

Il gruppo Leggere Ribelle, dimezzato in questo evento dall’influenza,
ringrazia a nome di tutti BEATRCE MASINI!
(Nella foto: Alberto, Alessandro, Ioana, Mia ed Elisabetta, manca Sofia, ma c’era!)
Consiglio di lettura di Beatrice Masini
Consiglio di lettura di Beatrice Masini
Consiglio di lettura di Beatrice Masini

Leggere Ribelle, dimezzato in questo evento dall’influenza, ringrazia a nome di tutti BEATRCE MASINI, i gruppi di lettura Libri Aperti BookClub della biblioteca di Sant’Ambrogio e Spazi LIBeRi delle biblioteche di Verona.

Grazie a Paolo e Daniela, i nostri bibliotecari, che ci hanno accolto e supportato!

Grazie a Stefano Santini per le bellissime foto!

Fai rumore

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?

Nove storie per osare. E’ questo il sottotitolo di Fai rumore, nuova graphic novel de Il Castoro. Ma cosa significa osare, per queste ragazze? Ragazze messe faccia a faccia con modelli da copertina, manipolazione, omofobia, bullismo e relazioni tossiche. Leggendo, quell’angoscia, quel disagio, quella solitudine mi sono penetrati nelle ossa. Le giovani donne, spesso anche senza nome, potrebbero essere ognuno di noi, quando provano a piegarci e noi rialziamo il capo, quando ci sentiamo fragili ma scegliamo di chiedere aiuto. 

Ogni racconto è caratterizzato da un proprio stile di scrittura e illustrazione, il che può mettere in confusione, ma simboleggia la diversità di queste storie, facendo comunque risaltare il filo rosso che le accomuna. Ho trovato questo particolare molto inusuale e originale. Nonostante i racconti siano molto brevi, quindi estremamente scorrevoli nella lettura, il vero punto di forza di questo libro è la sua versatilità a calarsi nelle vite di ognuno/a di noi. Anche tornare a casa da sole con il buio può diventare pericoloso e pieno di insidie. La violenza, psicologica e fisica, spesso si nasconde dietro un angolo, un volto amico, un video, una figura che dovrebbe essere un punto di riferimento e si rivela possessiva. Queste forme di violenza vanno combattute in ogni contesto, come le protagoniste provano a fare nel loro piccolo quotidiano. 

Articolo di Wiki <3
A cura di _Valeredazione
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la bestia dentro

La bestia dentro

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
La paura è un’emozione che tutti proviamo.

Di per sé, è un sentimento positivo poiché ci protegge da possibili fonti di pericolo, ma cosa succederebbe se venisse portata allo stremo, se si iniziasse a temere ogni singola cosa, persino le persone? 
È ciò che succede a Elliot, il protagonista de La bestia dentro, il nuovo romanzo di Kevin Brooks, edito EDT Giralangolo. 

Una perdita insolita e prematura ha generato in Elliot una presenza, una vera e propria bestia che si configura come la paura più grande, la paura della paura stessa. Negli anni ha capito come controllarla, ma arriva per lui il momento di affrontarla in campo aperto, senza l’aiuto di niente e nessuno. Per la prima volta è da solo a lottare, spinto dall’esigenza di salvare le persone che ama maggiormente.

Per quanto le vicende si svolgano in un’ambientazione esterna, la vera anima del libro è il viaggio interiore del protagonista; infatti per quanto il romanzo possa essere definito un thriller, presenta una profonda analisi psicologica che porta i lettori a confrontarsi con le loro parti più buie, il lato oscuro presente in ognuno di noi e l’ambiguità della morte. La storia di Elliot si intreccia con quella del cugino Gordon, anche lui alla ricerca di se stesso o comunque di un’altra parte di sé. Le pagine sono dominate da un’atmosfera cupa e fredda già suggerita perfettamente dai toni della copertina. La scrittura scorrevole e fluida trascina con frenesia in una lettura vorace che tiene il lettore sulle spine fino all’ultima parola.

Riuscirà Elliot a domare le sue angosce? 

Articolo di Soff
A cura di _Valeredazione
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Gli sbagliati del Dubai di Daniela Palumbo

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Recensione a tre voci: Valentina, Anna ed Elisa

Spesso si considera che i ragazzi non pensino ad altro che a divertirsi; insomma alla loro, alla nostra, età non si hanno problemi, o almeno così la società spesso ci rappresenta: sfaticati che trovano ogni scusa buona per lamentarsi. Ma “gli 8 del Dubai” direi proprio che hanno deciso di abbattere, di distruggere e disintegrare questo pregiudizio; il loro dolore, la loro rabbia, la loro voglia di urlare sono trasudati da queste pagine, entrati nell’inchiostro, tracciando la netta frattura che si delinea nel cuore del lettore. (Valentina – 18 anni)

Tutto ha inizio in un centro commerciale, primo luogo di ritrovo che viene in mente a dei ragazzi per la fuga perfetta da scuola, ma che sarà solo il punto di partenza per una giornata che li segnerà più di quello che credevano. Da compagni ad amici. Perché alla fine è questo che diventano: una manciata di ragazzi che decide di balzare scuola, ognuno con un segreto diverso, ognuno impegnato a nascondere un dolore, si vede diventare in poco tempo un gruppo. Per loro è qualcosa che non si può spiegare a parole ma che li fa sentire bene; sulla spiaggia di un posto qualsiasi si crea un legame fatte di scoperte, risate, lacrime. (Anna – 17 anni)

Ma chi sono questi Sbagliati? Otto anime in cerca di ristoro, di un posto in cui sentirsi a casa, un gruppo in cui sentirsi famiglia. Forse la trovano, forse no, ma certamente l’avventura che vivono colmerà un poco quel vuoto che li attanaglia. Ognuno con l’aiuto dell’altro riesce a richiudere, magari anche solo di poco, quel suo buco nero che ha risucchiato energie e felicità. (Valentina)

Gli sbagliati del Dubai parla di sopravvivenza, di rinascita. Tutto può cambiare, e se a farlo non è ciò che succede intorno a noi può esserlo invece il nostro modo di vederlo, affrontarlo, condividerlo con chi ci sta attorno. (Anna)

In quest’ultimo romanzo di Palumbo, si parla di amicizia, di avventura ma anche di dolore, un dolore che prende varie sfaccettature ma che può attaccare ognuno di noi. (Valentina)

Forse una degli aspetti che ho apprezzato di più è stato notare come i ragazzi si parlavano l’un l’altro: all’inizio timorosi e divisi, pieni di pregiudizi detti senza pensarci, e in realtà vuoti di quelle parole che volevano uscire davvero. Pian piano ognuno di loro ha fatto capolino, prima una confessione timida, poi un racconto al buio; narrare le loro storie è stato come alleggerirsi di un peso, condividerlo, avvicinarsi un po’ di più a quelle nuvole disegnate da Monique. È solo grazie a questo viaggio che vengono fuori quelle debolezze e paure che sembravano inesistenti da fuori. È solo con il buio che ognuno di loro capisce quanto in realtà voglia rimanere attaccato alla vita. Come Maya è “riparatrice” per sua mamma questo gruppo si sorregge a vicenda, incerto, uno più traballante dell’altro ma proprio per questo unito. (Anna)

Devo essere sincera, parlare di questo libro non è stato facile, sono stata molto combattuta sulla direzione in cui avrebbe peso la bilancia: se da un lato abbiamo un romanzo travolgente, emozionante ma anche duro; dall’altra la superficialità con cui sono stati trattati determinati temi è sconcertante. Certo, dalle parole si è compreso il dolore, la sofferenza e in tutta onestà ho apprezzato come il tema della droga e dell’overdose sia stato trattato in un romanzo YA; allo stesso tempo, però, ho notato la voglia in qualche modo di fare troppo. Mettere tutta questa carne al fuoco, senza spiegazioni, senza conclusioni, beh non ha fatto altro che bruciare e con essa sono bruciate anche un po’ le mie aspettative sul libro. Come spesso succede nei romanzi per ragazzi, gli autori sentono il bisogno di alzare le aspettative per scrollarsi di dosso l’ombra della loro categoria di lettori, e spesso ciò porta al voler mettere troppe “tematiche pesanti” senza però dare le adeguate spiegazioni. Questa è l’unica pecca di un libro che a mio parere dovrebbe comunque essere letto: poco meno di 200 pagine e si può percorrere un viaggio nel tortuoso cuore di un adolescente, o anzi in quello di otto, scoprendo forse aspetti anche di noi stessi, che non ci saremmo mai aspettati. (Valentina)

Lo stile veloce e lineare accompagna questa avventura, parole che vogliono essere lette tutte d’un fiato come per loro è stata quella giornata; i dialoghi forse sono meno realistici, a mio parere appesantiti da espressioni come “amo” e “tesoro”. Ho notato sicuramente un rimando con A un passo dalle stelle: la ricerca di sé stessi e di una propria identità in un mondo che ti fa sentire sbagliato, un viaggio con persone “sconosciute” che alla fine non lo sono più. È un libro che consiglierei principalmente alla fascia delle medie, leggero e continuo. (Anna)

Gli sbagliati del Dubai è un libro forte ma molto bello, che tocca i problemi principali che i ragazzi e le ragazze più sfortunati si trovano a dover affrontare. Le sensazioni dei personaggi, la loro storia e il loro modo di essere trapelano dalle parole che essi dicono. Mi è piaciuto molto anche la sensazione di avventura che si percepiva leggendo questo libro. Tutti quanti loro sono rinchiusi nel loro guscio, troppo feriti dalla crudeltà del mondo per fidarsi dei loro amici. Consiglierei questo libro a qualcuno che ha bisogno di sfogarsi su una situazione pesante, per fargli capire che non è il solo o la sola a dover affrontare questi problemi. Siamo tutti umani, tutti facciamo errori, tutti incontriamo sofferenze che riusciamo a superare soprattutto grazie alla nostra forza e al sostegno di chi ci vuole bene. (Elisa – 13 anni)

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Cris

Perché consiglieresti questo libro a un amico o a un'amica?
Cris è il nuovo romanzo di Manuela Salvi, edito Fandango. L’autrice torna ad affrontare alcuni temi tabù che la nostra società continua a voler nascondere nonostante siano parte integrante della natura umana. 

Lorenzo sembra avere una vita perfetta, quella che tutti desiderano ma di cui i più ne ignorano i lati oscuri. Sempre schiavo della volontà della madre, privato del potere decisionale sia nelle scelte più banali che nelle più importanti, il ragazzo decide di fuggire alla ricerca della libertà. Si accorge ben presto di aver vissuto fino a quel momento in funzione degli altri, cercando di rispettare le loro aspettative e facendo ciò che ci si aspettava da lui. Per molto tempo ha vissuto passivamente, ha soppresso e rinchiuso in un angolo nascosto della sua anima ogni sua opinione, ogni suo reale sentimento.

Piano piano, però, questi si sono accresciuti e, unendosi alla rabbia e all’odio, sono esplosi espandendosi in tutto il suo corpo dandogli la forza di lottare per la libertà. La libertà di poter decidere per se stesso e per la sua vita, senza doversi confrontare con nessuno e senza dover motivare le sue scelte. Per un attimo si trova finalmente da solo contro il mondo, non è facile, ma assapora la felicità. Costretto a qualsiasi condizione per sopravvivere, si apre per lui una nuova fase della sua vita, una rinascita simboleggiata dal cambio di nome che innalza una barriera tra il vecchio Lorenzo e il nuovo Cris.

L’avventura lo porterà alla conoscenza di sé e di persone speciali che gli faranno capire che non esiste solo la famiglia propriamente detta, i cui membri sono legati da vincoli di sangue. 

Quella dell’autrice è una sfida vinta in partenza contro il politicamente corretto. La scrittura briosa e audace affronta temi caldi con naturalezza, senza mai cadere nel volgare o nell’offensivo. Essa scava nell’interiorità dei personaggi stimolando profonde riflessioni. La narrazione scorre veloce all’inseguimento della libertà tanto ambita dal protagonista e in fondo da tutti noi. Altamente espressive, le frasi parlano direttamente al cuore del lettore facendogli assaporare il gusto della libertà e di conseguenza della vera felicità, monito a non rinunciare mai ai propri desideri.

Articolo di Soff
A cura di _Valeredazione
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Festivaletteratura 2021: here we go again!

Senza categoria

Potevamo noi lettori ribelli mancare al Festival della Letteratura di Mantova questo 2021? Certo che no! Nonostante l’anno passato ci abbia posto di fronte a numerose difficoltà, Leggere Ribelle è ritornato anche quest’anno, ancora più entusiasta di vivere il Festival in presenza.

Il festival è stato luogo d’incontro, da una parte, di grandissimi lettori e, dall’altra, di brillanti autori e autrici (anche internazionali).

Difatti, al primo incontro a cui abbiamo partecipato, abbiamo avuto il piacere di incontrare nuovamente l’autrice Benedetta Bonfiglioli, dopo Mare di Libri, e anche la spettacolare Marie-Aude Murail, le quali hanno risposto alle numerose domande da parte del pubblico, che si è detto molto soddisfatto delle esaurienti e profonde risposte ricevute.

L’evento ha inoltre riguardato l’antologia Read-On e i libri inseriti all’interno della stessa; è seguito poi un commento di Anna Mutinelli, in rappresentanza del gruppo, riguardo la nostra contentezza per la varietà di generi letterari che si possono trovare nell’antologia.

Al secondo incontro a cui abbiamo partecipato abbiamo incontrato la scrittrice irlandese Louise O’Neill. In quest’appuntamento, condotto da Alice Torreggiani, abbiamo discusso dei suoi tre libri pubblicati in Italia: “Solo per sempre tua”, “Il silenzio dell’acqua” (Perché lo consiglieresti a un amico?) e “Te la sei cercata” (Il lettore politicamente scorretto). 

Attraverso le domande di Alice, O’Neill ci ha presentato i suoi libri, raccontandoci eventi della sua vita che l’hanno portata a scriverli e della tematica della fan fiction. Quest’anno O’Neill è stata una delle protagoniste del progetto Read On, con il suo romanzo “Solo per sempre tua”

Sono seguite le domande del pubblico, che ci hanno portato a ragionare su alcuni temi inerenti ai suoi libri, tra cui la difficile interpretazione del concetto normalità di oggi e di altre tematiche, che spesso, per paura o per vergogna, non si affrontano.

All’evento è seguito il firma copie dei libri degli autori incontrati, al quale noi lettori abbiamo partecipato, guadagnandoci anche una foto con Louise O’Neill.

Accaldati ma felici, noi lettori ribelli abbiamo fatto ritorno a casa, pienamente soddisfatti di questa giornata, ripensando ai momenti trascorsi e felici di aver potuto partecipare tutti insieme, ma soprattutto in presenza, al Festival della letteratura 2021.

Articolo di Sery e Iddy
A cura di _Valeredazione
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